Andiamo subito al punto con il focus sulla legge francese “Loi Doubin”, la legge, come ho spiegato nella prima parte (Quando una legge fa la differenza (prima parte)) che mi ha fatto riflettere sulla effettiva possibilità di apportare miglioramenti per la consulenza e l’assistenza al settore e, di conseguenza, apportare miglioramenti anche alle stesse reti, con benefici anche per gli aderenti alle reti e non solo. La logica è stata “la nostra normativa ha aspetti positivi e negativi, ma dove è carente possiamo trovare miglioramenti in forma autonoma e possiamo, così, migliorare il nostro comportamento professionale e imprenditoriale”.

L’analisi che seguirà non sarà una analisi strettamente “accademica” e mi pongo l’obiettivo di effettuare una analisi “informale”, la più semplice possibile. Non voglio fare il confronto diretto e di tutti gli elementi con la normativa italiana, ma ritengo più utile individuare e segnalare quegli elementi che (a mio parere) “fanno la differenza”.

A questo link potete scaricare il testo della “Legge.Francese (Loi Doubin)” in francese ed in italiano. La normativa è sostanzialmente composta da una legge e da decreti attuativi.

Copyright

La prima cosa dire di questa normativa è: non è la legge sul franchising, è “di più”.

Il testo debutta disponendo che “Ogni persona (fisica o giuridica, nda) che mette a disposizione di un’altra persona (fisica o giuridica, nda) un nome commerciale, un marchio od un’insegna, esigendo da questa un accordo di esclusività o di quasi-esclusività per l’esercizio della sua attività, è tenuta, prima della firma di qualsiasi contratto concluso nell’interesse comune delle due parti, a fornire all’altra controparte un chiaro prospetto informativo che gli permette di impegnarsi in cognizione di causa”.

Quindi, questa norma è rivolta a tutti coloro che intendono svolgere, o far svolgere ad altri, una attività sotto la medesima forma di identificazione e riconoscimento. Pertanto, questa è una norma per l’esercizio di attività così dette “a rete”. Infine, chi intende farlo deve “chiaramente informare con un prospetto”…si, con un prospetto, non “a voce”.

Già con questo debutto si comprende facilmente come questa norma abbia, con una straordinaria semplicità, una ampia portata predisponendo una forma di garanzia e correttezza a beneficio del mercato e dei suoi attori.

Il cuore della Loi Doubin è questo ed è questa caratteristica che ha consentito alla normativa di essere propulsore, incentivo ed agevolazione alla creazione di reti.

Queste poche righe hanno un significato enorme in quanto sono applicabili a molte forme contrattuali che regolano il commercio a rete: consorzio, cooperativa, concessione, distribuzione, reti di vendita con intermediari, conto vendita, partenariato, licenza di marchio, franchising, ecc., ecc..

Una eccezionale portata.

 Sul contenuto del prospetto richiamato torneremo successivamente.

La norma continua, poi specificando che “Quando il versamento di una somma di denaro è richiesto anticipatamente alla firma del contratto (…) al fine di ottenere in particolare l’esclusività per una zona, le prestazioni assicurate in contropartita a questa somma sono precisate per iscritto, come anche le obbligazioni reciproche delle parti in caso di illecito”. Niente da dire, solo da apprezzare.

Passiamo alle informazioni da fornire, ricordo, per scritto con un documento specifico.

Un primo elemento (composto da altri elementi) di notevole importanza è l’obbligo di descrivere “lo stato e le prospettive di sviluppo del mercato in oggetto”. Non si tratta di una ricerca di mercato ove indicare le potenzialità di vendita o di sviluppo, ma si tratta di una utile “foto” del mercato che certamente pone il proponente ad attivarsi al fine di far comprendere al futuro aderente le condizioni nelle quali andrà ad operare.

E’ una “situazione sociale, economica e demografica” di una determinata area in un determinato momento. Si tratta di dati oggettivi: popolazione per età, numero dei disoccupati, reddito medio, reddito medio, elenco delle imprese che esercitano la stessa attività, nonché le loro vendite, ecc..

Insieme a questa informazione, oltre alla data di costituzione dell’impresa e oltre ad un massimo di 5 referenze bancarie, il franchisor deve predisporre “una particolare menzione alle fasi principali” (al massimo 5 anni) “del suo sviluppo” accompagnata da un “prospetto illustrativo con tutte le informazioni utili alla valutazione dell’esperienza professionale dell’affiliante o dei dirigenti”.

Questo pacchetto di informazioni “chiude” con l’obbligo di allegare gli ultimi due bilanci (in Italia sono 3, ma solo su richiesta del potenziale affiliato e potete immaginare tutti come può essere interpretata una tale richiesta dai franchisor).

Credo che non sia difficile comprendere la straordinaria utilità di una informazione di tal natura. Una informazione che è tra le “classiche” di quelle tradizionalmente riportate nelle parti descrittive dei business plan.

Un’ulteriore particolare caratteristica della legge francese è l’informazione che giunge dalla fotografia richiesta per illustrare la composizione/dimensione delle rete. Qui, un confronto con la normativa italiana occorre.

Su questo argomento, la nostra norma dice che il franchisor deve fornire “e) l’indicazione della variazione, anno per anno, del numero degli affiliati con relativa ubicazione negli ultimi tre anni o dalla data di inizio dell’attività dell’affiliante, qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni”. Si tratta di una visione “statica” annuale che non fornisce quelle informazioni utile a capire “che accade e che è accaduto” nella rete, non potendo, così, riflettere su cosa forse potrebbe ancora accadere.

Dalla normativa francese, al franchisor si chiede egli fornisca:

  • gli indirizzi delle imprese stabilite in Francia con le quali il soggetto proponente il contratto è legato da altri contratti della stessa natura di quello la cui conclusione è prevista: la data di conclusione o di rinnovo di questi contratti è fissata con precisione. Se la rete conta più di cinquanta affiliati, le informazioni menzionate nel comma precedente sono richieste solamente per le 50 imprese più vicine al luogo della futura affiliazione.
  • Il numero delle imprese che, essendo legate alla rete con uno dei contratti della stessa natura di quello la cui conclusione è prevista, hanno cessato di far parte della rete nel corso dell’anno precedente a quello del rilascio del documento in questione, con la precisazione se il contratto è venuto a scadenza o se è stato risolto o annullato.

Facile comprendere come si tratti di una informazione più “dinamica”, sia con una visione sul passato, ma anche in termini prospettici con indiscutibili utilità per valutare al meglio la proposta di affiliazione potendo anche comprendere anche le dinamiche che si sono intervenute nel tempo all’interno della stessa.

Vi è poi un aspetto sanzionatorio. “È prevista una pena pecuniaria a chiunque metta a disposizione di un’altra persona un nome commerciale, un marchio od un’insegna, esigendo da questa un accordo di esclusività o di quasi-esclusività per l’esercizio della sua attività, senza avergli comunicato, almeno venti giorni prima della firma del contratto, il documento informativo e la bozza di contratto menzionati”.

Il tutto chiude con un’altra disposizione specifica per i rapporti di franchising e rivolta ad informare il consumatore: “Ogni persona che vende prodotti o fornisce servizi, legata con un accordo di franchising ad un franchisor, deve informare il consumatore dell’indipendenza della sua impresa, in modo leggibile e visibile, sull’insieme dei documenti di informazione, soprattutto di natura pubblicitaria, nonché all’interno ed all’esterno del luogo di vendita”.

A regola dovrei chiudere con un giudizio, un pensiero finale. Lascio, invece, a chi legge di farsi una sua idea, una sua valutazione e una “lista” di ciò che ritiene positivo o negativo della nota “Loi Doubin”.

Quello che è certo è che in un modo o in un altro e sicuramente anche a causa di altri fattori questa legge ha contribuito a fare della Francia la nazione con il più alto numero di reti, attuabili con le varie forme contrattuali adottabili, e tutte regolamentate con la medesima norma.

Le differenze ci sono e si vedono nelle parole e nei numeri: trovate le differenze ?

Vi confesso qual’è la differenza più importante per me: questa norma, data l’applicazione a tutte le varie forme di commercio a rete esercitate sotto la medesima insegna, ha provveduto ad uno degli aspetti fondamentali dei rapporti tra soggetti, anche imprenditoriali: ha innescato la cultura dell’informazione. Qualsiasi fosse la tipologia di contratto sul quale la norma portasse i suoi effetti e che due parti stessero analizzando, c’era l’obbligo di informazione scritta con il DIP (Documento di Informazione Precontrattuale). Questo è il mio umile pensiero.

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commenti
  1. […] precontrattuale ho già avuto modo di intervenire anche con confronti con altre nazioni (“Quando una legge fa la differenza (seconda parte)” e ““NazionalFranchising”: leggere attentamente il foglietto illustrativo“. […]

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