Ho riflettuto molto prima di scrivere questo intervento. E’ palese che abbia deciso positivamente, ma non sono riuscito a immaginarmi i riflessi che questo potrà comportare, ma non me ne curo.
La decisione è conseguente all’ennesimo episodio di consulenza effettuata ad un potenziale affiliato e che ha portato alla luce elementi che mi hanno costretto ancora a rimanere “sorpreso”, anche se sarebbe il caso di non sorprendersi più di tanto, ormai.
L’episodio, inoltre, ha determinato una riflessione su quanto da tempo sta accadendo rispetto a ciò che è riportato nel titolo.
Infatti, da alcuni mesi, mi è stato detto che mi sto facendo “molti nemici” e le iniziative a sbarrare il cammino professionale e anche quello associativo sarebbero state molte. Devo dire che episodi di tal natura si stanno verificando e anche da prima che mi fosse riferito tale avviso.
Ma andiamo con ordine facendo un salto indietro nel tempo.

Copyright

Credo che un buon punto di partenza per l’approfondimento da fare, sia partire da poco più di 4 anni fa, evitando di citare (invece, lo sto facendo) alcuni interventi da relatore in specifici eventi ove illustravo un semplicissimo sistema per una analisi economico-finanziaria a visitatori di tali eventi facendomi attribuire la definizione di “professionista non gradito”, dato l’interesse manifestato dai visitatori. Quindi, da quel momento fui “professionista non più chiamato” per gli eventi degli anni successivi.
Il punto di partenza che scelgo è il 2008, quando ho portato con completezza all’interno del settore “franchising”, era la prima volta che accadeva, un progetto editoriale in comune con AZ Franchising, cioè, una dettagliata illustrazione commentata di quanto era emerso e quanto stava emergendo dai provvedimenti dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Un percorso editoriale ancora in corso
Non c’è tempo e spazio per analizzare tutta la casistica pubblicata da quell’anno, ma essenzialmente, mi sono imbattuto in:

  • pubblicizzazione di rapporti di franchising, concretizzati con proposte contrattuali completamente diverse (e anche firmate);
  • sottoscrizioni di preliminari di contratto con piena convinzione di poter disdire il tutto senza conseguenze;
  • uso improprio ed occulto del termine “franchising”;
  • contratti di franchising di poche righe e addirittura con assenza dei quegli elementi minimi imposti dalla normativa;
  • disinteresse totale alla presenza di know how pubblicizzato ma assente;
  • palese attività di “vanto” di esperienza ultradecennale da parte di franchisor formalmente costituiti da pochi anni;
  • facili guadagni senza rischi e a basso investimento;
  • prospettive di fatturato inesistente;
  • ecc..

Talvolta, ho anche portato sulle colonne di AZ Franchising anche casi da me direttamente curati (ovviamente non tutti), come quello pubblicato nel marzo 2013, ma risalente al 2010, ove ho raccontato quando una rete proponeva a miei clienti, dapprima, un “contratto di agente di commercio” per la gestione di un negozio al minuto, in centro commerciale, di vendita di abbigliamento intimo (il marchio è italianissimo e famosissimo, anche all’estero) e, dopo ovvie rimostranze, tale proposta veniva cambiata in un “contratto di mandato”. Lascio a voi lettori qualsiasi commento. I miei clienti, ovviamente, non erano stati gli unici interessati da tale proposta, ma non conosco il destino di tali interessati. Ovviamente queste mie affermazioni sono supportate da prove.
A ciò si aggiungano anche i casi più eclatanti (con rilevanza anche penale) risalenti ad anni precedenti l’introduzione della norma (Tucker il più famoso), ma anche alcune situazioni poco chiare ancora ben presenti (molti interventi nel blog le descrivono). Di queste situazioni, come ha recentemente riferito il responsabile intervenuto alla Tavola Rotonda “Professione Franchising” organizzato da IREF Italia, l’AGCM riceve moltissime segnalazioni e provvede ad avviare istruttorie per i casi che ritiene idonei.
E giungiamo all’ultimo caso di cui in apertura.
Ne faccio una descrizione molto sintetica. Premetto che anche per questo caso le prove sono inconfutabili. Si tratta di uno dei marchi più “performanti” degli ultimi anni, venuto dall’estero e considerato leader mondiale del suo settore con oltre mille punti vendita al mondo (segnalo che in questa descrizione ho tentato di sviare i sospetti da parte vostra con alcune indicazioni non esattissime). E’ un marchio che chiede anche di firmare degli “interessantissimi” preliminari la cui illustrazione sarebbe alquanto lunga, ma il testo ci potrebbe dare spunto per interventi futuri.
Bene, tra le “pieghe” contrattuali spunta la seguente clausola, insieme ad altri elementi ma questo è il più eclatante:
L’affiliato riconosce altresì di aver ricevuto tutto il materiale informativo, oltre 20 giorni prima della firma del presente contratto o prima di aver effettuato qualsiasi pagamento di denaro all’affiliante, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 4, Legge 6 maggio 2004, n.129 (…)”.
Se cercate tale riferimento temporale nella legge citata, ovviamente, non la trovate, ma per questo franchisor se la documentazione è stata consegnata 21 gg prima della firma del contratto tale norma è rispettata e del vero contenuto della norma che regolamenta tale aspetto non vi è traccia. No comment è il minimo, ma la presenza di oltre 40 affiliati aderenti alla rete in un solo anno comporta (o dovrebbe comportare) delle preoccupazioni, per i più sensibili, delle riflessioni, per i più incerti, del disinteresse palese, per i più, appunto, “disinteressati”.
Ora, possiamo dire tutto ciò che vogliamo e potete dire (su di me) tutto ciò che volete, ma una cosa è certa: questi sono dati oggettivi e potremmo, anzi dovremmo, andare a calcolare quanti affiliati sono stati interessati per ottenerne una percentuale di incidenza sul totale degli affiliati esistenti.
In uno dei miei articoli concludevo con la seguente riflessione da ritenersi applicabile a tutti i casi citati:
Al di là del contenuto della Legge n.129/04 che certamente, come detto, colma (in parte) i vuoti che il caso in questione manifesta palesemente, una riflessione dobbiamo farla: vogliamo ritenere tutti i 29 franchisees in questione (erano il numero di affiliati incrementati in un anno dalla rete interessata, nda) completamente informati sulle clausole contrattuali ? Bene, facciamolo. Ma ancora: vogliamo ritenere che tutti i 29 franchisees, pur apprendendo della presenza di elementi “ingannatori”, hanno proceduto, comunque, con cognizione di causa all’adesione ? Bene, facciamolo. Se è così, però, giunge logica una domanda: è possibile credere che ben 29 imprenditori abbiano “digerito” tale “ingannevole scorrettezza”, le modalità con cui sono stati “attratti”, le “strategie” utilizzate per “approcciare” la loro candidatura, ecc. ? Difficile, ma probabile.
Tale domanda, però, pone più importanti dubbi: è possibile credere che ben 29 (coscienti) imprenditori si siano fidati di un franchisor che li ha sostanzialmente “ingannati” ? Ricordo che si sta parlando di “pubblicità ingannevole”. Con la medesima coscienza, tali 29 imprenditori, hanno metabolizzato che se il loro franchisor lo ha fatto la prima volta potrà farlo altre ?
Non solo: è possibile credere di essere in presenza di 29 “amanti” della “superficialità accelerata” ?
Non è possibile conoscere le risposte, un dato, però, sono in grado di fornirlo: nel 2004 la catena in questione dichiara di avere 91 affiliati !!! Un dato di crescita alquanto ridotto rispetto al passato. Un “consolidamento” conseguente all’importante sviluppo di epoca passata o la cessazione di una importante e determinante pubblicità ingannevole ? In merito, libertà di pensiero”.
In altri contesti la riflessione si estendeva anche a tutti quei professionisti/consulenti che, sicuramente, erano “dietro” alla maggior parte (se non tutti) di tali imprenditori. Possibile che con un tale alto numero di imprenditori e professionisti (visti i numeri di affiliati presenti nelle reti) ci sia ancora, da una parte, questa tranquillità nel presentare documentazione non in regola e/o di presentarsi in forma ingannevole con la più assoluta tranquillità ? E dall’altra: possibile che con tale alto numero di imprenditori e di professionisti siano tutti così facilmente ingannabili ?
A tutti questi casi, a tutto quanto già descritto, che segnalo essersi verificato in totale assenza di un qualsiasi organismo che ponesse in luce tali problematiche e procedesse ad affrontare le stesse proprio per una migliore dignità del settore, aggiungerò presto (con un altro intervento) una questione strettamente legata alla durata del contratto di franchising ed alla sua pericolosità (a mio modesto parere) di come la richiede la normativa, considerando che moltissime reti non la rispettano. Quando lo esposi per la prima volta in un convegno (era il 2010), la sala gelò, ma (così mi si riferì al tempo) l’argomento sarebbe stato una “bomba”, meglio lasciar perdere e, di fatto, se ne parlò pochissimo. Inoltre, a quanto fino ad ora riportato, si aggiunga il contenuto dell’intervento “Qualità nelle reti (anche di franchising): un percorso possibile, oppure, avanti ancora con l’autoreferenzialità ?” che può considerarsi un ulteriore elemento di “caos” e “panico” nel sistema.
Ora, se da una parte tutto questo era e ritengo sia da catalogare come “occultamento involontario” (ma non so fino a quanto effettivamente involontario) di una situazione non certo di “buona immagine”, recentemente ho direttamente udito anche alcune convinte frasi (riporto le principali) ben chiare in un contesto pubblico, ma anche altre in contesti privati, che così recitavano (all’incirca):

  • Occorre prendere le distanze da concetti di ipertutela dell’affiliato che potrebbero comportare dei rischi per il sistema”;
  • Tra gli affiliati non sono così numerosi e presenti gli “sprovveduti”;
  • Indipendentemente da quanto si può dire sulla presenza del know how, il franchising in Italia ha delle eccellenze”.

Non è mio compito giudicare tali affermazioni (neanche altre che non ho riportato), anzi, le rispetto totalmente e vorrei dibatterle ogni giorno per la ricchezza che genera il confronto, purchè leale, onesto ed obiettivo, ma il passaggio o la connivenza tra “occultismo involontario” e “negazionismo doloso”, non era, non è e non sarebbe certo auspicabile, ahimé. Della logica macchiavelliana, il fine giustifica i mezzi se ne farebbe volentieri a meno.
Ecco quindi, che si comprende bene perché, così palesemente, mi è stato detto che mi sono fatto, mi sto facendo e mi farò molti nemici nel settore. Da toscanaccio la battuta mi verrebbe facile.
Bene. Non ho mai avuto, e non l’ho certo adesso, intenzione di nascondere questi aspetti, e, quindi, attendo, ovviamente.
Concludo, con questo. Io non so quanti e chi saranno i lettori di questo intervento. Se saranno franchisor o franchisee, se saranno semplicemente lettori per diletto o professionisti, e altro ancora.
Conosco molto bene, ma ritengo che siano ben note a tutti, le opinioni di molti franchisor, delle loro lamentele, della loro volontà di essere “seriamente franchisor”, della costante ricerca nel voler tenere le distanze da certi non corretti operatori, ecc., così come conosco molto bene le opinioni di molti franchisee, che spesso affrontano la loro ricerca di un franchisor serio perché, non raramente, stanno facendo una scelta di vita, stanno approcciando un lavoro autonomo…che è un lavoro, degno di rispetto, non di inganno.
Per questo, per tutto questo, per le iniziative intraprese al fine di fornire una direzione al “buon franchising” a beneficio del collettivo, per le iniziative che definirei “giuridiche” di segnalazione ai casi di “non buon franchising”, per l’invito a percorrere sentieri di “trasparenza”, per le analisi e le proposte di forme contrattuali maggiormente tutelanti o alternative al “fare franchising”, ma con le quali si può “fare rete”, per le indicazioni della pericolosità del know how nelle reti (sarebbe attività di tutela, a regola), ecc., ecc…per tutto questo, mi giungono tali avvertimenti ? Non confondiamo le attività di tutela con le attività di assistenza/difesa. Le prime sono attività preventive e le seconde, spessissimo, giungono a “problema sul tavolo”, ma non sembra essere un concetto chiaro.
Spero che imprenditori e professionisti seri siano sensibili a tutto ciò e si adoperino per non mischiarsi e per non farsi mischiare in un tale clima e a non percorrere quella che, seppur mio parere, non mi sembra essere una “buona strada” rispetto a serietà imprenditoriale, manifestata con serietà contrattuale, espressa con seria trasparenza, concretizzata con un serio rispetto verso i terzi, obiettivo e scopo di tutte le norme, ma soprattutto, principale regola del “buon nome” e della “buona immagine” che per alcuni sta funzionando da decenni, a discapito di tutti i guru della pubblicità, ingannevole o leale.

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commenti
  1. […] ← Franchising: tra occultamenti, negazioni e avvertimenti, ci sarà la “buona strada” … 26 novembre 2013 · 18:53 ↓ Salta ai commenti […]

  2. […] potendo, però, evitare di ricordare le parole richiamate nel mio altro intervento dal titolo “Franchising: tra occultamenti, negazioni e avvertimenti, ci sarà la “buona strada” ?” e che, senza esitazione, ho definito “il […]

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