Quando la “ #cultura ” è semplicemente una “qualità di cibo molto astringente” da mettere sullo scaffale

Pubblicato: 29 dicembre 2013 in Franchising e sistemi a rete
Tag:, , , , , , , , ,

Considerato che il periodo è “festivo” (fino a Epifania, quando le feste porterà via), rilassiamoci con un po’ di “cultura” che vada “oltre” al franchising ed agli altri sistemi a reti e che tratto nel mio blog, ma che stia comunque nel “nostro ambiente”, quello delle vetrine, dei grandi magazzini, dei negozi, dei sapori, delle mode, dello stile italiano, dello shopping,ecc., ecc., insomma del commercio a rete e globale.
Per questo intervento “rilassante” mi sono fatto aiutare da una persona (anonima, ma esistente, ho le prove), in quanto io non sarei in grado di fare tutta l’analisi che segue, ma, ovvio, la regola “chi non sa non azzardi, ma impari bene prima” l’avrei applicata: chi non la applica se ne prende le conseguenze.
Prendetevi del tempo e buon relax.

Copyright
Premessa
Faccio una premessa e così comprendiamo di cosa parla.
Alcuni mesi fa feci una osservazione non offensiva sul grande imprenditore Farinetti, patron di Eataly e anche (non possiamo e non dobbiamo negarlo) un po’ “bandiera politica”.
Dissi che non faceva certo onore a chi, con il proprio indiscutibile lavoro, è stato progressivamente incoronato come un “ambasciatore dell’italianità alimentare” (mia autonoma definizione) nel mondo, ma non adottava neanche una parola italiana per identificarsi con il suo marchio, logo, brand, ecc..
Mi sembrava una cosa logica. Semplicemente riflettevo a quante molte parole italiane nel dopoguerra e nel periodo del boom economico hanno rappresentato l’Italia nel mondo e ci hanno resi famosi, ci hanno fatto apprezzare in moltissimi campi, anche l’alimentare: parole italiane pronunciate nel quotidiano da semplici cittadini italiani e anche da personaggi di fama mondiale.
Pubblicai questa mia affermazione/considerazione/riflessione su tutti i socials e la freddezza a questa affermazione risuonò forte, un silenzio assordante, nessun commento al riguardo: era una irriverente affermazione sul “re”.
Non avevo offeso nessuno, ma tant’è. Un mio contatto mi disse (in privato): “dai, ma Eataly è importante per tutti, il marchio è per farlo “suonare meglio” nel mondo”. No comment fu la mia migliore scelta, coloro che con una assurdità si autoproclamano esperti sono all’ordine del giorno e pur di essere dalla parte del più forte farebbero di tutto.

Cool-tura ?

In questi giorni una mia conoscenza segnala una offesa alla cultura e questo non si fa e no, proprio non si fa, perché l’italianità è intrisa di cultura, la cultura è l’Italia, il resto non conta.
Se non si vuole essere offesi, non si offende: regola semplicissima come il concetto fisico della “azione-reazione”.
Da questi link http://www.firenze.eataly.it/index.php/category/eventi-in-primo-piano/ e http://www.firenze.eataly.it/index.php/eataly-firenze-il-rinascimento-storia/, possiamo, quindi, leggere “Eataly Firenze presenta il Rinascimento”: ecco questo è il luogo dove si è “consumato” quanto andrò a descrivere.
Già altri si erano accorti di questa “offesa alla cultura” http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/27/eataly-il-bignami-del-rinascimento-lultima-idea-per-vendere-paccheri/825951/, ma qualcuno che a Firenze ci è nato, cresciuto, ha studiato e, soprattutto, l’ha studiata, porta a fondo l’analisi (gliel’ho chiesto io).
Di cosa si tratta lo comprendiamo successivamente. Quindi, buona lettura e, rimanendo nel settore alimentare, riflettiamo se “cultori” sono semplicemente dei pezzi di glutei di bovini maschi, ma, soprattutto, riflettiamo sul fatto che se, dopo la lettura di quanto segue, la “cultura” risulti semplicemente e veramente una qualità di cibo molto astringente, allora è normale che ad un “acculturato” ufficiale (l’autore di quanto pubblicato sul sito di Eataly Firenze è professore) si possa consigliare un lassativo.

La presentazione del Rinascimento: il viaggio virtuale in una cultura virtuale.
Eataly Firenze presenta il Rinascimento” è un percorso museale inserito all’interno del punto vendita di Firenze e che si snoda in un itinerario audiovisivo diviso in 22 tappe in italiano e in inglese. Non ho visto il percorso, ma non ha importanza, sul sito si legge che “Il turista può intraprendere un cammino culturale dalle origini fino alla fine del Rinascimento attraversando luoghi, incontrando figure storiche, scoprendo aneddoti che hanno contribuito all’affermazione di uno dei più significativi periodi artistici e culturali in Italia”. Ovviamente, il turista, niente deve sapere su quanto si racconta, altrimenti, la valutazione non può che essere quella che segue.
Suddividiamo il testo in più parti e analizziamolo di volta in volta.

Testo originario (di seguito “TO”): “Si parte da Piazza Annunziata dallo Spedale degli Innocenti, l’edificio realizzato da Brunelleschi è il simbolo dell’origine dell’architettura rinascimentale e il protagonista indiscusso Cosimo de’ Medici, sovrano di Firenze ma soprattutto mercante d’arte.

Considerazioni (di seguito “CO”): Intanto il “si parte” tiene conto della storia di Firenze partendo dal Rinascimento, anche se, ovviamente, Firenze ha una storia romana e una medievale, ma partire “da Piazza Annunziata” che significa? perché ? quale valore ha ? Intanto è piazza “santissima” Annunziata, ma poi, anzi, soprattutto, la piazza della santissima Annunziata, come concezione non è rinascimentale – tipo Pienza di Rossellino per intendersi – ovvero concepita nel suo complesso come tale, edifici e spazi aperti assieme.
Nella piazza, guardando la chiesa, è possibile osservare a destra il portico dello Spedale degli Innocenti di Brunelleschi (1419-26), a sinistra il portico della Confraternita dei Servi di Maria di Sangallo e Baccio d’Agnolo (1516-25), alle spalle palazzo Grifoni di Ammannati (1557-63) (angolo via dei Servi).
Nella piazza ci sono 2 fontane seicentesche opera di Pietro Tacca e la statua equestre di Ferdinando I de Medici ultimo lavoro di Giambologna terminata nel 1608.
Dunque è una piazza “concepita” nel corso di cento anni.
Il solo portico (che non è un edificio!) realizzato da Brunelleschi, pone l’artista tra i primi protagonisti che “tradizionalmente” aprono al Rinascimento.
Non si capisce, poi, perché si parli di Cosimo I nell’ambito della Santissima Annunziata: nella piazza si trova la statua equestre del figlio di Cosimo, Ferdinando I. Quella del Granduca (non re) Cosimo I (che non era certo mercante d’arte, semmai collezionista come tanti “signori” dell’epoca!) è opera anch’essa di Giambologna (1594) ed è collocata in piazza della Signoria.

TO: “Nei primi del ’400 Firenze fu la capitale del mondo, un centro di eleganza, bellezza e cuore dell’arte mercantesca. Grandi i protagonisti del Rinascimento: uomini che hanno fatto la storia e segnato i capitoli di questo periodo: Donatello, artista e uomo del popolo, Brunelleschi e la Cupola di Santa Maria del Fiore realizzata nel 1420 grazie alla quale cambiò la visione architettonica con il modello senza armatura.

CO: Nei primi del ‘400 è proprio un errore. Si scrive “nei primi anni del Quattrocento” e senza apice prima del 4.
Vi è poi una citazione per “arte mercantesca”: qualcuno sa dire che significa?
A Firenze alla fine del secolo XIII esistevano le “arti minori e maggiori” che erano corporazioni di mercanti (la storia dei Medici nasce anche da lì). L’arte mercantesca non esiste storicamente. Esiste la scrittura mercantesca o mercantile, corrispondente a quella corsiva di tipo documentario annotata nei libri di commercio e nella corrispondenza dei mercanti fiorentini.
Adesso, della serie “l’itagliano almeno sallo”, analizziamo questa frase che manifesta una discreta confusione di forma.
Prendiamo uno stralcio della frase originaria: “Grandi i protagonisti del Rinascimento: uomini che hanno fatto la storia e segnato i capitoli di questo periodo: Donatello, artista e uomo del popolo, Brunelleschi e la Cupola di Santa Maria del Fiore realizzata nel 1420 grazie alla quale cambiò la visione architettonica con il modello senza armatura.
A parte il non consigliabile, ma neanche censurabile, uso dei due punti seguiti da due punti nella solita frase, togliendo “le rifiniture” del discorso abbiamo tra uomini e capitoli abbiamo: Donatello, Brunelleschi e la Cupola. La Cupola sarà un uomo o un capitolo?
Tornando alla sostanza storico-culturale, Donatello rappresenta uno degli artisti più significativi del Rinascimento al pari di Brunelleschi (sempre in senso storicamente “tradizionale”), ma risulta veramente strana, salvo prova contraria, la definizione di “artista e uomo del popolo”.
La cupola di Santa Maria del Fiore inizia il suo percorso (concorso di idee) nel 1367 e termina nel 1436 (anno di chiusura) concluso definitamente nel 1461 con la palla della lanterna. Cento anni racchiusi nel 1420 ? Alla faccia del riassunto.
Infine: “grazie alla quale cambiò la visione architettonica con il modello senza armatura”. Cosa sarebbe con esattezza la visione architettonica? La rivoluzione di Brunelleschi oltre quella di aver “inventato” la figura del responsabile del progetto che viene realizzato sotto la sua diretta supervisione (il futuro architetto o ingegnere, al posto del capomastro del cantiere medievale), è quella di aver concepito una cupola senza armature di sostegno, a volta doppia con intercapedine e un tamburo molto alto. Una sorta di cappellone insomma, insolito per dimensioni e tipologia. Il concetto di “visione” è parecchio distante dalla “tecnica” architettonica.

TO: “La pittura rinascimentale con i suoi artisti, Sandro Botticelli e le sue opere “La primavera” e “La Venere” , la sua musa ispiratrice Simonetta Vespucci che rappresenta la bellezza assoluta del Rinascimento fiorentino. Masaccio più rivoluzionario e realistico con l’opera “Adamo ed Eva”. Il “David” dell’artista con la “A” maiuscola, Michelangelo, che dietro di se lasciò opere di ogni genere e la ricerca della bellezza“.

CO: In primis, riferendoci alla forma, le citazioni delle opere si scrivono in corsivo e non tra virgolette, non sono regole inventate da noi comuni scrittori dilettanteschi, ma un docente universitario le dovrebbe conoscere.
Su Botticelli (1445-1510), dopo una brevissima frase assolutamente generica, viene citata la modella preferita definendola, con un azzardo di tre parole “la bellezza assoluta del Rinascimento fiorentino”: ma che vuol dire ?
Interessante il passaggio su Masaccio “più rivoluzionario e realistico” di chi? Di Botticelli? Ma se Masaccio (1401-1428) è morto prima che fosse nato Botticelli…sono altre epoche.
Infine, Michelangelo artista con l’A maiuscola “che dietro di se lasciò opere di ogni genere e la ricerca della bellezza”. Con questa frase ci viene esposto che Michelangelo ha lasciato dietro di se due cose:
1. opere di ogni genere;
2. la ricerca della bellezza.
Ma che italiano è questo?? Giudizi artistico storici fuori da ogni logica, poi!! Interessante che abbia lasciato “dietro di se la ricerca della bellezza”…

TO: “La Famiglia de’ Medici rappresentò un punto fondamentale per l’intera storia del Rinascimento soprattutto il suo maggiore esponente Lorenzo il Magnifico, durante la sua sovranità Firenze raggiunse il suo massimo splendore e scoprì personalità dal calibro di Leonardo Da Vinci, maestro della scienza e delle arti meccaniche”.

CO: Leonardo (“maestro della scienza e delle arti meccaniche”, pittore no???) non fu “scoperto” da Lorenzo il Magnifico, fu “trovato” nella cerchia del Verrocchio della qual faceva parte. Lorenzo il Magnifico era un signore illuminato e come tale protettore di molti artisti e letterati.

TO: “Altri importanti figure furono Niccolò Macchiavelli, il più grande pensatore politico e difensore dei cittadini in armi. Pico della Mirandola e il suo pensiero sulla volontà umana alla conoscenza. Piero di Cosimo, Girolamo Savonarola predicatore dall’anima ribelle, definito eretico dalla Chiesa e la dama Caterina de’ Medici con la scoperta della forchetta segno della nascita della civiltà. Fino al 1492 con la grande scoperta di Cristoforo Colombo delle Americhe“.

CO: Che Machiavelli si scriva con una “c” lo sanno (credo, a questo punto) anche i ragazzini.
La frettolosa semplificazione per Pico della Mirandola la vogliamo giustificare con la necessità di sintesi (la vera necessità di questo intervento, però, è una “buona sintesi”, la vera assente).
Piero di Cosimo dovrebbe essere il pittore: degno di questa citazione? Lo accettiamo sempre con il medesimo spirito, ma “Girolamo Savonarola, predicatore dall’animo ribelle” o che scherziamo? Formulò con la predicazione, appassionata e nutrita dalle profezie bibliche che egli applicava alla situazione presente, la tesi secondo cui la Chiesa doveva essere castigata, poi rinnovata, e che ciò era imminente e, in particolar modo nel corso della sua presenza a Firenze, ispirandosi all’Apocalisse e ai libri profetici, denunciò nella sua predicazione i vizî del suo tempo e gli abusi di un governo ritenuto tirannico…liquidiamo quest’uomo con un ”animo ribelle”…mah!
E poi, Caterina de’ Medici, la moglie del re di Francia “dama”? “Premiere dame” in salsa Carla Bruni (complimenti per lo stile di scrittura !!!)….e, poi, famosa per la scoperta della forchetta??? La “scoperta” ? A parte che, oggi come oggi, basta un Wikipedia qualsiasi (http://it.wikipedia.org/wiki/Forchetta) per avere maggiori informazioni, ma l’unica traccia di collegamento tra Caterina e la forchetta è che contribuì alla diffusione dell’uso in Francia…e questo non rientra certo in un percorso sul Rinascimento a Firenze.

TO: “tramonto di questo splendido periodo storico termina nel momento in cui Michelangelo lasciò Firenze nel 1530 e concluse la sua più grande opera “Il Giudizio Universale”.

CO: La conclusione è come un fuoco di artificio… “la più grande opera di Michelangelo Il Giudizio Universale”? Allora quanto è avvenuto nella Cappella Sistina è solo secondario…no comment.
E poi, se si mettono date non accompagnate da un “circa” (giusto per dare una chance), devono essere precise e la data in questione è il 1534 (anno nel quale Michelangelo è incaricato prima da papa Clemente VII e poi da papa Paolo III di iniziare il Giudizio Universale nella Sistina): chi fa questo di mestiere non può non essere preciso.

Conclusioni
Le conclusioni sono semplici.
Un luogo dove si mangia bene tale è, tale rimane e tale deve rimanere.
Se l’obiettivo che ci “si pone è provare a percorrere una nuova via nel sistema della distribuzione alimentare e della commercializzazione dei migliori prodotti artigianali, ispirandosi a parole chiave quali sostenibilità, responsabilità e condivisione” (testo tratto dal sito Eataly Firenze) che ci si concentri su questo che già di per se un grande progetto. E se questo se deve essere affiancato da altri aspetti legati alla città che ne permetta la diffusione commerciale, che ciò venga fatto in modo scientificamente impeccabile, magari collaborando con esperti in materia che meglio di chiunque altro possono riuscire a condensare una storia complessa, in un sintetico percorso museale virtuale.
Il vero problema dell’impostazione dell’operazione Eataly Firenze è quello della pretesa di aver voluto inserire un percorso di tipo storico artistico collaterale a quello culinario (non ci dimentichiamo che il luogo che accoglie Eataly Firenze  è quello che per anni ha accolto la Libreria Marzocco) che, così come impostato e integrato da queste iniziative, risulta essere attuato in modo un po’ cialtrone, approssimativo e anche poco informato (vi è un forte dubbio che Scurati, per quanto non storico dell’arte e dell’architettura e non fiorentino, abbia scritto questa roba indegna) ai fini di rendere “semplice” una storia complessa, che altro non è che la nostra storia, la storia d’Italia, la storia di Firenze che è certamente parte determinante dell’intera storia italiana.
Il risultato è una storia falsata, un po’ grossolana e a tratti anche grottesca che si inserisce in un contesto già ricco di momenti “critici” per un “ambasciatore dell’italianità”, come:

Perché quando si rappresenta qualcuno, quando si è ambasciatori, lo si è per tutto ciò che si fa e si dice, sia esso “positivo”, sia “negativo”, ma il negativo, incluso l’orgoglio dell’illegale come “sfida al sistema” dovrebbe essere evitato, altrimenti, i rappresentati potrebbero non gradire di esserlo.

Buon 2014 a tutti i lettori !

Annunci
commenti
  1. mauro ha detto:

    L’ho visto, a me è piaciuto. Ho riempito il carrello e sono uscito. stop.

    • Mirco Comparini ha detto:

      Visto il percorso museale ? Ok, con le sue imprecisioni.
      Visto il locale ? E’ giusto così. Quello è il core business e quello è il fulcro del progetto. Concordo che il risultato sia quello.
      A conferma, riporto la mia conclusione:
      “Un luogo dove si mangia bene tale è, tale rimane e tale deve rimanere.
      Se l’obiettivo che ci “si pone è provare a percorrere una nuova via nel sistema della distribuzione alimentare e della commercializzazione dei migliori prodotti artigianali, ispirandosi a parole chiave quali sostenibilità, responsabilità e condivisione” (testo tratto dal sito Eataly Firenze) che ci si concentri su questo che già di per se un grande progetto. E se questo se deve essere affiancato da altri aspetti legati alla città che ne permetta la diffusione commerciale, che ciò venga fatto in modo scientificamente impeccabile, magari collaborando con esperti in materia che meglio di chiunque altro possono riuscire a condensare una storia complessa, in un sintetico percorso museale virtuale”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...