Si è svolto l’evento che ho preannunciato con l’intervento dal titolo “Franchising: la legge compie 10 anni. Oltre le parole, arrivano le proposte“.

Potrei chiudere questo aggiornamento del blog invitando (e lo faccio) a visitare le seguenti pagine:

Avendo, però, direttamente contribuito sia alla formazione della prima bozza di testo consegnato nelle mani della Senatrice Elena Fissore, sia nell’organizzazione, nella gestione e nel diretto apporto convegnistico dell’evento, mi sento e sono obbligato ad integrare il contenuto delle pagine ufficiali dell’organizzazione associativa che presiedo.

Premetto che mi riservo di pubblicare presto una analisi tecnica di un argomento specifico particolarmente importante e che ho preannunciato proprio nell’intervento sopra citato dal titolo “Franchising: la legge compie 10 anni. Oltre le parole, arrivano le proposte” nel quale ho riportato la seguente frase: “Si, ho scritto molto su questa legge e sin da subito, portando alla luce (questo mi si riconosce) argomenti raramente dibattuti. Tra questi, molti sono stati “prelevati” e (anche giustamente) diffusi, altri (non giustamente) sono stati “evitati” o “ignorati” per vari motivi. Tra questi ultimi un argomento in particolare non ho mai volontariamente voluto darne trattazione sul blog, ma, dopo l’evento del 16 aprile, ne farò oggetto di apposito intervento. Prego i lettori di prendere nota. Un invito particolare per i legali, verso i quali mi metto a disposizione per approfondire quella che sarà facilmente rilevabile essere una grande lacuna della norma (nella versione attuale, speriamo non di quella futura)“.

Considerata l’impossibilità di pubblicare il testo ufficiale della bozza di proposta di riforma in quanto è ancora al vaglio degli uffici competenti del Senato individuati dalla Senatrice Fissore, cosa potrei mai aggiungere in più rispetto alla sintesi pubblicata sulla pagina ufficiale di Iref Italia e che costituisce “la caratteristica oggettiva” dell’iniziativa legislativa ? Posso aggiungere due cose:

  1. La genesi“, cioè, come nasce l’iniziativa giunta dopo la pubblicazione delle 10 proposte di AZ Franchising al Governo per la crescita del settore derivanti da una inchiesta giornalistica della testata sugli accreditamenti e sui fondi erogati da Invitalia;
  2. La caratteristica soggettiva“, cioè, le caratteristiche dei soggetti promotori e portatori dell’iniziativa.

LA GENESI

In estrema sintesi, “la genesi” può essere esposta in sei punti:

1. Falsa semplicità – La legge sul franchising è una legge con pochi articoli che danno l’impressione di una legge semplice e con soli vantaggi, mentre contiene moltissime problematiche. Analizzando le proposte si comprendono i riferimenti alle problematiche. Molte di tali problematiche sono state ampiamente trattate in questo mio blog e nei numerosi articoli a mia firma pubblicati su AZ Franchising.

2. La scarsa importanza rivolta alle altre forme di rete – Il franchising non è l’unica forma per svolgere attività di commercio a rete (reti commerciali) e sul mercato si sta manifestando e concretizzando una discriminazione di obblighi tra chi intende operare con il franchising e chi intende operare con altre forme contrattuali. Trasparenza, chiarezza e informazione seppur non in forma paritetica (viste alcune specifiche caratteristiche del franchising), quanto meno in forma similare e maggiormente omogenea tra tutte le forme di commercio organizzato indipendente a rete.

3. Gli effetti della legge nel periodo di vigenza – Tutti gli operatori sono stati molto contenti dell’arrivo della legge e sicuramente i primi tempi ha avuto l’effetto di sopire iniziative di franchisor di poca sostanza “demotivati” dalla presenza di regole molto importanti contenute nella legge stessa come:

  • la necessaria presenza di know how;
  • ed il suo trasferimento all’affiliato;
  • la necessaria sperimentazione;
  • il rischio di dolo in assenza di comportamento non trasparente, ecc., ecc..

Da alcuni anni, però, considerata anche l’assenza di sanzioni, sembra che tali regole non interessano che a pochi ed è facile incontrare operatori che propongono il loro franchising senza aver effettuato il periodo di sperimentazione o senza aver codificato il know how da trasferire (in quanto non ne sono dotati), ecc., ecc., tutte attività che richiedono opportuni e anche consistenti investimenti e che molti potenziali franchisor sono ben lungi dall’effettuare. Al riguardo, AZ Franchising fece proprio un’altra inchiesta su espositori presenti in una importante fiera nazionale del settore. Allora, i “problemi veri” possono emergere solo se un potenziale affiliato o già affiliato intraprende una iniziativa di carattere legale che, come noto, non è che sia così “a buon mercato” e, quindi, non raramente vi si rinuncia.

4. I microfoni spenti – Cosa sono i microfoni spenti ? Non ha importanza. Non sono importanti i microfoni spenti in senso tecnologico, è importante ciò che viene detto a microfoni spenti.
Chi vuol negare neghi pure, ma a microfoni spenti ciò che emerge traducendo il linguaggio del “brusìo” è la richiesta:

  • di maggiore professionalità,
  • di più tutela,
  • di maggior rispetto delle regole,
  • di condanna alla sleale concorrenza da presenza di reti che “vendono la franchise” senza investimenti e sperimentazione,
  • di critiche (giuste) alla presenza di contratti verso i quali si usa un termine positivo per mascherarne le carenze: “il nostro è un contratto semplice”, ecc., ecc..

I microfoni spenti sono devastanti. Quando si accendono, lo sono ancora di più perchè ricevono affermazioni e dichiarazioni pubbliche del tipo “tutto va bene”, “nessun problema”,”franchising è nr.1″, “franchising campione mondiale del mondo”.

5. La scarsa informazione e formazione – In un decennio si è parlato pochissimo degli importanti difetti della legge, come fosse un tabù. Soprattutto non si è parlato di rimuoverli, atteggiamente alquanto grave.
A parte la mia definizione personale e professionale di “rottamatore”, non abbiamo casi eclatanti di vivisezione della norma, anzi, abbiamo assistito solo ad una grande corsa per rivendicarne la paternità, il contributo al legislatore, la presenza in commissioni e tutto quanto possa costituire lustrino o medaglia.

6. Lo stravolgimento del contenuto del Regolamento CEE del 1988 – Nessuno ha mai evidenziato come, quale e quanto stravolgimento sia stato dato allo storico Reg.CEE del 1988, scaduto nel 1999…la legge è arrivata nel 2004.

LA CARATTERISTICA SOGGETTIVA

L’ultima caratteristica di questa iniziativa dobbiamo rilevarla nei soggetti che sono promotori della stessa e che, proprio per questo, la rendono importante perché non influenzata da “elementi atmosferici o alte o basse pressioni esterne”.
La situazione è questa:
– Da una parte ciò che è un parziale risultato dell’iniziativa composto da due elementi:

  1. una foto aerea del territorio e una perlustrazione sul terreno. Non è una foto panoramica, da cartolina, ma un rilevamento. L’interpretazione della foto è libera;
  2. l’effetto “microfoni spenti”: una serie di appelli e lamentele per una maggiore professionalità, trasparenza, serietà del settore, ma senza soggetti che si attivino pubblicamente in tal senso, che ci “mettano la faccia”, anzi, qualcuno sostiene che non ci sono particolari esigenze nel settore, che tutto va bene.

– Dall’altra parte, in questo contesto arrivano sui tavoli:

  1. una analisi, non una interpretazione, della foto e la volontà di rendere migliore il territorio (da parte dei promotori dell’iniziativa legislativa);
  2. l’accensione pubblica dei microfoni ai quali i promotori non hanno alcun timore di essere trasparenti e portare alla luce ciò che è, invece, rilevato a microfoni spenti;
  3. l’indagine di AZ Franchising su Invitalia…e sembra che non sia accaduto niente, non si rileva alcuna gravità ufficialmente dichiarata su quanto emerso;
  4. le carenze della norma sul franchising esposte in forma pubblica e senza filtri per un lungo periodo e la volontà di proteggere veramente i franchisor che hanno operato, quelli che operano e quelli che opereranno, con serietà nel rispetto della norma e della prassi. La palese volontà di rimuovere una concorrenza sleale ed il buon nome del settore.

Allora? Vogliamo affrontare l’argomento? Si, no, l’argomento è mio, tuo, di altri ?
Vogliamo bene al settore o vogliamo bene a noi stessi ?
E’ in questo contesto che si muovono e si sono mossi i soggetti che promuovono l’iniziativa e che hanno proprio tutte le caratteristiche per esserne i promotori e, soprattutto, promotori indipendenti.
In pratica il messaggio ha le stesse caratteristiche di quello lanciato da AZ Franchising nelle sue 10 proposte:

si tratta di una proposta che non apporta beneficio ai promotori, ma è a beneficio degli operatori del settore, ma tutti, non una parte.

E’ un messaggio perfettamente compatibile con le varie esigenze di tutti gli attori del mercato, del mercato stesso e delle norme che devono regolarlo.
Non interessa ? E’ un messaggio che rimarrà non ascoltato ? L’iniziativa fallirà ?
Dispiace, ma dopo tutti i soggetti promotori torneranno a fare quello che hanno sempre fatto, gli operatori a navigare nelle proprie acque e nell’ambiente naturale che preferiscono. Lla situazione potrebbe essere questa:

  • AZ Franchising è l’unico sistema multimediale italiano specializzato sul franchising e non credo possa risentirne;
  • ANCommercialisti è associazione che ben lavora per i propri associati professionisti e continuerà sicuramente a farlo;
  • Iref Italia potrebbe non avere più motivo neanche di esistere perché è nata per questi motivi: professionalità, etica, deontologia, qualità, correttezza, rispetto delle regole, tutela dei franchisor seri, tutela del settore. Non è nata per altro e chi ha vissuto la nascita lo sa bene e sa anche bene i “dietro le quinte” e cosa ha subito e cosa sta subendo Iref Italia;
  • gli associati di Iref Italia (incluso il sottoscritto) potranno tornare a fare quello che hanno egregiamente fatto in carriere decennali, ventennali, trentennali.
  • il settore rimarrà come è allo stato attuale (quindi alcun danno sarà arrecato) e ci sarà gioia e contentezza se questo è quello che vogliono gli operatori, i professionisti, le organizzazioni e gli organizzatori di fiere e manifestazioni e quando vorranno decideranno se, come, quando e con chi cambiarlo, che sia presto o tardi a qual punto non è affare dei promotori.

In alternativa a questo scenario statico, ci sono due cose semplici che necessiterebbero di essere lette in prospettiva e lungimiranza:

  • l’affiancamento a questa iniziativa che è un tavolo aperto, ma anche un tavolo selettivo perché l’obiettivo è apportare miglioramenti al settore, non altro;
  • la volontà di provare veramente a tutelare la propria serietà con fatti concreti. Ovviamente chi opera con “pessime scorciatoie” non avrà interesse a stare al fianco di tali iniziative.

Franchisor e professionisti, il cantiere è aperto, le porte sono aperte.

Ecco, questi sono i promotori e sono ben visibili. Finchè saranno visibili e disponibili ci sarà possibilità di accogliere in questo percorso soggetti che hanno le medesime intenzioni (ma solo ed esclusivamente con queste caratteristiche), diversamente tutti se ne faranno una ragione.

Lasciatemi concludere precisando che Iref Italia, che rappresento, è un‘associazione nuova, giovane, piccola, aperta e anche accogliente e che possiamo dire nasce proprio per trasmettere:

  • un nuovo messaggio;
  • nuovi valori;
  • nuove iniziative;
  • nuovi strumenti in un contesto che a microfoni spenti tutti definiscono “piatto”.

A parte le molte affermazioni imprecise su Iref Italia quale “ulteriore associazione del franchising”, Iref Italia è, invece, la prima ed unica associazione nazionale che si dedica esclusivamente alle reti di commercio indipendente e di commercio associato che esercitano la loro attività con un unico marchio/insegna. Quindi, è l’unica associazione rivolta al commercio, di beni e servizi, a rete.
Ciò significa che si tratta di un contesto associativo ove, con tali caratteristiche, possono ritrovarsi operatori che adottano il franchising, ma anche il partenariato, il licensing, la concessione, la distribuzione, i consorzi, le cooperative, ecc., ma che, operando in termini commerciali a rete, condividono molte aspetti in comune delle loro attività.
Un nuovo modo di fare associazione, un modo orizzontale e non verticale che si addice alle vere caratteristiche del franchising e del partenariato, principali forme di rete.

Da quando si è costituita ha proposto strumenti con i quali i franchisor potessero distinguersi positivamente, come la certificazione delle reti commerciali di Bureau Veritas (suggerisco la lettura di: “Qualità nelle reti (anche di franchising): un percorso possibile, oppure, avanti ancora con l’autoreferenzialità ?” e “Cos’è la “certificazione di servizio delle reti” ?“) che non è utile (in termini competitivi) solo per i franchisor ma assume anche un funzione sociale verso l’affiliato in un contesto dove una vera ed approfondita analisi eseguita con una opportuna due diligence per la selezione della rete non è e non può essere patrimonio comune e neanche capacità economica per tutti.
Iref Italia è andata semplicemnte a copiare le esperienze di chi è venti anni avanti al mercato italiano, di chi ha avuto modo di vivere situazioni che stiamo vivendo sul nostro mercato o che potremo vivere in futuro.
Non si tratta di una “fenomenologia da vanto” che viene sbandierata o di particolari capacità. I fondatori hanno copiato, come a scuola, ma non di nascosto.
Si è trattato di analizzare il passato altrui per precorrere i tempi nostri in quanto il mercato italiano è sicuramente indietro rispetto a chi ha già vissuto venti anni prima la nostra attuale esperienza e oggi tutto corre molto più veloce rispetto a come siamo stati abituati fino a qualche anno fa.
In Iref Italia c’è stata l’umiltà di chiedere agli altri (in Francia) e non di appropriarsi tacitamente e subdolamente di cose altrui.
Se tutto questo non lo si vuole fare, non ci resta che pazientare e vedere cosa accade e non rispetto ai prossimi anni, ma rispetto ai prossimi pentimenti.

Certo, come sempre e come ovvio: intanto stiamo assistendo a qualche iniziativa che vuole inserirsi autonomamente nel contesto del dibattito cercando alcuni spazi e scampoli di gloria in un’ottica egocentrica e non collettiva. Modalità, termini, atteggiamenti e approcci che, rispetto al franchising, al partenariato e a tutti i sistemi a rete, sono un ossimoro.

Penso che tutto questo sia e sarà veramente un aspetto che i titolari di reti prendono e prenderanno in seria considerazione: è già successo venti anni prima in altri mercati, perchè trascurare le esperienze altrui.

Grazie dell’attenzione.

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