padre-figlio2Nel corso di questa strana “non-estate” 2014 e nel corso di questi miei primi giorni di pausa dal lavoro, in vista ed in preparazione di uno “stacco” effettivo più prolungato, ho avuto modo di maturare la migliore consulenza da poter fornire a terzi. Una consulenza che sintetizza anche il miglior contenuto di qualsiasi master in materia di linguaggio del corpo o di tecnica di vendita o di tecnica della trattativa, così come per la selezione delle risorse umane o di selezione di una franchise.

Si, credo proprio che in quanto sto per segnalare ci sia una così alta concentrazione di straordinari consigli che, nella versione più materiale e meno nobile, possano consentire a tutti di risparmiare tempo e denaro, ma che, nella versione certamente più utile, istruttiva e formativa, possano costituire una linea di condotta da tenere in affari e nella vita privata.

Tutto questo c’entra con il “franchising, partenariato, affiliazioni & co.” ? Non ho alcun dubbio: SI !!!

Sinceramente, la “grande consulenza maturata” che sto prospettando non è frutto della mia produzione, ma è una segnalazione di un “lavoro” altrui e che risale ai tempi dove psicologi, coach di varia natura, formatori di varie tipologie, motivatori, esperti in problem solving, ecc., erano figure che non esistevano neanche e neanche ce n’era e non se ne sentiva proprio il bisogno (forse sbagliando? Può essere, ma non ne sarei così certo).

Proprio per quanto sopra (prima di riportare la parte più importante di questo intervento ci tengo a fare questa riflessione), mi sono chiesto come fosse possibile tutto ciò. Come fosse possibile concentrare in così poche ma efficaci parole ciò che oggi è frequentemente oggetto di specifici corsi (ovviamente a pagamento), ma, soprattutto, come fosse possibile sentire, oggigiorno, come esigenza impellente la partecipazione a tali corsi, esigenza così forte da essere disposti a pagare.

Non ho una risposta certa, sicura e scientificamente provata, ma credo, ovviamente (la prima cosa a cui pensare è questa), che quanto sto per illustrare sia il frutto delle esperienze dirette maturate nel corso “del vivere” tramandate negli insegnamenti padri-figli, quei padri che egregiamente provvedevano a tutto quanto necessario per la “scuola di vita”, quei padri che, in particolare, sapevano che ciò costituiva loro dovere, ma anche quella “scuola di vita” che era essa stessa “scuola”.

Ma voglio credere anche ad un aspetto meno romantico e, per certi versi, più preoccupante. Voglio credere che tutto ciò sia anche il frutto di uno specifico istinto animale-umano ben presente in epoche passate, un istinto tenuto vivo e ben attivo dall’interloquire tra persone, dal confrontarsi, dal parlare, dal controbattersi, dal vedersi reciprocamente negli occhi e nel viso, dallo scambiarsi parole, giudizi, opinioni e idee attraverso espressioni, toni di voce e gesti, dall’essere costantemente e continuamente in contatto l’uno con l’altro, dall’osservarsi anche a distanza. E allora viene automatico pensare che le tecnologie, l’uso di strumenti che limitano i contatti sopra descritti, le sempre più frequenti forme di comunicazione incomplete, fredde e piatte, la riduzione di occasioni di dibattito, incontro e anche scontro, abbiano affievolito tale istinto animale-umano, tali capacità di valutazione così da trasformarlo da “istinto naturale” a “istinto indotto e artificiale”, che non è la stessa cosa, ovviamente. Una trasformazione che ha reso e rende necessario “frequentare” corsi per sapere ciò che “i padri di altri tempi” consideravano attività naturale.

Allora, sinceramente, quando andrete a leggere questo capolavoro, dite e chiedete a voi stessi, provate a fare paragoni:

  • che differenza c’è tra il contenuto letto e un corso di primo livello sul linguaggio del corpo?
  • che differenza sostanziale c’è tra alcuni passaggi che leggerete e un provvedimento di pubblicità ingannevole?
  • c’è differenza con alcune situazioni analizzate anche in questo blog in materia di multilevelmarketing?

Beh, credo sia giunto il momento di darvi la miglior consulenza che non avete mai ricevuto e il vero consulente non sono io, ma un mito tutto italiano: Aldo Fabrizi, famoso attore e personalità essenziale, insieme ad Alberto Sordi e Anna Magnani, per quanto riguarda la rappresentazione della romanità nel cinema.
Una persona di umile famiglia (la madre gestiva un banco di frutta e verdura in Campo de’ Fiori) che a soli undici anni rimase orfano del padre Giuseppe, vetturino, morto per una polmonite fulminante contratta cadendo con cavallo e carretto in una marrana. Costretto ad abbandonare gli studi per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia, che comprendeva anche cinque sorelle – tra le quali Elena Fabrizi (1915-1993), in seguito soprannominata Sora Lella – si adattò a fare i lavori più disparati. Una persona che potrebbe valere più di un qualsiasi importante e blasonato manager o consulente professionista (come il sottoscritto).

Il grande attore, tra i molti capolavori, ci ha lasciato anche questa perla, che merita anche di essere trasferita e posta all’attenzione di coloro che chiedono consulenza e assistenza in molti settori e ciò vale anche per il franchising, si, ne sono certo.

“Mi’ padre me diceva” di Aldo Fabrizi
“Mi’ padre me diceva: fa’ attenzione
a chi chiacchiera troppo; a chi promette;
a chi, dop’èsse entrato, fa: “permette?”;
a chi aribbarta spesso l’opignone.
E a quello co la testa da cojone,
che nu’ la cambia mai; a chi scommette;
a chi le mano nu’ le strigne strette;
a quello che pìa ar volo ‘gni occasione …
… pe dì de sì e offrisse come amico;
a chi te dice sempre: “so’ d’accordo”;
a chi s’atteggia com’er più ber fico.
A chi parla e se move sottotraccia;
ma soprattutto a quello, er più balordo,
che, quanno parla, nun te guarda in faccia”.

Buone vacanze a tutti i lettori

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