“Mafia in Franchising” o “Franchising in Mafia” ? L’impresa mafiosa lavora con il franchising ? È allarme ? Fatti di cronaca richiedono un necessario approfondimento

Palermo , September 1993 - Demo against the killing of Father Puglisi - A female child in front of a banner with the writing " Silence is Mafia " Palermo , settembre 1993 - Protesta contro la mafia per l'uccisione di Padre Pugliesi - Una bambina di fronte ad uno striscione con la scritta " Il silenzio  mafia " *** Local Caption *** 00127716

Palermo, September 1993 – Demo against the killing of Father Puglisi – A female child in front of a banner with the writing “Silence is Mafia”
Palermo, settembre 1993 – Protesta contro la mafia per l’uccisione di Padre Pugliesi – Una bambina di fronte ad uno striscione con la scritta “Il silenzio  mafia” *** Local Caption *** 00127716

Resta da capire se e come l’organizzazione che rappresenta il settore, l’Assofranchising, abbia intrapreso una riflessione sul problema, se ne abbia acquisito consapevolezza o se lo stadio sia ancora quello dello ‘struzzo’, e se l’organizzazione stia lavorando a barriere protettive contro il riciclaggio di denaro sporco. Il Presidente, Graziano Fiorelli, non ha inteso rispondere alle nostre domande” (17 giugno 2011, Agostino Riitano, giornalista de “L’Indro, l’approfondimento quotidiano indipendente”, Torino)

 

Potremmo chiuderla qua, ma leggere uno stralcio di una notizia non è uguale a conoscere la notizia e prima di entrare nel “cuore” dell’argomento, è per me un piacere preparare la lettura con una preliminare fotografia della situazione che vede i due termini “protagonisti” di quanto sto per illustrare, ma li vede anche adottati ed utilizzati in altri contesti e sempre in forma “spregiativa”.

Infatti, l’accostamento dei due termini è effettuato da tempo anche con altre strutture fuorilegge o criminose. E’ ancora nella memoria di tutti come, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, ad Al Qaeda fu attribuita la definizione di “franchising del terrore”, oggi trasferita all’Isis con il “franchising del terrorismo”.

Oltre ad una palese infondatezza tecnica, si tratta anche di un accostamento improprio e, non raramente, abusato per ampliare l’“effetto giornalistico” di una qualche notizia, fino ad arrivare anche ad una abbinamento di natura politica, come, per i partiti (a fine 2014 il PD è stato definito “un partito in franchising”).

Però, mentre l’uso improprio è facilmente individuabile e mentre l’accostamento a strutture terroristiche/criminose può costituire una semplificazione giornalistica (anche se poco rispettosa) per far comprendere il concetto di “rete con standardizzazione di modalità operative, replicabilità delle stesse e logo di riconoscimento”, quello con la mafia (da intendersi estendibile a tutte le “organizzazioni criminali organizzate”), purtroppo, deve fare i conti con alcuni fatti di cronaca, recenti e meno recenti, e anche nel caso “mafia” l’accostamento è duplice:

  1. il primo accostamento ha la caratteristica di quello adottato per le organizzazioni terroristiche e, anche in questo caso, possiamo giustificarlo come una semplificazione espositiva. Infatti, un esempio tra i tanti, per illustrare la metodologia adottata per il riciclaggio di denaro o per la richiesta del classico “pizzo”, possiamo anche incontrare una denominazione tipo “il franchising del clan”.
  2. il secondo accostamento è il vero punto di analisi e approfondimento oggetto di questo intervento.

Prima arrivano loro con i loro soldi, poi arrivano loro con i loro metodi”, sosteneva Giovanni Falcone.

I capitali che sono in grado di immettere sul mercato per riciclarli drogano l’economia pulita, la guastano e anche quella che era pulita nel nord del Paese a poco a poco si sta inquinando”sostiene oggi Salvatore Borsellino.

Si, stiamo parlando dell’ “impresa mafiosa”, quella che trae origine (e viene in parte alimentata) da capitali frutto, in tutto o in parte, di attività di natura criminale, che ha lo scopo di produrre e/o scambiare servizi e beni leciti (creando posti di lavoro) operando in mercati ufficiali con modalità formalmente legali (ma anche apertamente illegali) e che esprime una forza competitiva “innaturale”. E se si pensa poi ad una concentrazione del fenomeno solo in area Sud Italia si commette un immenso errore.

In sintesi stiamo parlando di organizzazioni mafiose che adottano lo strumento di sviluppo economico “franchising” per ampliare ed espandere le proprie attività in forma reticolare (tipica caratteristica di tutte le reti commerciali).

In pratica stiamo parlando di investimenti in vere e proprie reti di franchising con tanto di insegna perfettamente legali, con titolari incensurati e con capacità di rilevare immobili da costi esorbitanti e ristrutturarli senza badare a spese. Il tutto sfruttando al meglio le tipiche tecniche del franchising per l’espansione territoriale a livello globale, magari utilizzando l’apprezzamento per il noto “italian sounding” o il più classico “made in Italy”.

Il franchising, che, come noto, è una modalità per l’esercizio d’impresa, del mettersi in proprio, quindi, un vero e proprio lavoro autonomo ed indipendente, con scopi puramente espansivi a forma di rete e senza teorici limiti territoriali, sembra non essere esentato dall’attenzione che l’impresa mafiosa gli sta, da tempo e silenziosamente, dedicando, tanto da poter parlare di “mafia in franchising”, ma anche di “’ndrangheta” e di tutte le altre categorie note al pubblico.

E’ un accostamento con un modello economico costantemente in crescita ben presente in tutto il paese (oltre il 36% dei franchisor è ubicato al Nord-Ovest, circa il 21% al Nord-Est, circa il 22% al Centro e circa il 21% al Sud [1]) e, proprio per questo, assolutamente degno di attenzione rispetto a tale accostamento.

Ma, quindi, il franchising c’entra qualcosa con la mafia o è la mafia che c’entra qualcosa con il franchising ? O niente di tutto questo ? E l’’ndrangheta ?

Impossibile dire che i citati protagonisti siano proprio tra loro estranei, impossibile considerare questa situazione una novità e impossibile considerare il tutto come un fenomeno occasionale o sporadico.

Potremmo attingere a molte notizie, ma (in forma breve) faccio cenno solo a due fatti di cronaca, solo due esempi. Il primo di qualche anno fa ed il secondo un po’ più recente:

  • Nel 2011, si leggeva su “L’Espresso”: “Eppure una serie di indagini in tutta Italia stanno cominciando a fare luce su cosa si nasconda dietro l’inarrestabile crescita di pizzerie in franchising vesuviano, pub dai nomi irlandesi e gestori calabresi, bisteccherie texane con dietro società siciliane”.
  • Nel 2014, si leggeva su “Il Secolo d’Italia”: “Una fetta di Napoli nel cuore della Capitale: le catene di pizzerie in franchising “Pizza Ciro” e “Sugo“, i ristoranti “Il Pizzicotto” e “Pummarola e Drink“, la gelateria “Ciuccula“. Oltre alle sedi societarie con uffici sparpagliati negli angoli più suggestivi e prestigiosi di Roma”.

Ma al fine di dimostrare che non si tratta di un nuovo fenomeno ed al fine di documentare come una tale situazione sia stata occultata per moltissimo tempo, come dati totalmente pubblici e ampiamente disponibili non siano stati segnalati, presi in considerazione, resi noti, dibattuti e combattuti, inseriti e analizzati in report e ricerche statistiche da parte degli operatori specialistici e da parte delle organizzazioni di rappresentanza, ma che, invece, in specifici settori, abbiano generato allarme e forte preoccupazione…e silenzi…fornisco delle notizie un po’ più dettagliate riprese proprio dall’articolo “‘ndrangheta, il malaffare che stringe affari – la mafia calabrese scopre il franchising” di Agostino Riitano, citato in apertura.

Scriveva l’ormai ex Ministro degli Interni Roberto Maroni nella relazione consegnata alla Camera dei deputati il 13 maggio 2011: “La vocazione affaristica delle cosche calabresi si dirige verso differenti settori imprenditoriali – quali i trasporti, la gestione delle cave, il ciclo del cemento e degli inerti, le energie rinnovabili e la grande distribuzione commerciale, anche attraverso la gestione in franchising dei punti vendita riferibili a grandi marchi del settore”.

E ancora l’ex magistrato Piercamillo Davigo, in un convegno a Trento, sempre nel 2011: “Il denaro attira i mafiosi come il miele per le mosche. Nel Nordest vi sono molte devianze di stampo criminoso: penso al ramo del franchising o a quello dell’intermediazione finanziaria”.

Tutti sanno, ormai è di dominio pubblico, che moltissimi locali cinesi al minuto (non all’ingrosso), che risultano spesso poco frequentati tanto da chiedersi come “fanno a stare in piedi”, sono, sostanzialmente delle lavanderie che fatturano il non incassato per far risultare incassi da puliti. Stessa cosa accade nell’impresa mafiosa, “uno ‘ndranghetista (scrive Riitano) ha necessità di sovrafatturare. Cioè, di emettere scontrini o fatture che riportino più di quanto realmente incassato per poter giustificare denaro di provenienza illecita. Evidentemente, un negozio in franchising di ‘richiamo’ in centro città o in un centro commerciale fa gioco”.

Esempi ? Molti e nell’articolo sopra richiamato si citano i casi che hanno interessato marchi come “Gabetti” e “Primadonna”, in questi casi marchi vittime degli investimenti e assolutamente non coinvolte.

Ma se da un lato, la cronaca pone in evidenza situazioni “emerse” a seguito di specifiche indagini, dall’altro dobbiamo anche rilevare quanto riportato da un autorevole istituto specializzato (il nome lo farò nel prossimo intervento) che con due ricerche ha portato alla luce una situazione assolutamente grave e preoccupante.

Lo vedremo nel prossimo intervento.

[1] Rapporto Assofranchising Italia 2014

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commenti
  1. […] franchising viene accostato a contesti di stampo criminoso, terroristico e anche politico, la prima parte del mio intervento “#Franchising & #Mafia” ha affermato, attraverso reali ed inoppugnabili fatti di cronaca, che i due “settori” si […]

  2. […] ottobre del 2015 ho pubblicato un articolo in due parti, “Franchising & Mafia”, prima parte e seconda parte. Un intervento molto “discusso” e che alcune testate non hanno neanche voluto […]

  3. […] 2016, nel blog, “Franchising & Mafia – parte 1 e parte 2”, un articolo che nessuna testata di settore (e anche altri settori) volle […]

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