Una “coalizione” di consumatori denuncia McDonald’s all’UE per violazioni antitrust…e io, se posso permettermi, ho forti dubbi

Sono partiti per Bruxelles per presentare la denuncia nei confronti del colosso Usa. E’ stata una coalizione di associazioni di consumatori italiane formata da Codacons, Movimento Difesa del Cittadino (MDC) e Cittadinanzattiva con il sostegno di Service Employees International Union (SEIU) e del sindacato europeo European Federation of Trade Unions in the Food, Agriculture and Tourism (EFFAT). Quindi, una “coalizione internazionale”, usando una terminologia adottata in ben più gravi e tristi vicende.

Perché ? Per presentare una denuncia formale alla Commissione Europea nei confronti di McDonald’s che abuserebbe “della propria posizione dominante nel mercato europeo, con pratiche distorsive della concorrenza che danneggiano sia i concessionari dei franchising sia i consumatori” (fonte www.difesadelcittadino.it, una delle associazioni della “coalizione”).

I MOTIVI DELLA DENUNCIA

Non risulta ancora reperibile il testo integrale della segnalazione, ma tutte le testate che hanno pubblicato la notizia per segnalare il presunto “abuso di posizione dominante con pratiche distorsive della concorrenza che danneggiano sia i concessionari dei ‘franchising’ sia i consumatori”, hanno così sintetizzato: la denuncia entra nel vivo “del meccanismo commerciale che rappresenta la caratteristica costitutiva del successo di McDonald’s: alla Commissione viene richiesto di indagare sulle disposizioni contrattuali che il gruppo impone ai concessionari di ‘franchising’, che, secondo la denuncia, contengono clausole restrittive, sproporzionatamente squilibrate a favore della società. Si tratta:

  1. della durata ventennale dei contratti, molto più lunga rispetto agli standard degli accordi esistenti in Europa;
  2. degli affitti (royalties) molto più alti di quelli praticati dai concorrenti e comunque dieci volte più elevati dei livelli di mercato e altre alte spese;
  3. il diritto di McDonald’s di aprire altri ristoranti in qualsiasi altro luogo senza garantire una indennità ai concessionari che operano nella stessa area;
  4. clausole di non concorrenza che limitano strettamente la capacità dei concessionari di spostarsi su altri marchi”.

Il risultato di tale situazione (…), è la conferma del modello McDonald’s (…), che guadagna più sugli affitti che non sugli hamburger. In linea con lo slogan del padre ‘fondatore’ Ray Kroc noto per lo slogan: il mio business non è l’hamburger, ma le proprietà”. Per questo motivo “il colosso quindi si aggiudica altri due primati, ovvero rappresenta il principale licenziatario di franchising, e il più grande proprietario immobiliare del mondo”.

Secondo la denuncia, “il 66% degli utili ricevuti dai concessionari di ‘franchising’ derivati dagli affitti “ben più  alti di quelli pagati dai diretti concorrenti: in Francia i licenziatari di McDonald’s pagano l’84% più di quanto viene pagato a Quick (catena concorrente presente solo in Belgio e Francia e oggi acquistata da Burger King, il concorrente diretto connazionale di McDonald’s, nda). I margini del settore immobiliare varierebbero fra il 63% e il 77% in Francia, fra il 61% e il 77% in Italia e fra il 65% e il 74% nel Regno Unito.

Evidente il danno per i consumatori, secondo la denuncia: da un lato la maggior parte dei prodotti nei locali in ‘franchising’ è più cara di quelli praticati nei ristoranti a gestione diretta di McDonald’s. Clamoroso il caso di Bologna, città in cui il 97% dei prodotti nel menu nei ristoranti in ‘franchising’ costa di più. A Roma si scende al 68%, a Marsiglia al 79%.

In Europa, inoltre, i ristoranti in franchising hanno meno staff e quindi tempi di attesa più lunghi e un servizio di minore qualità e le conseguenze non si abbattono soltanto sui competitors, ma anche sui clienti e sui dipendenti che ricevono stipendi molto bassi”.

In pratica, secondo le associazioni “McDonald’s esercita un controllo eccessivo e sproporzionato sulle sue franchise applicando condizioni che eccedono ingiustificatamente ciò che è richiesto per la protezione del proprio sistema, del proprio know-how e della propria reputazione”. In concreto, infine,

la nota catena di ristoranti violerebbe (…) gli articoli 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea che riguardano il divieto di intese anticoncorrenziali e di abuso della posizione dominante sul mercato” europeo che danneggiano, sia i concessionari dei franchising, sia i consumatori.

LE (MIE) PRIME CONSIDERAZIONI

Non facilissimo formulare delle considerazioni in assenza di testi ufficiali, ma certo che ho una personale indecisione se auspicarmi;

  1. da un lato, e per dovuta solidarietà e rispetto professionale verso altri professionisti/colleghi che sicuramente hanno collaborato alla stesura tecnica di tale segnalazione, la presenza di elementi forti e concreti che effettivamente giustifichino l’iniziativa, sarebbe grave il contrario;
  2. dall’altro, e per un attaccamento professionale al marchio dal quale ho appreso e ricevuto molto e per un altissimo apprezzamento che nutro verso tale multinazionale ed il loro sistema grande di franchising, che la questione sia assolutamente infondata, considerati anche i riferimenti tecnici verso i quali occorre indirizzarsi nell’analizzare la vicenda e che riporto di seguito.

Indubbiamente nutro forti perplessità su specifiche segnalazioni tra le quali moltissime rientrano nella libertà contrattuale delle parti e molte altre sembrano andare proprio in totale rispetto di elementi concorrenziali, come la differenza di prezzi nelle varie aree, regioni, nazioni.

Altri elementi sono poi quasi palesemente incomprensibili, come gli “stipendi bassi” del personale, considerando che esiste una contrattualistica nazionale.

Strane anche le segnalazioni circa le “alte royalties”, indubbiamente dipendenti da valorizzazioni e valutazioni di mercato e collegate anche ad altri aspetti, quali la marginalità e la redditività rispetto ai concorrenti.

Altro elemento che risulta difficile comprendere è anche l’assenza di esclusiva di zona applicata per ogni ristorante e che, al contrario di quel che si sostiene, dovrebbe incentivare alla libera concorrenza con la stimolazione del mercato.

Ciò che non sembra emergere è la notizia di quale sia l’effettivo strumento contrattuale adottato dalla multinazionale e che potrebbe certamente influire sul come finirà la vicenda. E’, infatti, poco noto che il sistema adotta lo strumento contrattuale dell’atto pubblico di “affitto di azienda” contenente (e così assorbendone tutte le caratteristiche) tutti gli elementi obbligatoriamente previsti dalla normativa sul franchising (Legge n.129/2004) e che include anche il godimento del bene immobile ove trova esercizio l’attività. A ciò si aggiunga che la multinazionale si assume anche tutti gli altri obblighi precontrattuali previsti genericamente dalle stesse norme civilistiche e specificatamente in materia di franchising, fornendo dati e informazioni previste all’uopo. Infatti, è proprio grazie a una iniziativa collegata al Sistema McDonald’s che l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata con la Risoluzione n.49/E del 13 marzo 2007 (“considerazioni necessitano nella diversa ipotesi in cui da un approfondito esame delle singole clausole contrattuali emerga che il contratto (franchising e locazione d’immobile) integri la fattispecie del contratto di affitto d’azienda”).

Potrei formulare anche delle considerazioni “negative” sul rapporto franchisor/franchisee nel sistema McDonald’s (nessun sistema è perfetto, nessuno può avere la presunzione di esserlo, nessuno può avere la presunzione di cercarlo e non esiste il sistema perfetto), ma non essendo questo l’argomento principale e non essendo questo il luogo idoneo per tale analisi, soprassiedo e…

mi limito ad accompagnarvi nei riferimenti tecnico-normativi utili per avere una visione un po’ più ampia di quanto giunge dai media che hanno riportato la notizia e…

lo faremo nella seconda parte !

(continua)

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commenti
  1. […] la pubblicazione della prima parte di questo intervento, riterrei già presenti una serie di presupposti che potrebbero condurre ad una generica […]

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