In un lasso di tempo strettissimo giungono alle cronache annullamenti di contratti di franchising. Non è dato conoscere l’esatta dimensione di un possibile fenomeno che, in tal caso, occorrerebbe venisse portato a conoscenza da parte dei singoli legali e consulenti curatori delle varie casistiche. Da questo blog ciò avviene, considerando, di fatto, un obbligo segnalare qualsiasi situazione possa riguardare gli operatori del settore, nel loro interesse.

Dopo l’ultimo intervento qui pubblicato relativo alla Sentenza emessa il 22.03.2016 dal Tribunale di Livorno (“Per il #Franchising il Tribunale di Livorno avvisa: non si sfugge da formazione e assistenza”) con la quale è stato annullato un contratto di franchising contenente anche una cessione di ramo di azienda, giungono alla ribalta delle cronache altri due annullamenti da altri Tribunali italiani.

Il primo, del 05.04.2016, giunge dal Tribunale di Bergamo che, in questo caso, ha stabilito la nullità di un contratto di franchising nel quale non siano state riportate chiaramente le royalties da corrispondere all’affiliante da parte dell’affiliato. Secondo il Tribunale, in questi casi, siamo in presenza di “contratto invalido” per il mancato rispetto di quanto disposto dall’art. 1346 del Codice Civile (Requisiti – L’ oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile). In assenza di tale elemento, secondo il Tribunale di Bergamo, si profila la nullità dell’obbligazione e, quindi, di tutto l’impianto contrattuale. Ciò, in quanto, “una clausola contenuta in un contratto di franchising secondo la quale è del tutto indeterminato, e, comunque, rimesso alla totale discrezionalità dell’affiliante, il corrispettivo dovuto all’affiliato per le proprie prestazioni, non può che violare integralmente il disposto dell’art. 1346 c.c.”.  La vicenda scaturisce da un decreto ingiuntivo che un affiliante ha effettuato, con supporto di fatture, a sostegno dell’esistenza del contratto e quindi del credito fatto valere, nei confronti di un affiliato il quale ne chiedeva “la revoca in ragione dell’invalidità o della risolubilità del contratto di franchising”. Oltre a non presentarsi in giudizio, le ragioni addotte dall’affiliante non sono state ritenute convincenti da parte del Tribunale di Bergamo che ha evidenziato come debba“concludersi per la sua inevitabile nullità integrale non essendo stato osservato l’art. 1346 c.c. in materia di determinabilità dell’oggetto” il contratto tra le parti in causa e che la previsione contrattuale secondo la quale “le provvigioni spettanti all’Affiliato potranno in ogni caso essere specificatamente determinate ad insindacabile giudizio dell’Affiliante” risulta essere in totale contrasto con l’art. 1346 del Codice Civile in quanto “esclude un corrispettivo direttamente percepito dall’affiliato prevedendo la rimessione dei clienti all’affiliante, e, dall’altro, il corrispettivo riconosciuto per il medio di questi viene individuato in totale discrezionalità e insindacabilità da parte dell’affiliante”. Risultato: contratto nullo e circa Euro 25.000,00 posti a carico dell’affiliante, tra indennizzi, restituzioni e spese legali.

Altro caso di annullamento, del 21.04.2016, giunge dal Tribunale di Velletri che ha stabilito la necessità di risolvere per inadempimento contrattuale il rapporto di franchising tra affiliato ed affiliante quando quest’ultimo non “apporta” gli elementi previsti dalla Legge Franchising (Legge 129/2004) che sono essenziali e necessari. Tra questi, le caratteristiche dei servizi offerti in termini di assistenza tecnica e commerciale, progettazione ed allestimento e formazione, costituiscono, insieme al trasferimento del know-how, le componenti principali del contratto. La vicenda ha visto protagonisti un noto franchisor presente su tutto il territorio nazionale (settore intermediazione immobiliare) che potremmo definire “con marchio forte e riconosciuto” e un affiliato (agenzia immobiliare) ubicato ad Anzio dalla quale è partita la richiesta di annullamento per grave inadempimento contrattuale, consistente nella “mancata formazione del personale, mancata pubblicazione degli annunci immobiliari sulla rivista nazionale della affiliante, difficoltà di funzionamento del sistema informatico gestionale delle agenzie immobiliari affiliate, fornito dalla affiliante, per il quale venivano richiesti indebitamente costi aggiuntivi”. Il Tribunale ha così specificato che, oltre al trasferimento del know-how, marchio e insegna, gli ulteriori obblighi assunti dal franchisor sono quelli di “formazione e pubblicitari (rivista e sito internet) della attività e degli annunci di vendita/locazione immobiliare della affiliata, senza ulteriori costi per l’affiliato” e tali obblighi costituiscono “una prestazione obbligatoria e non carico degli affiliati” ritenendo corretto il comportamento dell’affiliato che “negava la corresponsione della “royalty” avvalendosi della eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c.”. Risultato: risoluzione del contratto e compensazione delle spese.

Rispetto a quanto riportato nel titolo di questo intervento, non so fare delle previsioni, ma posso azzardarmi a ipotizzare che potrebbe esserci un nesso tra la lunga crisi economica (le cose non vanno bene, inutile negare) e le debolezze contrattuali e normative del franchising “nostrano”. In pratica fin quando “le cose andavano bene per tutti”:

  • nessuno si focalizzava sulla qualità del contenuto contrattuale e si predisponevano e si firmavano “contrattini semplici”, salvo poi…;
  • nessuno di dedicava a impostare la propria franchise nel rispetto della “corretta prassi di tecnica aziendale” che la costruzione di un franchising richiede;
  • nessuno si preoccupava se il rapporto collaborativo tra le parti, tipico dei sistemi di franchising, stava o non stava funzionando;
  • nessuno si poneva il problema di predisporre o ricevere un servizio congruo rispetto ai flussi economici previsti dagli impianti contrattuali;
  • nessuno rifletteva, e neanche oggi riflette, se la normativa è veramente efficace a tutelare non solo le parti contrattuali, ma anche il settore e gli altri operatori;
  • (potrei continuare all’infinito).

Ecco, credo, ma anche spero per l’interesse di operatori seri, ma veramente seri, che la lunga crisi economica consenta di far emergere tali situazioni, anche se il dispiacere è altissimo perché in molti si faranno del male, siano essi affilianti, che affiliati…questa è la preoccupazione maggiore, ma d’altronde certe superficialità hanno l’alto rischio di un alto costo.

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