Il (mai cessato) rischio di autoreferenzialità e le (mai cessate) conseguenze e ricadute su altri, molti altri. E gli stakeholders, che fanno?

Sulla questione del concetto di “finanziabilità dell’impresa” avevo già effettuato un intervento dal titolo “#Soldi e #talenti erano sinonimi…erano” nel quale il delicato argomento “finanziamento alle aziende” (soprattutto per le start up) era analizzato partendo dal concetto che chi cerca soldi per fare impresa è sicuro del proprio talento, ma chi eroga soldi per fare impresa valuta attentamente parametri “economici” per la “capacità di restituzione” e valuta molto poco i parametri “talentici” per le capacità di fare quell’impresa.

Da “Millionaire”, 2011

L’idea di scrivere su tale argomento fu il provvedimento su «”Fare impresa in franchising”: progetto pilota per la rigenerazione commerciale nei centri urbani» della Regione Lombardia, considerato innovativo, così come altri provvedimenti delle singole CCIAA locali volti all’incentivo per il “fare impresa” e che risvegliarono in me alcune riflessioni che ho spesso dibattuto e professionalmente gestito sin dai primi famosi “finanziamenti CEE” dei primi anni ‘90.

Nel consigliare la lettura di “#Soldi e #talenti erano sinonimi…erano”, così che ciò possa costituire anche premessa a questo intervento, torno sul tema.

Questa volta, l’ispirazione mi è data dalla prossima Tavola Rotonda dal titolo “Franchising: finanza & sviluppo – Strumenti e tecniche per affilianti e affiliati” e che dovrò, come di consueto, moderare il prossimo 26 settembre a Padova in occasione dell’evento “IREF ITALIA PRAEMIA” organizzato da IREF Italia e Associazione Nazionale Commercialisti in collaborazione con Bureau Veritas e AZ Franchising.

Base di discussione del tema è quanto segue:

In otto anni di crisi finanziaria, come si rapportano e come si conciliano oggi le (determinanti) necessità finanziarie e le (vitali) necessità di sviluppo e crescita delle imprese nel franchising? In tale lungo contesto storico, quali strumenti valutativi specifici sono veramente necessari per valutare un sistema di affiliazione affidabile? Dall’inizio della crisi, la trasparenza è aumentata o diminuita?

Non sono aspetti banali perché il franchising deve essere strutturato in modo professionale e gestito correttamente così da poter produrre benefici e soddisfazioni economiche e professionali per ambedue le parti contrattuali. Non si tratta di un percorso semplice e non deve essere considerato come un modo per tentare di rilanciare un’attività in fase declinante, trattandosi di un vero e proprio progetto aziendale che affianca una attività di impresa già esistente.

Sostiene David D.Seltz: «…un’azienda può trarre considerevoli benefici dal fare franchising distributivo solo se il suo sistema di affiliazione commerciale è pianificato e strutturato appropriatamente. Viceversa, un sistema di affiliazione commerciale non adeguatamente pianificato, ovvero strutturato in modo non appropriato, può condurre a un vero e proprio disastro economico-finanziario…».

Ad integrazione possiamo considerare utile anche questo richiamo, sempre di David Seltz: «Il problema fondamentale di molti di coloro che vogliono fare del franchising nasce dalla loro tendenza a ipersemplificare e a fare le cose affrettatamente, convinti che i singoli “pezzi” del sistema si possano aggiungere man mano che esso si sviluppa. In molti casi adottano, quindi, un approccio elementare e semplicistico, “tirando a indovinare” quelli che sono gli elementi fondamentali del sistema, che invece devono emergere da un’analisi critica fatta con estrema professionalità».

Inutile e impossibile negare che tale fenomeno esista e si manifesti con frequenza, con altissima frequenza negli ultimi tempi e con anche la complicità di organizzazioni che tendono a non far emergere la problematica, ma soprattutto a non risolverla, fatto ancor più grave.

Allora poniamoci queste domande: che deve fare un soggetto erogatore di finanziamenti quando valuta un franchisee che attua l’idea di impresa di un franchisor? Non dovrebbe procedere nel valutare il franchisor, prima del franchisee? E con qualiei elementi ritiene di poter valutare il franchisee o il franchisor? Come può affrontare la procedura di valutazione in assenza di dati, registri, statistiche ufficiali e, soprattutto, pubbliche e non di soggetti “privati”? Come si muovono al riguardo i professionisti e le organizzazioni sindacali? Come si comportano o dovrebbero comportarsi i marchi “seri”? Potrei continuare con le domande, ma il senso di quanto sopra lo considero dato per noto.

Nel corso di tale Tavola Rotonda, si parlerà anche di altri strumenti finanziari, come il microcredito (erogato senza garanzie reali) e finanziamenti agevolati. Si parlerà di “finanziare i franchisee”, i loro investimenti, le loro “spese iniziali”, i loro “diritti di entrata”, le loro “prime forniture”, ecc., ecc..

Ovvio e chiaro che, al momento in cui si erogano somme per investimenti a franchisee, si sta finanziando la business idea del franchisor, non solo, ma si sta finanziando anche il “fare impresa” deciso dal franchisor, incluse le modalità operative, le politiche gestionali, ecc. determinate dallo stesso franchisor.

Per quale motivo, non ci si dovrebbe preventivamente porre il problema se il franchising è impostato seriamente, se la rete è ben strutturata, organizzata, se offre supporto, formazione, ecc., non ci si dovrebbe chiedere (e con dati ufficiali di enti preposti, non di organizzazioni di categoria) quale turn over di affiliati è presente nella rete, se la rete è solida e “duratura”, ecc.. Insomma, apparirebbe logico e palese anche ad un bambino che si tratti più di una valutazione sul franchisor che non sul franchisee perché, oltretutto e non raramente, la maggior parte dei soldi erogati ai franchisee finisce proprio nelle casse dei franchisor (Diritti di entrata e altri investimenti gestiti direttamente) e in fornitori di fiducia (investimenti strutturali, ecc.) e, oggigiorno, il tasso di entrata/uscita dalle reti, sembra (non ci sono dati ufficiali) essere alquanto alto, soprattutto in giovani reti.

E’, per altri versi, lo stesso concetto espresso nell’intervento #Soldi e #talenti erano sinonimi…erano”, e cioè, in questo caso, il rischio di erogare dei soldi basando una valutazione solo indirettamente (quanto marginalmente?) attinente e inerente al soggetto beneficiario e assolutamente estranea a qualsiasi idea, forma e modalità di “fare impresa” maturata dallo stesso. Superficializzare questo aspetto è e corrisponde a superficializzare l’intera operazione finanziaria per scopi positivi e costruttivi.

Sul tema hanno costituito “particolare dibattito” e (per certi versi) anche “velato scandalo” (per motivi e cause diverse) i casi di due franchisor accreditati presso l’organismo pubblico Invitalia (documentazione di facile reperibilità). Nello specifico si tratta di Mail Boxes, per il caso emerso dall’indagine giornalistica da parte di AZ Franchising, e di KiPoint, per caso emerso da provvedimento AGCM (caso sul quale ci sono state interpellanze parlamentari in IT e in UE, considerata la proprietà pubblica della società, e con vicenda chiusa con condanna anche da parte del Consiglio di Stato).

Già che siamo in corsa, interessa sapere qualcosa sull’accreditamento di Invitalia?

Leggete questa pagina, ma soprattutto leggete questa. Ecco. Dovreste aver tutto un po’ più chiaro.

A tal riguardo occorre segnalare che sta maturando e si sta proponendo una situazione che potrebbe costituire oggetto di attenzione per i medesimi rischi già vissuti.

Infatti, “sono quaranta i milioni di euro stanziati per favorire l’autoimpiego anche con il franchising. È quanto ha deciso il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) con la delibera del primo maggio 2016, pubblicata in Gazzetta Ufficiale ad agosto 2016. La somma va a coprire le domande che sono state presentate da marzo ad agosto 2015 per cui le risorse erano terminate. La legge affida a Invitalia la gestione dei fondi” (fonte AZ Franchising).

Non solo, ma devo tornare ancora sul già citato caso dell’iniziativa della Regione Lombardia (che rischia di essere imitata da altre Regioni).

Infatti, “Con DGR 3617 del 21/05/2015 (pubblicata sul BURL n.28 Serie Ordinaria del 6/07/15) è stato approvato il Progetto “Fare impresa franchising in Lombardia – Progetto pilota per il sostegno e lo sviluppo dell’imprenditorialità e l’occupazione, la rigenerazione dell’offerta commerciale nei centri urbani, attraverso lo sviluppo di attività in franchising”. (…) Quale condizione necessaria alla partecipazione al progetto (da parte dei franchisor per essere accreditati, ndr) deve essere garantito il rispetto degli obblighi individuati dalla Legge 129/2004 (riportati nell’All.2, parte integrante del l’Allegato B al Decreto 5546) con particolare riferimento a:

  • contenuto minimo del contratto di franchising (art. 3)
  • disclosure precontrattuale (art. 4)
  • precontrattuali di comportamento (art. 6)”.

Senza entrare nei dettagli e come abbondantemente trattato in questo blog o in articoli pubblicati su AZ Franchising a firma del sottoscritto, è ben noto a tutti gli operatori (anche i subdoli) ed è ben riscontrabile anche dai molti provvedimenti AGCM, come questi requisiti, pur previsti dalla normativa, non siano assolutamente sufficienti a poter comprovare la solidità della rete, tale da considerarla “affidabile” per finanziare un aderente alla rete stessa.

Sembra un ragionamento talmente banale, che la sorpresa del perché stia accadendo tutto questo, con tale forma e tale superficialità, non cessa e non ti abbandona mai.

E, stranamente, a nessuno viene in mente che da decenni si sono spesi vani tentativi di creare, in collaborazione e convenzione con banche, prodotti specifici per finanziamenti di adesioni a franchising con i vari flop che si sono “girati e scambiati” alcuni istituti di credito.

A nessuno viene in mente il concetto di “bancabilità” del soggetto che dovrebbe ricevere i soldi.

A nessuno viene in mente che il credit crunch ha letteralmente disintegrato qualsiasi banale concetto di “convenzione” con associazioni, organismi collettivi, ecc., ecc..

A nessuno viene in mente che c’è chi ancora sbandiera la presenza di convenzioni con istituti di credito che poi non funzionano, ma sono specchietto per altre tipologie di adesione o forme di consenso.

A nessuno viene in mente che all’estero, invece, le banche hanno prodotti ben specifici e, spesso, esclusivi per il franchising semplicemente perché le reti estere esprimono maggiore sicurezza e perché il franchising è “culturalmente” ben compreso e conosciuto.

A nessuno…ma a molti viene a mente altro, a molti viene a mente di operare con altri “sistemi”.

basta-ioCome consulente, posso rasserenare i miei clienti su come sia il caso di operare (e non è questo il tema), ma come Presidente di IREF Italia, posso fregiarmi ancor più di aver fortemente contribuito e voluto a creare (portandolo dalla Francia) almeno uno strumento che consenta, con utilità estesa anche ai soggetti finanziatori, di certificare la consistenza di una rete (“Qualità nelle reti (anche di #franchising: un percorso possibile, oppure, aventi con l’autoreferenzialità” – “Cos’è la “certificazione di servizio delle reti”?” – “La certificazione delle reti commerciali di IREF Italia e Bureau Veritas”) e aver avviato, proposto e materialmente redatto, a seguito dell’inchiesta giornalistica di AZ Franchising e coinvolgendo anche l’Associazione Nazionale Commercialisti e la Corte Arbitrale Europea, la modifica della norma attualmente vigente (“Iniziativa legislativa per una riforma del settore”, a cura di IREF Italia) per porre in dotazione al settore “reti commerciali” contenuti legislativi che riportassero almeno le medesime disposizioni di altre normative non più stringenti, ma più trasparenti e più tutelanti, ma non a danno dei franchisor seri, ma proprio a loro favore, proprio per ridurre al massimo l’esistenza stessa di franchisor non seri, quelli ai quali piace “intramestare” nel torbido, piace non essere trasparenti, forse a causa dell’incertezza del loro business (credo anche a causa dell’incerta psiche di molti “falsi manager” che giocano a fare gli “imprenditori in forma”, ma non essere “gli imprenditori in sostanza”). In pratica e in concretezza: una iniziativa per difendere il “franchising professionale”, veramente.

Attualmente sembra che tale iniziativa sia stata bloccata da “lobby del settore” (ma, carissimi lettori, vi rendete conto di cosa stiamo parlando?) e, sinceramente e con il cuore, non so come fanno ad esserne orgogliosi e a vantarsi di tale (in)attività reti serie e persone, manager, proprietari e altri responsabili di reti serie, che sicuramente leggeranno questo intervento, coinvolti (direttamente, indirettamente e anche inconsapevolmente per disinteresse alla problematica) in tale “blocco”, in tale assurdo contrasto che gli si sta ripercuotendo e che gli si ripercuoterà sempre contro. La proposta, oltretutto, nel suo complesso proponeva anche soluzioni per una migliore gestione dei finanziamenti a soggetti operanti in franchising e reti commerciali.

Si, perché, conseguenza di quanto sopra è la necessità di affidabilità e di trasparenza che attualmente non è possibile rilevare in maniera forte e decisa, non per assenza di strumenti, ma per autoreferenzialità, autoproclamazione, autocelebrazione, autoelogio e autoapprezzamento…il tutto oggettivamente basato su?…niente!

Allora, appuntamento a Padova il 26 settembre, parliamone insieme, approfondiamo le varie tesi, invece di sposarne sempre una sola in forma aprioristica e, soprattutto, quella all’apparenza e nel breve termine più conveniente perché “nell’ordine naturale, come in quello sociale, non bisogna pretendere di essere più di quanto non si può essere” (Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri, 1795/1953, postumo). Vi aspetto.

(*) “Apprescindere” è stato un programma televisivo di intrattenimento di Rai 3. La trasmissione raccontava come sono gli italiani e come sono cambiati dall’unità d’Italia fino ai tempo moderni (2012) con temi discussi insieme ad ospiti noti. All’interno del programma erano presenti servizi filmati per completare l’analisi dei tratti caratteriali degli italiani scoprendo come i loro comportamenti sono visti e interpretati dai bambini, dagli stranieri che vivono in Italia e, se esistono, differenze tra Nord e Sud.

Da Millionaire, 2011

Da Millionaire, 2011

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commenti
  1. […] senza effettuare alcune valutazioni fondamentali, e lo stesso intervento precedente dal titolo “#Franchising: pretendere #soldi “apprescindere” senza mai “scindere”” richiamava la negatività di quanto genera l’“autoreferenzialità” (lo stesso termine […]

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