Archivio per luglio, 2017

Quando, dopo aver trattato notizie opportunamente verificate e accertate che stimolano articoli, interventi, dibattiti e confronti, arrivano “certe” notizie, talvolta scrivere non serve proprio, anzi, scrivere può non essere possibile

Questo non è un intervento prettamente tecnico. Non c’è uno specifico argomento che tratta di franchising, ma c’è un brevissimo accenno a “storie dal franchising”.

Oggi 26.07.2017 ho ricevuto una email privata. Un messaggio del quale riporto alcuni stralci. Solo un messaggio informativo, niente di tipo professionale. Un messaggio da una persona che è, giustamente, convinta che “la gente deve sapere”. Un messaggio di una persona tra le tante altre coinvolte. Un messaggio da una persona che ha avuto anche il buon gesto di mantenere la riservatezza nei confronti della controparte, del marchio protagonista. Si tratta di una persona che ha recentemente letto alcuni miei interventi, soprattutto quelli di riferimento a sentenze di Tribunali, in particolare l’ultimo intervento. Sinceramente, non credo di aver parole adatte a commentare.  Premetto anche che, al momento, non ho avuto e non ho ancora possibilità di attivare il primo principio giornalistico, cioè, quello di verificare la presenza dei necessari elementi di certezza e fondatezza della notizia. Certo che l’autore del messaggio, la “fonte”, è sicura e rintracciabile e ritengo opportuno tener conto che proprio il comportamento della fonte mi ha generato una certa rassicurazione nel poter pubblicare parte del contenuto del messaggio, comunque anonimo. Si, perchè la fonte si è riservata di darmi in futuro notizie e informazioni e, per riservatezza e rispetto legale, come già accennato, non mi ha citato il marchio in questione e questo è un “comportamento sano”. Non credo, pertanto, siano parole inventate, non credo che a un certo punto della giornata qualcuno abbia voglia di inventare parole e inviarle al sottoscritto. Io, nel frattempo, invece, sono senza parole. Ecco il il messaggio (parziale, ripeto, parziale):

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Il sorprendente caso del marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero. L’intervista con l’Avv.Giovanni Adamo

La collaborazione e lo scambio professionale con l’Avv.Giovanni Adamo sono state un crescendo nel tempo senza ricordarsi da quando. Ci unisce la grande passione professionale per il franchising, ma per quello “serio”. Senza poter entrare nei dettagli, ci unisce anche la visione di un franchising regolato da una diversa legge, così come ci unisce lo sprezzo verso i pochi che, coscientemente, operano in malafede contando su molti “punti ciechi” superabili solo attraverso costosi, pesanti e faticosi contenziosi, inutili e dannosi all’economia soggettiva, ma anche collettiva.

In questa intervista ho inteso affrontare alcuni argomenti alquanto delicati e, nello specifico, quello che possiamo definire “il caso Original Marines”, il caso di un marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero.

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Il sorprendente caso di un marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero.