Il sorprendente caso del marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero. L’intervista con l’Avv.Giovanni Adamo

La collaborazione e lo scambio professionale con l’Avv.Giovanni Adamo sono state un crescendo nel tempo senza ricordarsi da quando. Ci unisce la grande passione professionale per il franchising, ma per quello “serio”. Senza poter entrare nei dettagli, ci unisce anche la visione di un franchising regolato da una diversa legge, così come ci unisce lo sprezzo verso i pochi che, coscientemente, operano in malafede contando su molti “punti ciechi” superabili solo attraverso costosi, pesanti e faticosi contenziosi, inutili e dannosi all’economia soggettiva, ma anche collettiva.

In questa intervista ho inteso affrontare alcuni argomenti alquanto delicati e, nello specifico, quello che possiamo definire “il caso Original Marines”, il caso di un marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero.

Il caso “Original Marines”

Tutto ha origine con la richiesta di fallimento inoltrata da Original Marines nei confronti di un affiliato, richiesta rigettata dal Tribunale di Ferrara. La richiesta viene rigettata, sulla base del fatto che il credito è ampiamente contestato (l’affiliato aveva “fatto causa” a Original Marines ben prima dell’istanza di fallimento) e comunque non appare “certo”. Original Marines decide di fare “appello” a questo provvedimento (tecnicamente si tratta di un reclamo, n.d.r.), e si rivolge alla Corte d’Appello di Bologna. Nel frattempo colleziona un altro rigetto di una istanza di fallimento analoga, proposta al Tribunale di Bologna, che valuta nuovamente “non certo” il credito, sulla base delle medesime considerazioni.

Lo scrutinio della Corte d’Appello fa menzione di circostanze molto singolari.

Il primo elemento che emerge è rappresentato dal numero, piuttosto elevato, di contenziosi in corso con molti affiliati e con medesime caratteristiche. Ma dal provvedimento della Corte d’Appello emerge ben altro.

Infatti, la Corte d’Appello di Bologna, tra le altre argomentazioni riportate, segnalava almeno due elementi che possono considerarsi di un certo rilievo:

  1. dice la Corte che “In tutti i giudizi (quelli in corso con molti affiliati, ndr) viene delineata la particolarità del rapporto, rappresentato, nello specifico, dall’emissione di fatture inesistenti o comunque mai preventivamente esibite, nonostante la richiesta dell’affiliata e…
  2. …della sistematica erogazione di somme di denaro da parte di IMAP (Original Marines, ndr), finalizzata al pagamento delle medesime ricevute bancarie emesse a carico dell’affiliata, al punto da porre in essere un meccanismo di finanziamento abusivo di cui sono vittime decine e decine di affiliati”.

Il meccanismo, ivi riassunto, sarebbe stato il seguente: …una volta conosciuta la cifra mancante per pagare le ricevute bancarie in scadenza, la società effettuava bonifici anche di rilevantissima entità per consentire alle affiliate di pagare sé stessa, generando un sempre crescente vortice di debiti. Da questo meccanismo sono originati i rilevanti problemi di sostenibilità finanziaria che affliggono i vari punti vendita “Original Marines” su tutto il territorio nazionale, mentre, per contro, IMAP (Original Marines, ndr) gode di un credito illimitato presso le banche perché “in pratica si paga da sola per non apparire (come in realtà è) piena di clienti (gli affiliati) non in grado di pagarla proprio a causa del suo stesso sistema”.

L’accertamento compiuto dalla Corte d’Appello di Bologna (e, prima ancora, dai Tribunali di Bologna e Ferrara), è un accertamento di natura “sommaria”, “incidentale” e inidoneo a formare “cosa giudicata”. Però certamente apre il sipario su circostanze meritevoli di approfondimento, e soprattutto è definitivo, al pari di quello compiuto dal Tribunale di Bologna, in quanto entrambi i provvedimenti non sono stati oggetto di impugnazione da parte di “Original Marines”.

Specifica la Corte: “…effettuando un accertamento sommario e incidentale delle ragioni fatte valere (…) nel confronti della società affiliante, ritiene (…) che le domande poste dinanzi al Tribunale (…) non siano meramente strumentali, né tanto meno rivolte all’unico fine di precostituire una contestazione del credito IMAP, in grado di paralizzarne l’azione e di precludergli la facoltà di ottenere la dichiarazione del fallimento dell’affiliata”. Ma il Tribunale ha anche avuto modo di appurare (sempre incidentalmente) che “era l’affiliante a decidere il numero e la frequenza delle promozioni con riduzione della marginalità, per l’affiliato, fino ad essere in perdita; che la merce veniva fornita in automatico, anche senza la previa richiesta dell’affiliato e senza tener conto delle sue specifiche esigenze, merce tra l’altro da pagare a prezzo pieno; che anche le quantità erano decise unilateralmente da IMAP senza che il singolo affiliato potesse esprimere riserve, legate all’effettivo andamento dell’attività”.

La conclusione è la conferma del rigetto dell’istanza del fallimento dell’affiliante nei confronti dell’affiliata. Ma siamo proprio sicuri che di poter pronunciare il termine “conclusione” ?

L’intervista all’Avv.Giovanni Adamo

Parliamone con l’Avv.Giovanni Adamo, legale incaricato di tutelare gli interessi di diversi affiliati Original Marines, specificando che sul mio blog le formalità tra amici non sono e non possono essere presenti, come con gli ospiti a casa mia.

  • Giovanni, il caso è “eclatante”, non c’è dubbio. La prima domanda che ti faccio è prettamente di natura tecnica e, considerato che siamo in presenza di elementi molto particolari emersi nel corso di un contenzioso di tipo fallimentare, ti chiedo: se nella situazione di cui parliamo le Autorità competenti dovessero ipotizzare la eventuale sussistenza di estremi, quantomeno oggettivi, di illeciti penali a carico dell’affiliante questi come sarebbero perseguiti, d’ufficio o su istanza dei soggetti interessati ? E Quale scenario si prospetta in termini legali?

Grazie, intanto, di avermi invitato a scrivere sul tuo blog, sempre attento alle dinamiche del franchising, e sempre proiettato verso lo sviluppo di una cultura del franchising il più possibile “virtuosa”. Quanto alla tua domanda, il problema sembrerebbe risolto dalla stessa Original Marines: è notizia di oggi (lo afferma l’azienda nella nota integrativa al bilancio 2016 appena depositato, quindi in un documento “ufficiale”) che Original Marines (ritenendosi “parte lesa”, ma non chiedermi come ciò sia possibile) avrebbe conferito incarico ad un Avvocato penalista di presentare un esposto presso la Procura della Repubblica competente proprio in relazione ai fatti poi sfociati nelle istanze di fallimento. Cosa che consentirà un’indagine a 360 gradi e quindi anche su qualsiasi ipotizzabile profilo eventualmente rilevabile d’ufficio che la medesima Procura dovesse accertare.

  • Un’ipotesi molto minacciosa.

Da Boccaccio in poi le minacce sono le armi tipiche (e talora le sole) del minacciato. Personalmente non avrei saputo trovare occasione migliore, sia per gli Affiliati che per la Procura della Repubblica, per fare chiarezza non solo in ordine alle circostanze riportate dalla Corte d’Appello di Bologna, ma anche su altri elementi emersi nel corso dei giudizi civili.

  • Leggendo i provvedimenti par di capire che in qualche modo ci avessero già provato

Avevano tentato di polarizzare tutte le questioni sul difensore degli Affiliati (cioè io, scusami l’uso della terza persona), ovviamente del tutto estraneo alla contesa. La Corte d’Appello di Bologna li ha fulminati: “L’apprezzabile fondatezza delle domande non è sminuita dalla circostanza che tutte le azioni sono state proposte con il patrocinio del medesimo difensore”.

  • Potrebbe quindi essere un nuovo “boomerang” questo?

Questo non posso dirlo, non avendo doti medianiche. Però certamente non solo le finalità “trasversali” di un’azione di questo tipo apparirebbero immediatamente chiare a chiunque dovesse giudicarla. Ma se intervenisse poi – come è piuttosto probabile, data la rilevanza squisitamente civilistica delle questioni citate nella nota integrativa – un’assoluzione o un’archiviazione, soltanto il cielo potrebbe costituire il giusto “tetto” al risarcimento dei danni, per non parlare delle eventuali denunzie per calunnia, che probabilmente fioccherebbero. E’ mia personale opinione in generale che lo strumento penale vada impiegato con guanti di velluto e da soggetti idonei, e non agitato come una clava da “attori” improvvisati” che normalmente si occupano d’altro.

  • Puoi anticiparmi qualcosa su questi altri elementi emersi nei giudizi civili?

Devo purtroppo deluderti. Si tratta di circostanze attualmente oggetto di ulteriori approfondimenti nell’ambito dei giudizi civili che sto seguendo, per cui non posso dirti nulla. Se verranno però emessi provvedimenti ad ulteriore conforto e supporto del lavoro che stiamo facendo, ne sarai certamente informato.

  • Siamo in presenza di un marchio nazionale a presenza internazionale con oltre 530 punti vendita in Italia e oltre 100 all’estero. Ovvio che ti chieda anche se hai avuto modo di farti una idea delle reali dimensioni di questa situazione emersa nei rapporti tra affiliante e affiliati. La problematica è per una decina di affiliati o ci sono i presupposti per pensare a qualcosa di dimensioni maggiori?

Diciamo che dai documenti già acquisiti agli atti sia in sede fallimentare (si tratta poi sostanzialmente dei documenti sulla base dei quali due Tribunali ed una Corte d’Appello hanno formulato le valutazioni che hai citato) che in sede civile (e qui ne abbiamo depositati moltissimi di più, e con contestazioni molto più “profonde”) sembrerebbe emergere una situazione piuttosto diffusa di difficoltà della rete di affiliati. Che probabilmente non è stata affrontata dalla Casa Madre con i giusti strumenti e – forse – anche con la giusta “cultura”, ma qui entriamo nel campo delle pure opinioni. Ciò che posso dirti è che il turn-over degli affiliati a questo franchising è molto più elevato di quello che ho personalmente avuto modo di riscontrare in altri network, e questo certo fa riflettere.

  • La situazione mi desta anche curiosità, nel senso che, considerati i moltissimi anni di presenza sul mercato da parte di Original Marines ed la sua grande espansione e sviluppo in termini di spazio e in termini “quantitativi”, quanto emerso non matura certo in pochi giorni e ti chiedo: come può essere accaduto tutto questo nel tempo ? C’è stata una (almeno così sembrerebbe) “assenza” da parte di imprenditori/affiliati, di professionisti?

Dipende cosa si intende per “assenza”. La documentazione in mio possesso sembrerebbe attestare, piuttosto, una notevole “sudditanza”, talora cavalcata dal franchisor. Qui parliamo di molte persone sul lastrico dopo anni di impresa e di lavoro, a volte con Equitalia alle costole, e non c’è certo bisogno che ti ricordi le tragedie personali e familiari spesso apparse sui quotidiani. E certe situazioni debitorie possono apparire talmente pesanti che è inizialmente difficile per un affiliato identificare nell’affiliante la reale causa dei suoi debiti e dei suoi problemi. Soprattutto quando in questa situazione di difficoltà finanziaria l’affiliante stesso gli accredita delle somme sul conto corrente, “interventi per aiutarlo”. Questi bonifici sono un dato oggettivo. Poi occorrerà vedere se i Giudici civili investiti della vicenda li riterranno “una cosa normale”, ed altrettanto “normalmente” inserita nel contesto, o se essi verranno considerati come un modo per porre l’affiliato in uno stato di dipendenza economica. O altro. Chissà. In sede fallimentare sono stati ritenuti “anomali”. Ma sai qual è la cosa strana?

  • Non so a cosa ti riferisci in particolare, dimmi

Un’affermazione fatta sul punto da Original Marines, addirittura negli atti dei giudizi civili, quindi anche qui in documenti “ufficiali” e che riflettono la linea di pensiero di Original Marines. Secondo Original Marines, quella dei bonifici fatti agli affiliati sarebbe una “pratica di supporto da sempre esistita e diffusa in tutte le catene di franchising”. Solo che io non ne avevo e non ne ho mai sentito parlare. Tu ne hai notizia?

  • Sinceramente non ho notizia di una pratica di tal natura e ne sono anche molto sorpreso aggiungendo anche delle perplessità su aspetti tecnico-contabili-finanziari. Posso dire che tale affermazione non fa un gran favore a tutto il settore, ma è una affermazione che, dal mio punto di vista, non fa altro che aggiungersi a tante altre che mi lasciano senza parole.

Conclusioni

Ringraziare l’amico Giovanni è il minimo, comunicargli la mia stima per la cura e la gestione altamente professionale di questo caso è certamente qualcosa a cui tengo fortemente. La comune attività (per le rispettive competenze) indirizzata al “buon franchising” ci accomuna e, ovviamente sempre in forma comune, ci rende perplessi e sorpresi innanzi a situazioni come quella descritta.

Il caso analizzato è, per me, sorprendente, difficile esprimere parole, commentare, giudicare, valutare. Forse è meglio seguire la vicenda da vicino rimanendo sempre in contatto con l’Avv.Giovanni Adamo, magari potremmo elaborare (anche sperare) una considerazione diversa da quella che, naturalmente, ci giunge quasi istintivamente.

Un invito all’approfondimento documentale può essere effettuato collegandosi a questa pagina.

http://www.studiolegaleadamo.it/franchising-e-fallimento-bologna

Grazie Giovanni, a presto

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