Quando, dopo aver trattato notizie opportunamente verificate e accertate che stimolano articoli, interventi, dibattiti e confronti, arrivano “certe” notizie, talvolta scrivere non serve proprio, anzi, scrivere può non essere possibile

Questo non è un intervento prettamente tecnico. Non c’è uno specifico argomento che tratta di franchising, ma c’è un brevissimo accenno a “storie dal franchising”.

Oggi 26.07.2017 ho ricevuto una email privata. Un messaggio del quale riporto alcuni stralci. Solo un messaggio informativo, niente di tipo professionale. Un messaggio da una persona che è, giustamente, convinta che “la gente deve sapere”. Un messaggio di una persona tra le tante altre coinvolte. Un messaggio da una persona che ha avuto anche il buon gesto di mantenere la riservatezza nei confronti della controparte, del marchio protagonista. Si tratta di una persona che ha recentemente letto alcuni miei interventi, soprattutto quelli di riferimento a sentenze di Tribunali, in particolare l’ultimo intervento. Sinceramente, non credo di aver parole adatte a commentare.  Premetto anche che, al momento, non ho avuto e non ho ancora possibilità di attivare il primo principio giornalistico, cioè, quello di verificare la presenza dei necessari elementi di certezza e fondatezza della notizia. Certo che l’autore del messaggio, la “fonte”, è sicura e rintracciabile e ritengo opportuno tener conto che proprio il comportamento della fonte mi ha generato una certa rassicurazione nel poter pubblicare parte del contenuto del messaggio, comunque anonimo. Si, perchè la fonte si è riservata di darmi in futuro notizie e informazioni e, per riservatezza e rispetto legale, come già accennato, non mi ha citato il marchio in questione e questo è un “comportamento sano”. Non credo, pertanto, siano parole inventate, non credo che a un certo punto della giornata qualcuno abbia voglia di inventare parole e inviarle al sottoscritto. Io, nel frattempo, invece, sono senza parole. Ecco il il messaggio (parziale, ripeto, parziale):

Io sono una ex affiliata di un noto brand italiano, ed insieme ad altri ex affiliati stiamo portando avanti una querela penale per truffa aggravata, verso settembre dovremmo sapere se c’è il rinvio a giudizio o l’archiviazione. Tenga presente che alcune affiliate sono state interrogate dalla Guardia di Finanza, che non vede l’ora di metter loro le mani addosso. Le dico questo perchè hanno rovinato tantissime famiglie, io per fortuna ne sono uscita solo con debiti, ma ad altri hanno pignorato la casa, uno si è suicidato“.

Non credo siano necessarie altre frasi di commento.

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  1. […] 2017, nel blog, “Senza parole…neanche in #franchising”: “Io sono una ex affiliata di un noto brand italiano, ed insieme ad altri ex affiliati stiamo […]

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