Buone Festività per un 2018 carico di felicità e che riporti indietro quanto è stato perduto

Pubblicato: 22 dicembre 2017 in Franchising e sistemi a rete

E’ il 25 dicembre di ogni anno la data che porta la gran parte del mondo a festeggiare il Natale nella sua doppia valenza. Una valenza di festa religiosa (cristiana), che celebra la nascita di Gesù, e una di festività laica (che alcuni fanno risalire agli antichi culti del solstizio invernale e del Sol Invictus), caratterizzata da diverse tradizioni secolari, come lo scambio di doni, i giochi e le riunioni di famiglia, l’addobbo dell’albero di Natale, ecc..

Per il mondo cristiano, il Natale, inoltre, è anche il giorno con il quale “debuttano” le festività e tradizionalmente e figurativamente ci accompagna all’ingresso al nuovo anno e, indipendentemente dai propri “credo” e “non credo”, ogni anno molta parte della popolazione occidentale festeggia, anche se non veramente credente.

Il periodo dell’anno è, comunque, da me ritenuto consono e tradizionalmente idoneo per esprimere alcuni pensieri e riflessioni meno “tecniche” e ci tengo sempre a iniziare l’intervento di questo periodo con queste parole, così come, ogni anno, mi preme ricordare cosa pubblicai nello stesso periodo e per la medesima occasione. Questo è il quinto anno dall’apertura del blog.

Nel 2013 mi espressi con l’intervento dal titolo “E’ il momento di “fare festa”(!)(?). Allora Buone Feste e Buone Imprese a tutti“.

Nel 2014 l’intervento portava il titolo “Buon Natale e un augurio per un Nuovo Anno pieno di coraggio“.

Nel 2015 saltai totalmente il mio augurio. Si, con scelta ponderata, non ritenevo ci fossero altre parole da spendere che avessero effettivamente valenza e valore per una riflessione integrativa rispetto agli anni precedenti, considerato che lo scopo di un intervento di tal natura è quello di determinare spunti di riflessione. Forse ce n’erano anche, ma non mi sono venuti dal cuore e dalla mente.

Nel 2016, ripresi la pubblicazione dei miei “pensieri dedicati” e l’intervento portava il tittolo “Buon Natale e un augurio per un Nuovo Anno pieno di “forza e coraggio”“.

Siamo al 2017, ormai prossimo a salutarci, e il mio pensiero lo dedico ancora una volta a quel mondo che se potesse esprimersi ancor meglio di quello che ha fatto e di quel che è riuscito a fare in decenni di economia, sarebbe in grado di creare ricchezza, serenità e, quindi, stabilità sociale (ma non solo).

Questa volta prendo spunto da un dato giunto nel corso della seconda parte del 2017, dato che in molti “sentivamo”, molti “sapevamo”, ma verso il quale in troppi hanno girato le spalle o, comunque, hanno voluto sostituire (anche in interventi pubblici) con frasi e annunci del tipo “la crisi è finita” oppure “il settore cresce” o anche “il settore tiene“, queste, tra l’altro, frasi tipicamente appartenenti al settore del franchising e sulla fine della crisi, non sto ad elencare le volte che tale frase è stata detta nel corso di almeno un decennio.

Prendo ad esempio due notizie “lanciate” nel corso del 2017 e, ovviamente, pubblicate su tanti altri canali di informazione minoritari. Si “minoritari” perchè, mentre la notizia sulla “crisi finita” è stata riportata anche sui TG ed altri più importanti organi di informazione, quella che sto per riportare non ha mai avuto la stessa eclatanza di quella della “siamo fuori dai tunnel” (plurale, perchè quando sei esce da uno ci ritroviamo subito in un altro) oppure di quella “crescono gli occupati“, ecc., ecc..

Era agosto del 2017 e la Cgia di Mestre annunciava che dal periodo giugno 2009-giugno 2017 sono state perse “quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio. La CGIA stima che a seguito di queste chiusure abbiano perso il lavoro poco meno di 400.000 addetti“.

Era ottobre del 2017 e la Confesercenti annunciava che la “sparizione” “500mila artigiani, commercianti, piccoli imprenditori” e che “le partite Iva sono a rischio povertà“, precisando, al riguardo, che “A differenza dei lavoratori subordinati, un autonomo se chiude l’attività non ha sostegni al reddito (…) E così, mentre l’occupazione dipendente torna a crescere, sia pure sotto la spinta dei contratti a termine, raggiungendo e superando quota 17 milioni e 800mila come prima della recessione, i lavoratori autonomi «continuano a sparire» (…) le famiglie che vivono grazie a un reddito da lavoro autonomo sono quelle più a rischio povertà: tanto che nel 2015 il 25,8% dei nuclei familiari di questa categoria ha vissuto stentatamente al di sotto della soglia di rischio-povertà“.

Credo di aver dato uno dei tanti possibili spunti di riflessione di come sia costante e continua l’erogazione di notizie incomplete e non dotate di tutta quella positività che il sistema prova ormai pedissiquamente a divulgare in una sorta di oblio generale e andando a puntare accuse (e proporre soluzionei) verso fake news di minore portata e di minore importanza mentre permane una “mancanza di un piano di intervento per il loro rilancio occupazionale” e, aggiungo, imprenditoriale con un fisco ancora e sempre più famelico e concentrato solo su adempimenti formali che generano continuamente costi aziendali e sociali.

Anche per quest’anno

Ho finito !!!

Auguro a tutti gli imprenditori, artigiani, commercianti, industriali, professionisti, lavoratori autonomi in genere e lavoratori dipendenti e assimilati, che il 2018 riporti indietro tutto quanto abbiamo perduto..

Tantissimi e sinceri auguri di Buone Feste e che il Natale e il Nuovo Anno portino per sempre serenità e felicità a tutti e in tutte le famiglie.

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