“Mail Boxes Etc.”, TAR e Consiglio di Stato respingono (e confermano)

Pubblicato: 21 giugno 2019 in Franchising e sistemi a rete

– § – “MAIL BOXES ETC.”, TAR E CONSIGLIO DI STATO RESPINGONO (E CONFERMANO) – § – 

Dopo i prevvedimenti di AGCM e AGCOM, il Tar del Lazio ed il Consiglio di Stato respingono i ricorsi e, di fatto, confermano i provvedimenti precedenti: offerta al pubblico di servizi postali senza autorizzazione 

Risultati immagini per agcomCome avevo annunciato, avrei seguito da vicino la vicenda di assoluto interesse e anche di una certa portata “sociale”, considerate le dimensioni della rete di franchising e del numero di affiliati (quindi, imprenditori e famiglie) coinvolte. Giusto agli inizi di maggio, avevo pubblicato un intervento dal titolo ““Mail Boxes Etc.”, dai riflettori AGCM a quelli AGCOM” al quale rimando per la ricostruzione dei fatti, ma, sostanzialmente, il tema principale è ed era l’esercizio abusivo di servisi postali. Tale intervento, non era altro che l’ultimo di una lunga serie di analisi di altre situazioni che avevano già coinvolto il noto marchio internazionale. Era, infatti, il 2013, quando pubblicai “Non è ingannato se non chi si fida”: AGCM mette sotto i riflettori il caso “Mail Boxes Etc.“) e il 2016 quando pubblicai “#Franchising: c’è troppa ignoranza e il Tar respinge AGCM su Mail Boxers Etc.“. In tali casi, la vicenda era legata alle informative precontrattuali e ad una specifica parte del contenuto del contratto stesso. Adesso, il Tar del Lazio ed il Consiglio di Stato, hanno definito anche la questione delle autorizzazioni.

Ovviamente non sono molti gli approfondimenti da aggiungere o le precisazioni da fare rispetto alla descrizione della vicenda pubblicata nel precedente intervento, ma certamente interessante è la conferma del fatto che (come riportato nel provvedimento del Tar del Lazio, “la legittimità della sanzione irrogata anche con riferimento all’organizzazione di una rete di operatori affiliati, in relazione all’esistenza in capo al franchisor di un “obbligo … di verificare l’effettivo possesso da parte di tutti i componenti del gruppo del titolo abilitativo prescritto dall’Autorità di regolazione, in applicazione dei generali principi generali in tema di controllo e di obbligo di vigilanza”, con conseguente sua responsabilità per “omissione colposa di tale controllo”“.

Altrettanto interessante e  molto particolare è quanto emerge dal provvedimento del Consiglio di Stato il quale, nel motivare il respingimento, specifica: “Rilevato che, ad un primo esame tipico della fase di giudizio, in considerazione del fatto che la società ricorrente ha promosso il procedimento per conseguire l’autorizzazione la cui mancanza ha dato causa alla sanzione contestata, non pare allo stato sussistere il danno grave attesoché, all’esito del giudizio di merito, l’importo della sanzione pecuniaria è comunque suscettibile di ripetizione“. Una descrizione alquanto esplicita.

Non c’è che da confermare tutte le perplessità già esplicitate nel precedente intervento e rimanere senza parole innanzi ad una meraviglia: non dovrebbe essere certo ignota e non conosciuta la norma che regola il settore da chi, nel settore, decide di operare e con tali livelli e dimensioni.

Stiamo parlando dell’esercizio abusivo di una attività con ricadute nei confronti di oltre 500 affiliati posti in tale condizione dalla costruzione di un piano di impresa, a quanto pare, ma possono esserci opinioni diverse (?), carente proprio sotto l’aspetto girudico-formale assutamente determinante ed essenziale sotto il profilo sostanziale, quindi, economico.

Quindi, confermo e consolido il mio pensiero finale che, oltre a pensare alle condizioni in cui possano trovarsi i singoli affiliati (leggere: famiglie, imprenditori, investitori, ecc.), è sempre indirizzato all’importanza della costruzione e dell’impostazione di qualsiasi sistema di franchising, un progetto imprenditoriale che è così altamente delicato quanto, in forma fortemente contraria, lo si ritiene così facilmente attuabile, applicabile e sviluppabile da parte di moltissimi imprenditori e altrettanti consulenti “agevolatori”: poi i nodi vengono sempre al pettine.

Nonostante in molti vogliano far apparire bene altro, insisto e non mi smuovo dalla posizione di pensiero che esprimo ormai da 25 anni con il risentimento di molti operatori:

sono troppi, troppi, veramente troppi, i “superficializzatori del settore” e talvolta, anzi, spesso, ma direi proprio quasi sempre, sono anche insospettabili e apparentemente affidabili

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commenti
  1. Roberto falletto ha detto:

    E la cosa ancor più stupefacente è il fatto che prima sviluppo italia e poi invitalia(aziende partecipate sovvenzionate dal mise) abbiano e continuano a elargire contributi a fondo perduto e non a imprenditori che in virtù di un contratto di franchising con siffatta società si trovano poi ad operare in modo abusivo ed illegale nel settore postale.

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