Franchising e know how: obbligo presenza e trasferimento (…e basta con queste brochure…)

Pubblicato: 7 marzo 2021 in Franchising e sistemi a rete

– § – FRANCHISING E KNOW HOW: OBBLIGO PRESENZA E TRASFERIMENTO (…E BASTA CON QUESTE BROCHURE…) – § –

Ancora una conferma dai Tribunali. Dal Tribunale di L’Aquila una sentenza che analizza l’obbligazione contrattuale avente ad oggetto il trasferimento del know how nel franchising

Come riportato dal sito dello Studio Legale Adamo, una recente sentenza del Tribunale di L’Aquila del 17 febbraio 2021 ha affrontato (ancora una volta) il tema dell’importanza del know how nel franchising confermando (ancora una volta) la sua essenziale presenza e conformando (ancora una volta) l’obbligo del trasferimento dall’affiliante all’affiliato.

Il commento alla sentenza potrebbe inserirsi tra i tanti presenti nel blog e potremmo anche dire che non fa altro che confermare una situazione consolidata a livello giurisprudenziale, seppur esista la ben nota sentenza della Cassazione (Sentenza n.11256 del 2018) che, ad oggi, rimane ancora una decisione minoritaria, ma assolutamente importante per altri versi. Al riguardo colgo l’occasione per suggerire due approfondimenti. Uno in questo articolo pubblicato su AZ Franchising nel 2018 dal titolo “Franchising e know how, la Cassazione complica“ e l’altro in questo articolo pubblicato sul blog nel 2019 dal titolo “Franchising senza sperimentazione? Non è franchising“.

No, quanto riportato nel commento dell’amico Avvocato Giovanni Adamo è una vera e propria coincidenza tra la frase usata dal Tribunale nel testo della sentenza e la frase che ho avuto modo (anzi, necessità) di usare nel corso di un arbitrato ad una Collega della parte avversa.

La frase da me usata la richiamo proprio nel finale dell’articolo sopra riportato e pubblicato sul blog e, nello specifico, la richiamo ricordando uno scambio tra il sottoscritto, in qualità di arbitro di parte, e l’arbitro della controparte nell’affrontare l’assenza di un vero e proprio Manuale Operativo, definito “la bibbia del franchising”, contenente una parte codificata proprio del know how. Lo scambio:

Arbitro della controparte: “…si parla tanto di questo fantomatico Manuale Operativo come segreto e complicato e io ne ho scaricato uno da internet di questo marchio“…

La mia risposta: “Collega (perchè era una Collega anche molto stimata in ambiente del Tribunale di sua competenza), quella è una brochure di presentazione, non un Manuale Operativo, forse è meglio che tu confessi a tutti che non hai mai visto un vero Manuale Operativo...”.

Ecco, come riportato dallo Studio Legale Adamo, secondo il Tribunale, “l’oggetto costitutivo proprio del franchising ovvero del know how, nel patrimonio di conoscenze pratiche caratterizzato dalla segretezza, sostanzialità ed individualità. Nel caso in decisione non possono ritenersi integrati i presupposti della formazione tecnica e della trasmissione del necessario know how giacché, a fronte di specifica contestazione sul punto, parte opposta limita la produzione documentale a brochure e attestati di poche ore inidonei a comprovare l’esatto adempimento di quanto concordato e comunque insufficienti rispetto all’obbligazione assunta ed alla ratio stessa del contratto“.

Questo dimostra come ancora oggi, prossimi ormai ad un ventennio dall’introduzione della norma sul franchising (L.129/2004) sia ancora scarsa la conoscenza del settore, sia in termini aziendali, sia in termini consulenziali e anche in termini di tutela legale. Non solo, ma questa sentenza mi conferma ancora come siano ancora molti (troppi) gli affilianti non tengano assolutamente in considerazione l’importanza del trasferimento dello stesso know how anche in termini di formazione, preparazione e aggiornamento facendo riaffiorare quanto oggetto di sentenza del Tribunale di Livorno, curata direttamente dal sottoscritto con il legale di fiducia della parte lesa (affiliato) e che potete rileggere in questo intervento “Per il #Franchising il Tribunale di Livorno avvisa: non si sfugge da #formazione e #assistenza“.

Tornando alla sentenza del Tribunale di L’Aquila, lo stesso, una volta esaminati documenti delle parti, ha ritenuto che “ove il franchisee non saldi il pagamento (fee d’ingresso e royalties previste), e il franchisor non dimostri di avere trasferito il know how (in esso comprese anche mancata formazione del personale, assenza di pubblicazioni di annunci pubblicitari, difficoltà di funzionamento del sistema informatico gestionale..ecc..) è quest’ultimo ad essere venuto meno all’obbligo più rilevante, giustificandosi la domanda di risoluzione avanzata dall’affiliato. Le motivazioni di tali pronunce dei giudici di merito, che si condividono, prendono a base le lacune e l’insufficienza del know how, in ragione delle quali si ritiene vanificata la causa concreta del contratto che consiste nell’inserimento del franchisee in una rete collaudata e radicata sul mercato che beneficia di conoscenze tecniche e del marchio affiliante in un quadro di costante e proficua collaborazione“.

Poniamo a confronto quanto riportato nella citata sentenza del Tribunale di Livorno del 2016: “l’obbligo della convenuta quale franchisor, non era solo quello di fornire al franchisee l’apposito Manuale Operativo e garantirgli la trasmissione delle relative capacità nella fase iniziale, ma, invero, tali conoscenze devono essere “implementate” e costantemente aggiornate, non solo con lo scopo di rendere costantemente adeguati i servizi offerti allo standard preteso, ma anche allo scopo di uniformare, all’interno della rete di affiliazione, il modus operandi di ogni singolo affiliato e rendere effettiva l’affiliazione e le capacità di rendimento della stessa“.

Come si può notare, purtroppo, i punti nevralgici di sistemi di franchising progettati superficialmente, ma, soprattutto, professionalmente supportati senza idonea preparazione specialistica, ma anche senza un reale interesse per l’azienda cliente, per una sua tutela, per una realizzazione solida e di messa in minima sicurezza, progetti avviati frettolosamente e gestiti senza una preliminare formazione dell’imprenditore franchisor, sono sempre i medesimi e sono anche ricorrenti. Una tale diffusione che, come sostengo sempre, se gli affiliati si svegliassero, sarebbero molti i Tribunali chiamati a fare chiarezza, una chiarezza per la quale mi rendo sempre disponibile semplicemente perchè il franchising è un progetto aziendale serio e deve essere trattato seriamente, ma, soprattutto, è opportuno che sia frequentato da seri imprenditori.

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