Adesione ad un franchising? Prima regola: comportarsi da investitori

Pubblicato: 22 luglio 2021 in Franchising e sistemi a rete

– § – ADESIONE AD UN FRANCHISING? PRIMA REGOLA: COMPORTARSI DA INVESTITORI – § –

Capita spesso che i potenziali affiliati, vegano a conoscenza di opportunità di franchising come “cliente del marchio”, ma anche come lettore di riviste, frequentatori di fiere, navigatori in internet, ecc.. Cosa può comportare questo?

L’approccio di un potenziale affiliato ad una ipotetica adesione a sistemi di franchising, attuato con i vari strumenti a sua disposizione, risulta essere spesso anche di tipo “variegato”, nel senso che tale potenziale affiliato può indirizzare la sua attenzione anche a più marchi in settori completamente diversi tra loro, neanche affini. Anche se questo approccio può ingenerare maggiori approfondimenti verso una o più reti, alcune potenziali affiliati si trovano frequentemente ad agire come “clienti” o, comunque, soggetti che apprezzano il prodotto o il servizio. E’ l’approccio giusto?

Se, da un lato, tale aspetto comportamentale esprime un risultato positivo per la rete circa la forza comunicativa del suo marchio (attrazione), sotto l’aspetto “qualitativo” del prodotto/servizio, il potenziale affiliato esprime una tale forma di gradimento in termini di pure esperienze da consumatore, ma potrebbe essere completamente privo di esperienze circa la effettiva conoscenza della qualità del prodotto/servizio. Questo ultimo aspetto, in ogni caso, pur importante, non risulta così fondamentale nel momento in cui la generalità dei consumatori risponde positivamente al marchio e alla sua presenza sul mercato. Bene chiarire, inoltre, che l’approccio “da consumatore” è altresì importante per comprendere maggiormente il business, ma non è tutto

Infatti, quanto sopra esposto (noto a tutti gli operatori del settore) determina che, con tale forma di approccio da “comportamento da cliente”, l’interesse dei potenziali affiliati può risultare dominante nel processo di franchising. Questo non è assolutamente positivo e agevola, tra l’altro, le reti poco serie, poco strutturate, scarsamente dotate di sostanza, ecc..

Il miglior approccio che un potenziale affiliato dovrebbe avere come primo elemento è senza dubbio il “comportamento da investitore”, fermo rimanendo, come detto, che debba essere ben presente anche quello “da consumatore”.

Ma quali fasi dovrebbero essere affrontate da un potenziale affiliato in termini di “comportamento da investitore”? Vediamone alcune esposte in sintesi:

  • il primo essenziale e fondamentale dato è gestire il processo di adesione con il primario obiettivo di individuare (e proiettare) il ritorno previsto sull’investimento conseguente l’adesione. Seppur “mettersi in proprio” crei una propria indipendenza (anche se l’attuale contesto esprime una riduzione di interesse al riguardo), conoscere (e ottenere) un giusto ritorno sull’investimento, fermo rimanendo il rischio di impresa, costituisce la più importante informazione per ottenere la quale occorre sviscerare nei minimi dettagli il business al quale stiamo ponendo attenzione;
  • se il ROI del sistema o dei sistemi di franchising individuati non risulta soddisfacente, meglio cercare altre proposte di franchising, fermo restando di dover fare i conti con le proprie disponibilità finanziarie, ma anche altre forme di investimento, esempio.
  • anche se è impossibile azzeccare tutte le previsioni, occorre avere il massimo dei dati per prevedere i potenziali guadagni ed equiparare i probabili risultati dell’investimento. Occorre essere scettici nei confronti dei franchisor, considerato che in Italia non vi è obbligo legale di fornire un, seppur ipotetico e non impegnativo, business plan, così come tante altre informazioni obbligatorie in altri paesi, come, ad esempio, la fotografia del mercato di insediamento;
  • pensare “come un investitore”, quindi, perché l’investitore ha una prospettiva diversa. Gli investitori si concentrano sugli aspetti finanziari della transazione e meno sugli elementi emotivi, come accade in forma di “cliente”. Ripetendo il concetto, ciò non diminuisce l’importanza della figura “da cliente” e neanche le relazioni attivate (e quelle future) con una rete di franchising, ma non dovrebbe essere la componente più importante;
  • confrontare ed esaminare le varie opportunità di franchising rispetto a marchi simili, è altra ovvia e ben nota attività di analisi;
  • anche parlare con il maggior numero possibile di affiliati ed ex affiliati ponendo loro molte domande è altra ovvia e ben nota attività di analisi. Avere queste informazioni consente anche di confrontarle con quelle ricevute dal frnchisor;
  • affidarsi ad un professionista (avvocato o commercialista, verificando, comunque, l’iscrizione all’Ordine Professionale) veramente specializzato nel settore del franchising (molti si autodichiarano tali) per controllare le informazioni precontrattuali e quelle integrative, così come previsto dalla legge. Si tratta di una delle più complesse due diligence nelle quali gli elementi da sottoporre a valutazione sono moltissimi.

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