Franchising 2020: d’obbligo i dati completi

Pubblicato: 10 novembre 2021 in Franchising e sistemi a rete
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§ – FRANCHISING 2020: D’OBBLIGO I DATI COMPLETI – § –

Graditissimo e molto atteso il rapporto annuale su “Strutture, tendenze e scenari del settore franchising 2020“, una importante fotografia dell’anno della pandemia. Occorre porre attenzione alla diffusione dei dati

Era accaduto già nel corso del 2020, rispetto ai dati forniti sul 2019: alcuni operatori del settori, alcuni giornalisti, alcune testate, alcune associaizoni, riportavano come “il franchising stesse resistendo alla crisi da Covid-19“. Affermazioni alquanto bislacche, considerato che il rapporto uscito nel 2020 si riferiva, appunto, al 2019, anno pienamente operativo.

Mettendo da parte questa “stranezza”, siamo finalmente giunti ad avere i dati 2020 sul settore grazie al rapporto annuale su “Strutture, tendenze e scenari del settore franchising 2020“, realizzato ed elaborato da Servizio Studi Assofranchising in collaborazione con CREA e adesso cosa sta accadendo?
E’ in corso di diffusione una comunicazione del tutto simile con la divulgazione di solo una parte di ciò che si legge dai dati risultanti dal rapporto e, ovviamente, sono in diffusione solo i dati positivi.

A questo punto bene fare chiarezza.

Preliminarmente occorre dire, come correttamente debutta il report, che “da un punto di vista metodologico, pur avendo intervistato e censito nella banca dati Assofranchising circa 1.400 brand, sono state considerate solo le reti “attive”, ovvero quelle reti costituite da almeno 3 punti vendita in franchising; tale fattore rappresenta il discriminante per qualificare come “attiva ed effettiva” una rete in franchising” e che sono 877 nel 2020.
Questo dato la dice lunga (e da sempre) sulla reale situazione del franchising in Italia e di quanta difficoltà abbia a decollare come lo strumento di sviluppo e crescita aziendale meriterebbe e come tale sia riconosciuto in molta parte del mondo economicamente avanzato.

Detto questo, pertanto, il primo dato importante che giunge dalla lettura del report è che “nel 2020 il franchising in Italia si compone di 877 reti “attive”, registrando un calo in termini assoluti pari a 103 unità rispetto al 2019 (-10,5%). Tale sistema è formato per l’89% da reti nate in Italia, mentre l’8% è rappresentato da Master di franchisor stranieri e il 3% da reti straniere che operano solo con franchisee, ma con sede legale all’estero“. Questo calo è (stranamente) considerato un dato di “consolidamento del sistema franchising nel sistema imprenditoriale italiano“.

Quello che si legge sulla stampa e sulla varie dichiarazioni sono, in pratica, solo due dati e positivi (riporto da comunicati stampa ufficiali): “Giro di affari in crescita (+3,5%) e aumento dell’occupazione (+4,8%) fanno dell’affiliazione commerciale la giusta soluzione per chi desidera avviare una carriera imprenditoriale in sicurezza“.

La realtà che porta alla completezza è un’altra, anzi, le realtà sono altre e sono riportate in questa tabella di sintesi presente nel report:

Non solo, ma ampliando l’aspetto temporale, un’altra tabella presente nel report ci fornisce un altro dato estremamente importante che pone in evidenza come le insegne operative in Italia siano calate dal 2016 al 2020, seppur i punti vendita, il volume di affari e gli addetti siano aumentati, come accaduto nel confronto tra il 2019 e il 2020:

Quanto sopra ha o potrebbe avere solo un dato di carattere positivo, ma che niente ha a che fare con le affermazioni del tipo “il franchising tiene anche innanzi alla crisi“: la selezione qualitativa.
In sostanza, questo dato di decrescita potrebbe risultare positivo solo nel caso in cui fosse il risultato di una selezione basata sulla qualità della rete, sulla solidità, sulla consistenza, elementi che non è dato sapere dal report.
Non solo, la domanda da porci è anche se da questo dato emerga una crescita dei “big” e una più difficile, ostacolata, problematica crescita di reti di dimensioni minori che potrebbe essere elemento impedente di una crescita del settore stesso, della variabilità dell’offerta, ecc., ecc..

Andando poi nei dettagli, apprendiamo ancora altri dati importanti. Esempio, come è formato il calo delle reti attive per ogni settore:

A quanto sopra si aggiunga anche l’importanza del dato relativo alla crescita/riduzione di volume d’affari generale e del quale il report riporta in tabella la ripartizione dei vari settori in termini di incidenza percentuale, ma non riporta le variazioni (crescita o diminuzione) dei singoli settori, salvo un breve paragrafo descrittivo di seguito riportato:

Come precedentemente menzionato, la GDO è la dimensione che maggiormente incide nella composizione di questo indicatore, pesando il 34% sul totale giro d’affari (rispetto al 2019 in aumento la GDO food +6,7% e in calo molto forte la GDO non food -45,3%), seguita dal settore “Abbigliamento uomo donna” (crescita del + 55,6% rispetto al 2019 anche grazie ad e-commerce e mascherine protettive), “Pizzerie, fast food, ristorazione etnica e a tema” (in calo del -0,8%) e “Abbigliamento, scarpe e accessori bambino” (in crescita del +16,1%). Rispetto al 2019 sono in crescita i settori della “Consulenza e assistenza per l’impresa e la persona” (+19,3%), “Lavanderie e sartorie” (+61,5%) e “Giochi” (+116,2%), sono invece stati colpiti maggiormente dalla difficile situazione che ha caratterizzato il 2020, i settori “Estetica, palestre e parrucchieri” (-12,6% rispetto al 2019) e “Viaggi e turismo” (in calo del -1,5%)“.

Da questa sintesi, pertanto, mi sento di confermare quanto il franchising possa essere (e realmente è) prezioso per e nell’economia nazionale, in generale, e quanto lo stesso necessiti (ancora) di alta professionalità, sia imprenditoriale, sia consulenziale. Una conferma che, purtroppo, mi sento di estendere (lo faccio da decenni) anche a chi divulga con strumentale parzialità solo una parte dei dati emergenti dallo scenario “franchising in Italia”.

Altresì è da confermare anche la classica frase che chiude ogni rapporto annuale:
La dinamicità che caratterizza questo settore necessita di modelli di business che siano in grado di rispondere alle esigenze dei “nuovi consumatori”, i quali sono sempre più attenti alla qualità e vincolati dai prezzi. I dati analizzati mostrano una propensione all’adozione di questa formula (…). Come è stato possibile osservare durante i diversi periodi, questo lo si deve alla facilità con la quale è possibile standardizzare il prodotto offerto. Tuttavia, esistono mercati che sono caratterizzati da ridotte dimensioni, tipicamente locali, i quali non sarebbero compatibili con il modello proposto. In conclusione, il franchising favorisce la conoscibilità del prodotto offerto sui mercati nazionali, ma soprattutto internazionali; per tale motivo, viene considerato un ottimo strumento per accedere a nuovi mercati, potendo essere applicato anche nelle realtà più piccole, facenti parte dell’universo imprenditoriale di piccole e medie dimensioni“.

In troppi, in Italia, non hanno ancora compreso queste potenzialità e in questi “troppi” ci sono imprenditori, manager e consulenti, assolutamente impegnati a cercare sempre dannose scorciatoie e superficialità operative anche in progetti di grandi potenzialità, ma che richiedono assoluta serietà e dedizione.

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