Un rapporto non cordiale, spesso ostico, caratterizzato dalla difficoltà di rendere conciliabili norme, consuetudini, deontologia e mercato, spesso non così corretto, con i clienti finali che possono anche non orientarsi

Mi hanno chiesto spesso opinioni professionali sul tema “Franchising e professioni”, sulla costruzione di reti tra e/o per professionisti aventi le medesime caratteristiche del franchising. Nel 2011 scrissi proprio un articolo per AZ Franchising, in parte richiamato in questo intervento che, questa volta, suddivido in due parti per ulteriori integrazioni. In questa prima parte tengo ad analizzare un tema più commerciale, aspetti “pubblicitari” e che già di per se sono generatori di problematiche e che costituiscono un utile preparazione alla trattazione della seconda parte, più “tecnica”.

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In questo intervento ospito volentieri un testimone, una persona che realmente ha vissuto una vicenda che ho avuto modo di riportare nel blog e in interventi su AZ Franchising. Nello specifico, l’argomento è “Il caso Ecostore“. Era il 2014 negli interventi “#Pubblicità ingannevole e #franchising: ancora ! Il caso Eco Store (Parte I)” e “#Pubblicità ingannevole e #franchising: ancora ! Il caso Eco Store (Parte II)” dettagliavo il caso che, tra l’altro, ho sempre modo di citare nel corso dei miei seminari e convegni, data l’importanza di quanto esprime. Una importanza che corrisponde anche a una soddisfazione personale e professionale, considerato che sono stato tra i primi a portare “giornalisticamente” in evidenza l’importanza dei provvedimenti AGCM in tema di franchising, e anche una soddisfazione per il costante e continuo, seppur fortemente e alacremente contrastato, messaggio “politico” che IREF Italia, l’associazione del settore da me presieduta, sin dalla sua costituzione divulga a beneficio dell’intero settore.

Detto questo “lascio la parola” al Dott. Gennaro Lanza (lo ringrazio pubblicamente per il suo prezioso contributo) il quale su Pulse di LinkedIn racconta quanto segue e, da parte mia, il riporto è integrale. Buona lettura e buona cultura.

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Il mondo associativo da decenni fornisce pessime notizie di assoluta gravità per la dignità del sistema ma anche per le imprese aderenti e associate e, in termini “normocomportamentali”, un associato dovrebbe essere alquanto imbarazzato…o no ? 

Lo dico subito: vi sbagliate e scusate la franchezza. A cosa ?mi riferisco  Vi spiego.

Il titolo di questo intervento potrebbe non risultare attinente all’obiettivo di questo blog , cioè, “Contributi per approfondire la conoscenza del franchising……e non solo” ed è proprio il “non solo” che rende errato tale eventuale giudizio. Si perché, tra le modalità adottate per fornire il mio “contributo al settore” c’è anche la promozione, costituzione e presidenza di IREF Italia – Federazione delle Reti Europee di Partenariato e Franchising.

E allora, vediamo e grazie della vostra attenzione.

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Episodi e iniziative che generano molte perplessità, soprattutto riguardo a chi li legittima con il consenso e la condivisione e le domande sono:
“c’è un perché ?”, “perché accade questo ?”, “perché si consente questo ?”

Credo di poter sostenere che, con i molti articoli pubblicati continuamente su AZ Franchising e sul blog e occasionalmente in altri contesti, ho affrontato moltissimi argomenti in tema di franchising, esprimendo forti perplessità, dubbi, anche vere e proprie denunce, numerose analisi prettamente tecniche e interpretative, di aver fornito anche suggerimenti e preziose indicazioni e certamente numerosi apprezzamenti per un settore nel quale parte della mia professione è dedicata anche con vera e propria passione.

L’ultimo intervento dal titolo “#Franchising: “il paradosso del mentitore”, dal VI secolo a.C. ai nostri giorni…e oltre ? ha richiamato la visione di quella parte del franchising che definisco “egotica”, cioè, autoesaltante e ciò non per mera invenzione, ma per semplice analisi di situazioni oggettive e realmente accadute.

Altri interventi hanno avuto medesima natura e caratteristica e hanno espresso dubbi e perplessità, come l’intervento dal titolo “Qualità nelle reti (anche di #franchising: un percorso possibile, oppure, aventi con l’autoreferenzialità”  o anche il molto letto “Il lato oscuro del franchising (o è quello chiaro ?)”.

Per introdurre questo nuovo intervento mi ricorre obbligo di richiamare e riportare ancora quanto già pubblicato in precedenza.

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Quando usiamo l’attributo “paradossale” si intende che ciò a cui facciamo riferimento è privo di qualsiasi logica comunemente accettata.

Il “paradosso”, cioè il ragionamento dilemmatico dai risultati che concludono sempre in un punto di domanda, ha origini antichissime, sin dal 300 a.C.. Spesso, troppo spesso ci dimentichiamo dell’opportunità di riflettere maggiormente su cosa ci accade intorno, su cosa e come viene espresso, sull’assoluta certezza che sembrano esprimere certi messaggi, certe comunicazioni, certi inviti, certe affermazioni. Riflessioni che “ci mancano” in quanto, con molta probabilità, stiamo allenando i nostri cervelli ad “utilizzare” strumenti esterni ed estranei a noi (primi fra tutti i pc e derivati) a discapito della ricerca di logiche e approfondimenti da effettuare proprio con i nostri cervelli. Ma cosa ci fa il franchising posto in abbinamento ad un riferimento così lontano nel tempo ? Un attimo e ci arrivo. Intanto, vediamo in cosa consiste “il paradosso del mentitore”.

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