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Una integrazione alla mia recensione tecnica al film su Ray Kroc, non il fondatore di McDonald’s, ma il fondatore dell’impero McDonald’s

Risale al gennaio 2017 (“The Founder”, in scena #McDonald’s e il #franchising…le colonne di una mia “scelta professionale”) la mia recensione tecnica sul film “The Founder” e, al tempo, cercai di elaborarla con una certa tempestività, sia per redigerla subito dopo la visione del film, a mente fresca, sia per anticipare una serie recensioni che, come poi accaduto, mi immaginavo già impostate e improntate prettamente su aspetti più “motivazionali” o di marketing o di “(para)coaching”. A distanza di mesi, ho nuovamente visto il film ed ho elaborato ulteriori elementi per una integrazione per evidenziare aspetti nuovi e per aggiungere altre “sfumature” ad aspetti già analizzati con il primo intervento.

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Devo dirlo, da “amante della trasparenza” e da “ricercatore di sincerità applicata”, ritengo utile rendere pubblico un mio stato d’animo a chi segue il blog, a chi segue le pagine dei siti delle mie attività, a chi legge i miei articoli su riviste e chi mi segue sui social, lo meritano tutti

Premessa

Sto seriamente maturando l’idea di non occuparmi più pubblicamente di franchising. Al momento è forte l’indecisione, ma, sempre al momento, non rilevo episodi o circostanze per un possibile ripensamento, sempre legittimi, al verificarsi delle idonee condizioni.

Perché? Gli episodi sono moltissimi e, talvolta anche gravi. A volte li ho raccontati, altre volte li ho accennati, per altri ancora non ne ho fatto cenno e in alcuni casi li ho trasformati in post o articoli.

Salto quasi completamente un periodo che va dal 2004 (anno di introduzione della legge) al 2012 (anno di costituzione dell’associazione IREF Italia che ancora presiedo). Ne avrei da raccontare, ma cito solo l’episodio di una associazione che mi escluse dai relatori in una fiera (io ero totalmente indipendente dal loro “entourage”) in quanto per due volte in due anni, proponendo un tema specifico, la saletta workshop ebbe una alta affluenza rispetto ai “deserti” di altri workshop tenuti da altri relatori dello “staff”: la cosa non era tollerabile.

Di tale periodo, aggiungere altro sarebbe inutile, considerato anche che, essendo ormai “datati”, tali episodi dovrebbero far parte del passato consolidato e dimenticato e riportarli alla mente renderebbero il mio intervento troppo lungo e poi, questi episodi, però importanti, avevano da me ricevuto una classica “pietra sopra”, un “senza rancore”.

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Un piacevole e “particolare” film consente di esprimere una analisi sul tema franchising e anche un salto indietro nella mia storia professionale

The Founder

Introduzione

Parto subito da un concetto che ripeto da decenni, in continuazione, fino alla noia, passando da irriverente, non simpatico, creatore di ostacoli, burocratico e irrispettoso, ma certamente non da disonesto o menzognero

«Il franchising è a disposizione di tutti, ma non è per tutti»

Questa frase oggi è certificata dal film ed è una certificazione a livello internazionale, a livello globale.

Oltre a questa “netta e ben chiara” introduzione aggiungo che per questo intervento occorre molta pazienza per il tempo necessario a leggerlo e a farlo anche con le necessarie riflessioni, per i numerosi link a video anche storici e per i riferimenti anche ad altri interventi presenti nel blog. Insomma, è molto lungo, ma gli argomenti trattati, la “filosofia” che c’è dietro a questa storia, gli spunti che fornisce e tutti i vari ragionamenti che genera hanno molta importanza e, pur nella mia ricerca della sintesi, meritano di essere comunque dettagliati per e nei temi essenziali. Prendetevi del tempo e se questa analisi vi è piaciuta, sarà un piacere venirlo a sapere e sarà un piacere rilevare una diffusione e una condivisione. Appositamente non ho optato per la pubblicazione in due parti, avrebbe perso la giusta atmosfera, la necessaria continuità, la funzione e gli scopi posti alla base di questo articolato intervento. La mia scelta è stata quella di dividere l’analisi più tecnica da quella professionale (posta in chiusura) che, a sua volta, ha inciso anche su quella personale per il piacevolissimo e raro rapporto generato con il mio cliente affiliato McDonald’s. Buona lettura.

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Chi cerca soldi per fare impresa è sicuro del proprio talento, ma chi eroga soldi per fare impresa valuta attentamente parametri “economici” per la “capacità di restituzione” e valuta molto poco i parametri “talentici” per le “capacità di fare quell’impresa

Sicuramente è un vecchio dibattito, ma il recente provvedimento su «”Fare impresa in franchising”: progetto pilota per la rigenerazione commerciale nei centri urbani» della Regione Lombardia, considerato innovativo, così come altri provvedimenti delle singole CCIAA locali volti all’incentivo per il “fare impresa”, mi hanno risvegliato alcune riflessioni che ho dibattuto sin dai famosi “finanziamenti CEE” dei primi anni ‘90, all’epoca una novità assoluta per le imprese.

L’argomento è molto ampio ed un intervento completo sarebbe stato molto più  lungo. Cercando di analizzarlo in una forma “alternativa”, mi affiderò ai lettori, alla loro capacità di proiezione mentale e alle loro qualità di deduzioni e considerazioni finali.

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Dalla riforma sull’associazione in partecipazione giunta con le disposizioni del Jobs Act, possono derivare importanti effetti collaterali nel settore delle reti e, in particolare, nel [falso]franchising. Effetti che, per certi versi, possono essere considerati positivi, ma per altri possono essere considerati preoccupanti, in particolare per coloro che hanno aderito ad alcune reti

Cerchiamo di fare ordine. Con il Decreto Legislativo 04.03.2015 n.23, contenente disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge n.183 del 2014 (c.d. Jobs Act), il legislatore è intervenuto in diversi ambiti del mondo del lavoro e, tra questi, anche in quello che riguarda le “associazioni in partecipazione”. L’intervento ha riguardato l’articolo 2549 del Codice Civile, con una modifica al primo comma e l’abrogazione del comma 2 e del comma 3, già oggetto di interventi dalla nota “Riforma Fornero“. Nella pratica, il Jobs Act ha eliminato la possibilità di costituire associazioni in partecipazione con apporto di lavoro, limitando tale possibilità ad associazioni in partecipazione con apporto d capitale e, quindi, senza che l’associato possa effettivamente operare nell’impresa in termini lavorativi. Vediamo queste modifiche e poi capiamo i riflessi.

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