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Un piacevole e “particolare” film consente di esprimere una analisi sul tema franchising e anche un salto indietro nella mia storia professionale

The Founder

Introduzione

Parto subito da un concetto che ripeto da decenni, in continuazione, fino alla noia, passando da irriverente, non simpatico, creatore di ostacoli, burocratico e irrispettoso, ma certamente non da disonesto o menzognero

«Il franchising è a disposizione di tutti, ma non è per tutti»

Questa frase oggi è certificata dal film ed è una certificazione a livello internazionale, a livello globale.

Oltre a questa “netta e ben chiara” introduzione aggiungo che per questo intervento occorre molta pazienza per il tempo necessario a leggerlo e a farlo anche con le necessarie riflessioni, per i numerosi link a video anche storici e per i riferimenti anche ad altri interventi presenti nel blog. Insomma, è molto lungo, ma gli argomenti trattati, la “filosofia” che c’è dietro a questa storia, gli spunti che fornisce e tutti i vari ragionamenti che genera hanno molta importanza e, pur nella mia ricerca della sintesi, meritano di essere comunque dettagliati per e nei temi essenziali. Prendetevi del tempo e se questa analisi vi è piaciuta, sarà un piacere venirlo a sapere e sarà un piacere rilevare una diffusione e una condivisione. Appositamente non ho optato per la pubblicazione in due parti, avrebbe perso la giusta atmosfera, la necessaria continuità, la funzione e gli scopi posti alla base di questo articolato intervento. La mia scelta è stata quella di dividere l’analisi più tecnica da quella professionale (posta in chiusura) che, a sua volta, ha inciso anche su quella personale per il piacevolissimo e raro rapporto generato con il mio cliente affiliato McDonald’s. Buona lettura.

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Chi cerca soldi per fare impresa è sicuro del proprio talento, ma chi eroga soldi per fare impresa valuta attentamente parametri “economici” per la “capacità di restituzione” e valuta molto poco i parametri “talentici” per le “capacità di fare quell’impresa

Sicuramente è un vecchio dibattito, ma il recente provvedimento su «”Fare impresa in franchising”: progetto pilota per la rigenerazione commerciale nei centri urbani» della Regione Lombardia, considerato innovativo, così come altri provvedimenti delle singole CCIAA locali volti all’incentivo per il “fare impresa”, mi hanno risvegliato alcune riflessioni che ho dibattuto sin dai famosi “finanziamenti CEE” dei primi anni ‘90, all’epoca una novità assoluta per le imprese.

L’argomento è molto ampio ed un intervento completo sarebbe stato molto più  lungo. Cercando di analizzarlo in una forma “alternativa”, mi affiderò ai lettori, alla loro capacità di proiezione mentale e alle loro qualità di deduzioni e considerazioni finali.

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Dalla riforma sull’associazione in partecipazione giunta con le disposizioni del Jobs Act, possono derivare importanti effetti collaterali nel settore delle reti e, in particolare, nel [falso]franchising. Effetti che, per certi versi, possono essere considerati positivi, ma per altri possono essere considerati preoccupanti, in particolare per coloro che hanno aderito ad alcune reti

Cerchiamo di fare ordine. Con il Decreto Legislativo 04.03.2015 n.23, contenente disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge n.183 del 2014 (c.d. Jobs Act), il legislatore è intervenuto in diversi ambiti del mondo del lavoro e, tra questi, anche in quello che riguarda le “associazioni in partecipazione”. L’intervento ha riguardato l’articolo 2549 del Codice Civile, con una modifica al primo comma e l’abrogazione del comma 2 e del comma 3, già oggetto di interventi dalla nota “Riforma Fornero“. Nella pratica, il Jobs Act ha eliminato la possibilità di costituire associazioni in partecipazione con apporto di lavoro, limitando tale possibilità ad associazioni in partecipazione con apporto d capitale e, quindi, senza che l’associato possa effettivamente operare nell’impresa in termini lavorativi. Vediamo queste modifiche e poi capiamo i riflessi.

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Premetto subito che se il lettore pensa che già dal titolo riesca a comprendere che questo intervento non parlerà di franchising…è vero, ha ragione…ma se pensa che quanto leggerà non sia attinente al franchising o a altra forma di rete commerciale…si sbaglia, e parecchio.

Allora perché questo intervento? Da dove giunge ?

Semplice, dal momento che in questo blog (ed in molti miei interventi editoriali, ma anche in altri contesti e nel corso di altre attività) ho fatto molte volte cenno all’etica, alla deontologia, a comportamenti ingannevoli, ma anche scorretti, poco trasparenti, ecc., credo sia normale, a questo punto, effettuare una riflessione su questo argomento che non solo dovrebbe interessare il singolo individuo che legge questo intervento (come persona, ma anche come imprenditore), ma sento personalmente e professionalmente con coinvolgimenti diretti (per le professioni regolamentate il Codice Deontologico ha gli stessi effetti di una legge), anche attraverso la stesura di specifici documenti.

Allora poniamoci subito una domanda: “…ma serve effettivamente un Codice Deontologico o un Codice Etico per gli imprenditori, per i professionisti, per i lavoratori, per i politici, ecc. ?

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In uno strano silenzio che da alcuni mesi organi di informazione e altre organizzazioni del settore stanno osservando al riguardo, da AGCM si rilevano ancora due interventi in materia di #franchising: un intervento rivolto ad un marchio detenuto con “master franchise” per l’Italia da una nota società di consulenza ed assistenza al settore ed un intervento rivolto ad un marchio con centinaia di franchisees.

“Questo per isperienza è provato, che chi non si fida mai sarà ingannato” (Leonardo da Vinci, Codice Atlantico, 1478-1518).

Nell’attività di giornalista ma anche, come in questo caso, di blogger, oltre alla tempestività della notizia che vuoi argomentare (devi “essere sempre sul pezzo”), devi anche essere sempre alla ricerca di nuovi argomenti da analizzare e trattare, ma talvolta sei costretto ad “insistere” su alcuni temi che portano a meravigliarti del come ciò sia possibile, soprattutto quando noti le date di “svolgimento dei fatti” e, soprattutto, come in quanto andremo a vedere, noti la tipologia dei protagonisti delle vicende trattate.

Rientra in questa caratteristica anche quanto sto per illustrare, volendo precisare del come abbia appositamente voluto non trattare l’argomento “consulenza al franchising”, che mi vedrebbe direttamente interessato e, quindi, “incompatibile”.

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