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Nascondere o negare un problema, non corrisponde a risolverlo, è solo droga. 

Chi intrattiene rapporti professionali o personali con il sottoscritto, conosce benissimo quanto sia fortemente critico verso sistemi e modalità di gestione di qualsiasi ambito o settore impostati (anche in buona fede) sulla mediocrità, sulla superficialità, sulla mancanza di analisi e cura dei dettagli. Conosce benissimo la mia opinione sui tanti coach che puntano sulla banalità, su frasi banali, vuote, sul “marketing di te stesso”, ecc., ecc.. Non si tratta di ricerca della perfezione, che i mediocri chiamano in forma dispregiativa  “pignoleria”. Si tratta solo di “impegnarsi nell’eseguire un compito, un ruolo, una mansione nel migliore dei modi con impegno, professionalità, correttezza, deontologia, etica e onestà” (ripeto sempre) e dove il concetto di onestà non sta solo nel “non rubare”, ma sta anche e soprattutto nell’onestà intellettuale (tema amplissimo) che porta con se tutto il resto.

Pertanto, come ultimo intervento prima della pausa estiva, non porto all’attenzione il tema franchising, in senso stretto, ma il concetto che espongo e richiamo riguarda certamente, assolutamente e pienamente anche il franchising.

Ciò che propongo, quindi, è solo un link. Un link nel quale si parla di “mediocri”. Una “piaga” presente da secoli.

  • I mediocri sono quelli che più facilmente s’impongono ai mediocri (Arturo Graf, Ecce Homo, 1908)
  • Non siate che mediocri, otterrete tutto (Charles Joseph de Ligne)
  • Nella repubblica della mediocrità, il genio è pericoloso (Robert Green Ingersoll, discorso, Philadelphia, 1890)
  • La mediocrità è il principio che forma la massa compatta del genere umano (Søren Kierkegaard, Diario, 1834/55 (postumo 1909/49)
  • Vi è in alcuni uomini una certa mediocrità di spirito che contribuisce a renderli saggi (Jean de La Bruyère, I caratteri, 1688)

E’ un link che inizia con “il mondo è dei mediocri” e se qualcuno pensa che tale concetto sia da applicare solo in politica si sbaglia di grosso e così facendo nasconde un altro problema. Non solo, chi pensa che la mediocrità sia presente solo nella “offerta” e non nella “domanda” sbaglia nuovamente. Stiamo assistendo ad un “incontro” epocale.

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Quando, dopo aver trattato notizie opportunamente verificate e accertate che stimolano articoli, interventi, dibattiti e confronti, arrivano “certe” notizie, talvolta scrivere non serve proprio, anzi, scrivere può non essere possibile

Questo non è un intervento prettamente tecnico. Non c’è uno specifico argomento che tratta di franchising, ma c’è un brevissimo accenno a “storie dal franchising”.

Oggi 26.07.2017 ho ricevuto una email privata. Un messaggio del quale riporto alcuni stralci. Solo un messaggio informativo, niente di tipo professionale. Un messaggio da una persona che è, giustamente, convinta che “la gente deve sapere”. Un messaggio di una persona tra le tante altre coinvolte. Un messaggio da una persona che ha avuto anche il buon gesto di mantenere la riservatezza nei confronti della controparte, del marchio protagonista. Si tratta di una persona che ha recentemente letto alcuni miei interventi, soprattutto quelli di riferimento a sentenze di Tribunali, in particolare l’ultimo intervento. Sinceramente, non credo di aver parole adatte a commentare.  Premetto anche che, al momento, non ho avuto e non ho ancora possibilità di attivare il primo principio giornalistico, cioè, quello di verificare la presenza dei necessari elementi di certezza e fondatezza della notizia. Certo che l’autore del messaggio, la “fonte”, è sicura e rintracciabile e ritengo opportuno tener conto che proprio il comportamento della fonte mi ha generato una certa rassicurazione nel poter pubblicare parte del contenuto del messaggio, comunque anonimo. Si, perchè la fonte si è riservata di darmi in futuro notizie e informazioni e, per riservatezza e rispetto legale, come già accennato, non mi ha citato il marchio in questione e questo è un “comportamento sano”. Non credo, pertanto, siano parole inventate, non credo che a un certo punto della giornata qualcuno abbia voglia di inventare parole e inviarle al sottoscritto. Io, nel frattempo, invece, sono senza parole. Ecco il il messaggio (parziale, ripeto, parziale):

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Il sorprendente caso del marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero. L’intervista con l’Avv.Giovanni Adamo

La collaborazione e lo scambio professionale con l’Avv.Giovanni Adamo sono state un crescendo nel tempo senza ricordarsi da quando. Ci unisce la grande passione professionale per il franchising, ma per quello “serio”. Senza poter entrare nei dettagli, ci unisce anche la visione di un franchising regolato da una diversa legge, così come ci unisce lo sprezzo verso i pochi che, coscientemente, operano in malafede contando su molti “punti ciechi” superabili solo attraverso costosi, pesanti e faticosi contenziosi, inutili e dannosi all’economia soggettiva, ma anche collettiva.

In questa intervista ho inteso affrontare alcuni argomenti alquanto delicati e, nello specifico, quello che possiamo definire “il caso Original Marines”, il caso di un marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero.

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Il sorprendente caso di un marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero.

L’assenza di know how del franchisor inibisce gli effetti della clausola di non concorrenza a contratto non più vigente

Premessa
Impossibile per me non citare le molteplici volte alle quali ho fatto (e faccio ancora) forte richiamo alla fondamentale importanza (leggere “criticità”) del know how nel franchising, di un know how strutturato, reale, concreto, trasferibile e che rispettasse formalmente e sostanzialmente ciò che è il cuore dello stesso franchising, ciò che ne costituisce fondamentale elemento per l’esistenza stessa di qualsiasi sistema di franchising. Ed è impossibile anche non citare quante volte tale problematica sia stata sottovalutata o sottaciuta da chi aveva e ha il dovere di intervenire. Credo (ma non è fondamentale saperlo) sia la prima volta che un Tribunale leghi tale elemento ad una clausola relativa al divieto di concorrenza.

Suggerisco, pertanto, di integrare questo intervento con almeno i seguenti già pubblicati e auguro buona lettura sulla parte restante dell’articolo:
#Franchising e insufficiente Know how: arrivano i Tribunali ?
Il know how nel franchising: un pericoloso stato di “sostanzialità”
Franchising: la protezione del “cuore” è a carico del franchisor
#Franchising: si segnalano annullamenti su tutto il territorio nazionale. Pioggiarella o previsioni di tempesta?
Il requisito essenziale per la sussistenza del #franchising può costituire un pericolo per le #reti? Il #partenariato può essere l’alternativa?
Il partenariato: un “leale sfidante” per il franchising o uno stimolo per migliorarlo?
Partenariato e franchising: oltre la rete cosa c’è?
Guida al Partenariato Commerciale (a cura di IREF Italia)

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