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– § – #REPORT #RAI3 #FRANCHISNG E…IL MIO PICCOLO SUPPORTO E…ANCHE I MIEI ARTICOLI (e altro) – § –

Con due servizi giornalistici ReportRai3 entra nel mondo del franchising e porta alla luce situazioni ed episodi degni di particolare attenzione, ma innesca anche polemiche

Il primo servizio andato in onda è del 29.10.2018 (“Dentocrazia“) e ha riguardato le catene e le reti di odontoiatria, coinvolgendo, ovviamente, anche i marchi operanti in franchising.

Il secondo servizio andato in onda è del 03.12.2018 (“Davide contro Golia“) e ha riguardato più da vicino alcuni marchi specificatamente operanti in franchising.

Sono servizi che, oltre a interessarmi sotto l’aspetto professionale, mi riguardano da vicino per altri due motivi:

  1. alcuni degli episodi trattati sono stati oggetto di miei interventi editoriali su AZ Franchising e anche su questo blog;
  2. per mesi ho volontariamente taciuto una situazione che mi ha riguardato direttamente: su alcuni temi specifici, ho “giornalisticamente” collaborato con il bravo giornalista Giuliano Marrucci confrontandomi sul tema in generale e fornendo un piccolo apporto con alcuni dettagli di casi trattati e trasmettendo documentazione tecnico-legislativa, nazionale e internazionale. Il tutto per inquadrare più nello specifico alcune problematiche e fornire ulteriori strumenti per la già eccellente preparazione dei servizi della nota trasmissione. Una (come da mia richiesta) anonima e informale collaborazione “tra giornalisti” indirizzata solo ad una utilità collettiva e non personalistica.

Devo ammettere, inoltre, che quanto sopra è stato anche motivo di soddisfazione per aver ricevuto un sostanziale e informale “riconoscimento” a favore di ciò che compone una parte della mia produzione giornalistica e dottrinale sul tema franchising e che è stata considerata e valutata come una disinteressata descrizione “dell’altra faccia della medaglia” focalizzata su aspetti raramente trattati e commentati (ma veri e reali) e, per questo, una produzione ritenuta affidabile in quanto espressamente “non di parte” e espressamente “non contro la parte”.
Per questo motivo essere valutato come un interlocutore affidabile e ricevere questo dal giornalismo di altissimo livello non può che essere una grande soddisfazione, seppur senza aver voluto (e non volere) addosso le luci della ribalta, con buona pace di chi (come ho letto) si è dispiaciuto di non essere stato interpellato.

Premetto anche che un aspetto importante è la presenza di un’ovvietà non ben compresa da chi ha visto e commentato i servizi. Infatti, analizzando il dibattito che si è innescato, è facile rilevare come in pochi abbiano veramente compreso tale ovvietà: la trasmissione non ha potuto e non poteva trattare tutta la vastità che il tema franchising porta con sé.
Non era e non è stato certamente possibile, ad esempio, trattare profondamente e dettagliatamente temi legati alla legislazione (se non alcuni brevissimi cenni) o all’ingerenza di situazioni legate alla criminalità (salvo degli accenni in ambedue i servizi), così come non è stato possibile trattare anche aspetti positivi del settore, salvo alcuni brevi accenni.

A ciò si aggiunga, non di meno, che è proprio il complesso, l’insieme delle caratteristiche della trasmissione a portare a questa impossibile completezza, caratteristiche anche “tecniche” che hanno dato la possibilità di trattare solamente specifici casi con protagonisti di vicende di varia natura. Per comprendere meglio, si pensi solo ai tempi disponibili per tali servizi: 25 minuti per il primo servizio e 40 minuti per il secondo. Sono tempi impossibili per una trattazione esaustiva anche per un convegno o un seminario appositamente dedicato. La “stranezza” di non tener conto di tale situazione da parte di commentatori dell’ultim’ora, come descriverò meglio in seguito, giunge proprio da chi è protagonista, diretto o indiretto, del settore e questo è veramente stranissimo, quasi fanciullesco, ma anche poco professionale o, comunque, sintomo di non elevatissime capacità di analisi (e non solo). Mi dispiace, ma non è raro che questa cosa capiti. Ad esempio, un buon calciatore potrebbe non avere le capacità necessarie per fare l’allenatore e/o il preparatore e/o il commentatore, l’analista di partite con ragionamenti circa tattiche e strategie, ecc. o sia in grado di impostare e gestire una società di calcio. Così è in ogni settore, non è che se ne fai parte diventi automaticamente e per sempre un soggetto preparato ad affrontare il tema del settore da punto di vista aziendale, legale, preventivo, operativo, ecc., ecc..

In ogni caso, a questo punto, da parte mia, con questo intervento molto lungo (la situazione lo richiede) devo fare almeno un paio “considerazioni in formato arricchito”.
La prima è data dal collegamento tra alcuni dei temi trattati nei servizi giornalistici ed i miei interventi editoriali prodotti negli anni.
La seconda è data da una riflessione su cosa ritengo sia emerso e/o cosa non sia emerso da tali servizi.
Opportuno “arricchire” tali considerazioni con una integrazione, con una breve analisi indirizzata proprio al come una parte del settore abbia (a mio parere impropriamente, ma non sarebbe una novità) interpretato i servizi.

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Il cambiamento è la condizione “naturale” delle società umane che non fanno altro che cambiare, in tempi e modi diversi, rendendosene conto o no, volendolo o no. Ci sono cambiamenti strutturali, che riguardano il cuore, il centro organizzativo di una società, e cambiamenti accessori, che riguardano settori secondari, come gli abiti, le abitudini alimentari, e così via. Il ritmo dei cambiamenti non è identico in tutti i settori. Per esempio, la tecnologia e l’economia possono cambiare più velocemente dell’organizzazione sociale e del mondo religioso. Ma c’è di più. Vediamo

Apparentemente, sia il titolo, sia il sommario introduttivo, possono apparire non attinenti al franchising, ma non è così. Certamente l’intervento non è prettamente tecnico, forse un po’ più politico, ma tende a fotografare una realtà ormai chiara, ma “rifiutata”. Il sommario utilizzato nell’introduzione è stato estratto da un documento di archivio presente all’interno del sito del Ministero della Difesa dal titolo “Il cambiamento sociale e culturale“, assolutamente utile per illustrare quanto segue.

Genericamente il tema è “il cambiamento”, ma, trattandosi di una azione indotta, quando si parla di cambiamento occorre anche comprendere come, quando e se possiamo assistere a tale azione, ma, soprattutto, da chi può giungere tale azione e se “da chi”, la qualità di tale “chi”.

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– § – #FRANCHISING & MAFIA (QUARTA PARTE) – NON SI FINISCE MAI – § –

Continua a trovare citazione e riscontro criminale nelle cronache il settore del franchising: forse il problema è il negazionismo che lo circonda?

Nel 2015, dopo molto tempo di “inutile” attesa per possibili pubblicazioni su altre testate, anche alquanto importanti, ma certamente non così “coraggiose”, ho reso pubblici per mezzo del mio blog i miei articoli su “Franchising & Mafia“, successivamente integrati nel corso del 2016 e 2017. Questa la ricostruzione cronologica delle pubblicazioni:

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– § – CENTRI IN-CATENATI (su “Senza Filtro”) – § –

In questo articolo su Senza Filtro spiego come gli effetti sociologici del franchising non cambino solamente le vie dello shopping nei centri città, ma come si vada “ben oltre” a quello che vediamo e come la società civile affronti il tema, dal punto di vista imprenditoriale, politico, ma anche da quello di sicurezza urbana – e i termini sociologici

Ad integrazione è consigliata la lettura di:

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– § – FRANCHISOR AVVISATO (DALLA CASSAZIONE), MEZZO SALVATO (DALLA CESSAZIONE) – § –

La Corte di Cassazione passa al secondo avviso in materia di “riduzione del rischio di impresa” nel #franchising

Con l’Ordinanza n.30671 del 21 dicembre 2017, la Corte di Cassazione torna ancora a pronunciarsi in materia di causa del contratto e conferma quanto già affermato con l’Ordinanza n.647/2007 e specifica espressamente che

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