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Devo dirlo, da “amante della trasparenza” e da “ricercatore di sincerità applicata”, ritengo utile rendere pubblico un mio stato d’animo a chi segue il blog, a chi segue le pagine dei siti delle mie attività, a chi legge i miei articoli su riviste e chi mi segue sui social, lo meritano tutti

Premessa

Sto seriamente maturando l’idea di non occuparmi più pubblicamente di franchising. Al momento è forte l’indecisione, ma, sempre al momento, non rilevo episodi o circostanze per un possibile ripensamento, sempre legittimi, al verificarsi delle idonee condizioni.

Perché? Gli episodi sono moltissimi e, talvolta anche gravi. A volte li ho raccontati, altre volte li ho accennati, per altri ancora non ne ho fatto cenno e in alcuni casi li ho trasformati in post o articoli.

Salto quasi completamente un periodo che va dal 2004 (anno di introduzione della legge) al 2012 (anno di costituzione dell’associazione IREF Italia che ancora presiedo). Ne avrei da raccontare, ma cito solo l’episodio di una associazione che mi escluse dai relatori in una fiera (io ero totalmente indipendente dal loro “entourage”) in quanto per due volte in due anni, proponendo un tema specifico, la saletta workshop ebbe una alta affluenza rispetto ai “deserti” di altri workshop tenuti da altri relatori dello “staff”: la cosa non era tollerabile.

Di tale periodo, aggiungere altro sarebbe inutile, considerato anche che, essendo ormai “datati”, tali episodi dovrebbero far parte del passato consolidato e dimenticato e riportarli alla mente renderebbero il mio intervento troppo lungo e poi, questi episodi, però importanti, avevano da me ricevuto una classica “pietra sopra”, un “senza rancore”.

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L’autoreferenzialità non cessa mai. La differenza tra “illustrare” e “utilizzare” strumenti tecnici e professionali, non si colma mai. Le conseguenze e le ricadute su altri, molti altri, aumentano. E’ questo il benessere del franchising ?

Premessa

Il tema è molto semplice nella sua complicatezza di essere compreso.

Si, spesso, soprattutto nell’era che stiamo vivendo, ragionamenti semplici ma impegnativi nell’attuazione, quindi, in un certo senso realistici, sono i più difficili ad essere compresi (forse anche graditi), mentre, ragionamenti assolutamente non realistici, ma di semplice “visione” e altrettanto non impegnativi, sono i più graditi, ma i meno utili.

L’assunto da cui partiamo è questo. Prossimi al decennio di crisi economico-finanziaria, tutti gli operatori si sono sempre concentrati sui “numeri” delle loro aziende con interventi economico-finanziari spesso non così conciliabili o compatibili con la realtà del mercato (cambiato) e spesso anche superficializzando aspetti qualitativi determinanti per la produttività dell’impresa cercata in altri contesti diversi da criteri di pianificazione, programmazione e attuazione di iniziative per una creazione “indotta” del profitto e di giuste ed eque remunerazioni.

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Nascondere o negare un problema, non corrisponde a risolverlo, è solo droga. 

Chi intrattiene rapporti professionali o personali con il sottoscritto, conosce benissimo quanto sia fortemente critico verso sistemi e modalità di gestione di qualsiasi ambito o settore impostati (anche in buona fede) sulla mediocrità, sulla superficialità, sulla mancanza di analisi e cura dei dettagli. Conosce benissimo la mia opinione sui tanti coach che puntano sulla banalità, su frasi banali, vuote, sul “marketing di te stesso”, ecc., ecc.. Non si tratta di ricerca della perfezione, che i mediocri chiamano in forma dispregiativa  “pignoleria”. Si tratta solo di “impegnarsi nell’eseguire un compito, un ruolo, una mansione nel migliore dei modi con impegno, professionalità, correttezza, deontologia, etica e onestà” (ripeto sempre) e dove il concetto di onestà non sta solo nel “non rubare”, ma sta anche e soprattutto nell’onestà intellettuale (tema amplissimo) che porta con se tutto il resto.

Pertanto, come ultimo intervento prima della pausa estiva, non porto all’attenzione il tema franchising, in senso stretto, ma il concetto che espongo e richiamo riguarda certamente, assolutamente e pienamente anche il franchising.

Ciò che propongo, quindi, è solo un link. Un link nel quale si parla di “mediocri”. Una “piaga” presente da secoli.

  • I mediocri sono quelli che più facilmente s’impongono ai mediocri (Arturo Graf, Ecce Homo, 1908)
  • Non siate che mediocri, otterrete tutto (Charles Joseph de Ligne)
  • Nella repubblica della mediocrità, il genio è pericoloso (Robert Green Ingersoll, discorso, Philadelphia, 1890)
  • La mediocrità è il principio che forma la massa compatta del genere umano (Søren Kierkegaard, Diario, 1834/55 (postumo 1909/49)
  • Vi è in alcuni uomini una certa mediocrità di spirito che contribuisce a renderli saggi (Jean de La Bruyère, I caratteri, 1688)

E’ un link che inizia con “il mondo è dei mediocri” e se qualcuno pensa che tale concetto sia da applicare solo in politica si sbaglia di grosso e così facendo nasconde un altro problema. Non solo, chi pensa che la mediocrità sia presente solo nella “offerta” e non nella “domanda” sbaglia nuovamente. Stiamo assistendo ad un “incontro” epocale.

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Il sorprendente caso del marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero. L’intervista con l’Avv.Giovanni Adamo

La collaborazione e lo scambio professionale con l’Avv.Giovanni Adamo sono state un crescendo nel tempo senza ricordarsi da quando. Ci unisce la grande passione professionale per il franchising, ma per quello “serio”. Senza poter entrare nei dettagli, ci unisce anche la visione di un franchising regolato da una diversa legge, così come ci unisce lo sprezzo verso i pochi che, coscientemente, operano in malafede contando su molti “punti ciechi” superabili solo attraverso costosi, pesanti e faticosi contenziosi, inutili e dannosi all’economia soggettiva, ma anche collettiva.

In questa intervista ho inteso affrontare alcuni argomenti alquanto delicati e, nello specifico, quello che possiamo definire “il caso Original Marines”, il caso di un marchio italiano con oltre 530 punti vendita in Italia e un centinaio all’estero.

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Un piacevole e “particolare” film consente di esprimere una analisi sul tema franchising e anche un salto indietro nella mia storia professionale

The Founder

Introduzione

Parto subito da un concetto che ripeto da decenni, in continuazione, fino alla noia, passando da irriverente, non simpatico, creatore di ostacoli, burocratico e irrispettoso, ma certamente non da disonesto o menzognero

«Il franchising è a disposizione di tutti, ma non è per tutti»

Questa frase oggi è certificata dal film ed è una certificazione a livello internazionale, a livello globale.

Oltre a questa “netta e ben chiara” introduzione aggiungo che per questo intervento occorre molta pazienza per il tempo necessario a leggerlo e a farlo anche con le necessarie riflessioni, per i numerosi link a video anche storici e per i riferimenti anche ad altri interventi presenti nel blog. Insomma, è molto lungo, ma gli argomenti trattati, la “filosofia” che c’è dietro a questa storia, gli spunti che fornisce e tutti i vari ragionamenti che genera hanno molta importanza e, pur nella mia ricerca della sintesi, meritano di essere comunque dettagliati per e nei temi essenziali. Prendetevi del tempo e se questa analisi vi è piaciuta, sarà un piacere venirlo a sapere e sarà un piacere rilevare una diffusione e una condivisione. Appositamente non ho optato per la pubblicazione in due parti, avrebbe perso la giusta atmosfera, la necessaria continuità, la funzione e gli scopi posti alla base di questo articolato intervento. La mia scelta è stata quella di dividere l’analisi più tecnica da quella professionale (posta in chiusura) che, a sua volta, ha inciso anche su quella personale per il piacevolissimo e raro rapporto generato con il mio cliente affiliato McDonald’s. Buona lettura.

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