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Per il Tribunale di Milano, l’affiliante ha l’obbligo di creare la rete in modo “razionale” e senza evidenti sovrapposizioni tra affiliati

Premessa

La controversia in trattazione (protagonista un marchio internazionale e ben conosciuto) è piuttosto semplice e, del resto, piuttosto semplice e fondata su fatti pacifici e provati documentalmente è la materia del contendere.

Premetto che è per me grande soddisfazione rilevare che, progressivamente, ciò che da anni esprimo ai miei clienti, alla fine trova certificazione in provvedimenti di questa natura (come fu con il caso della storica sentenza di Ferrara in tema di assenza di know how). Chi ha avuto modo di trattare il tema in termini professionali o di dottrina) con il sottoscritto può benissimo identificare quanto da me asserito nel corso di tali trattazioni.

L’azione è stata originariamente intrapresa da un affiliato che contestava all’affiliante di aver stipulato un contratto con altro soggetto per la apertura di un altro punto vendita monomarca, di dimensioni superiori, nelle adiacenze del negozio gestito dallo stesso affilato. Per questo motivo chiedeva la risoluzione del contratto per inadempimento. L’affiliante contestava tale richiesta in considerazione che il contratto non prevedeva alcuna esclusiva di zona.

Il punto della contesa era dunque se in assenza di esplicita delimitazione di esclusiva territoriale, l’affiliante nel franchising sia o meno libero di aprire punti vendita con altri affiliati in zone a suo piacere, anche in prossimità a precedenti affiliati.

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L’assenza di know how del franchisor inibisce gli effetti della clausola di non concorrenza a contratto non più vigente

Premessa
Impossibile per me non citare le molteplici volte alle quali ho fatto (e faccio ancora) forte richiamo alla fondamentale importanza (leggere “criticità”) del know how nel franchising, di un know how strutturato, reale, concreto, trasferibile e che rispettasse formalmente e sostanzialmente ciò che è il cuore dello stesso franchising, ciò che ne costituisce fondamentale elemento per l’esistenza stessa di qualsiasi sistema di franchising. Ed è impossibile anche non citare quante volte tale problematica sia stata sottovalutata o sottaciuta da chi aveva e ha il dovere di intervenire. Credo (ma non è fondamentale saperlo) sia la prima volta che un Tribunale leghi tale elemento ad una clausola relativa al divieto di concorrenza.

Suggerisco, pertanto, di integrare questo intervento con almeno i seguenti già pubblicati e auguro buona lettura sulla parte restante dell’articolo:
#Franchising e insufficiente Know how: arrivano i Tribunali ?
Il know how nel franchising: un pericoloso stato di “sostanzialità”
Franchising: la protezione del “cuore” è a carico del franchisor
#Franchising: si segnalano annullamenti su tutto il territorio nazionale. Pioggiarella o previsioni di tempesta?
Il requisito essenziale per la sussistenza del #franchising può costituire un pericolo per le #reti? Il #partenariato può essere l’alternativa?
Il partenariato: un “leale sfidante” per il franchising o uno stimolo per migliorarlo?
Partenariato e franchising: oltre la rete cosa c’è?
Guida al Partenariato Commerciale (a cura di IREF Italia)

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Un piacevole e “particolare” film consente di esprimere una analisi sul tema franchising e anche un salto indietro nella mia storia professionale

The Founder

Introduzione

Parto subito da un concetto che ripeto da decenni, in continuazione, fino alla noia, passando da irriverente, non simpatico, creatore di ostacoli, burocratico e irrispettoso, ma certamente non da disonesto o menzognero

«Il franchising è a disposizione di tutti, ma non è per tutti»

Questa frase oggi è certificata dal film ed è una certificazione a livello internazionale, a livello globale.

Oltre a questa “netta e ben chiara” introduzione aggiungo che per questo intervento occorre molta pazienza per il tempo necessario a leggerlo e a farlo anche con le necessarie riflessioni, per i numerosi link a video anche storici e per i riferimenti anche ad altri interventi presenti nel blog. Insomma, è molto lungo, ma gli argomenti trattati, la “filosofia” che c’è dietro a questa storia, gli spunti che fornisce e tutti i vari ragionamenti che genera hanno molta importanza e, pur nella mia ricerca della sintesi, meritano di essere comunque dettagliati per e nei temi essenziali. Prendetevi del tempo e se questa analisi vi è piaciuta, sarà un piacere venirlo a sapere e sarà un piacere rilevare una diffusione e una condivisione. Appositamente non ho optato per la pubblicazione in due parti, avrebbe perso la giusta atmosfera, la necessaria continuità, la funzione e gli scopi posti alla base di questo articolato intervento. La mia scelta è stata quella di dividere l’analisi più tecnica da quella professionale (posta in chiusura) che, a sua volta, ha inciso anche su quella personale per il piacevolissimo e raro rapporto generato con il mio cliente affiliato McDonald’s. Buona lettura.

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Moderare un “Business Cocktail Meeting” con 6 relatori, svolgere 5 interventi seminaristici in tre giorni supportando e interagendo con 10 relatori in altrettante conferenze…il tutto dopo aver svolto il ruolo di “Responsabile Scientifico” per tutta la convegnistica della manifestazione Franchising Nord 2016 con individuazione e coordinamento dei relatori e con scelta e condivisione degli argomenti. Questo è quanto fatto e quanto mi aspetta a Piacenza !!!

Da molti anni e per molti anni, l’assunzione di numerosi ruoli e mansioni all’interno della mia categoria professionale, integrata anche con altre attività collaterali o a carattere non professionali, mi ha portato ad organizzare e/o a collaborare nell’organizzazione di eventi convegnistici o simili, inclusi quelli per IREF Italia, da me presieduta dal 2012 al 2016 (e recentemente confermato). Si tratta di attività alquanto impegnative, ma anche di stimolo allo studio e all’aggiornamento fuori dagli schemi tradizionali e anche alla condivisione di scelte importanti in quanto portano con se la responsabilità di essere illustrate a terzi soggetti che depongono e deporranno fiducia nel momento in cui decideranno di assistere e ascoltare quanto hai “confezionato”: è un dovere fornire valide informazioni che potrebbero utilizzare per importanti scelte.

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Dalla collaborazione tra lo Studio Comparini & Russo (Livorno) e lo Studio Legale Marco Siviero (Livorno) giunge la sentenza del Tribunale di Livorno (n.420/2016 del 22.03.2016) che ha dichiarato la risoluzione di un contratto posto in essere tra due parti il cui contenuto prevedeva, sia la cessione di ramo d’azienda, sia l’affiliazione commerciale ad un marchio di ristorazione messicana.

Era la primavera del 2014 quando venni contattato da un mio cliente che, per conto di un suo conoscente, mi dichiarava che tale conoscente “è proprietario di un ristorante messicano e ha sottoscritto un contratto di franchising, ma le cose stanno andando malissimo, credo ci sia qualcosa che non va” e mi chiese assistenza.

Ovviamente, città piccola, conoscevo il locale, il marchio, sapevo che dichiarava di operare in franchising  e, in tempi non sospetti (circa un paio di anni prima), avevo già espresso a terzi il giudizio sul “sistema di franchising” visibile anche dalla sola frequentazione del locale.

Per dirla tutta, avevo anche avuto modo di parlare con i proprietari del marchio fornendo, molto sommessamente, alcuni suggerimenti e indicazioni che avrebbero dovuto innescare in loro maggiori approfondimenti in materia.

Accetto di visionare la documentazione e scopro un “tomo” di contratto che credevo (permettetemi la battuta, fermo rimanendo il totale rispetto professionale per gli autori) fosse redatto da un dj alla prima esperienza, considerato il mix non venuto bene tra due forme contrattuali: cessione di azienda e contemporanea adesione al sistema di franchising.

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