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– § – COSTRUIRE UNA SOLIDA RETE COMMERCIALE CON L’AFFITTO DI AZIENDA: SI PUO’ – § – 

L’affitto di azienda è il contratto con il quale un soggetto concede ad un terzo il diritto di utilizzare la propria azienda oppure un ramo di essa, dietro corrispettivo di un canone. Breve confronto con il franchising

Il nostro Codice Civile costituisce una eccezionale fonte nell’offerta di strumenti contrattuali utili all’esercizio dell’impresa ed alcuni di questi consentono molto utili anche alla costituzione di reti commerciali che possono certamente essere alternativi al più noto e conosciuto franchising. Certamente tra questi, l’affitto di azienda merita attenzione.
Una rete commerciale in perfetto stile “franchising”; infatti, può essere costruite, avviata a gestita con molti strumenti contrattuali e non colo con il contratto, appunto, di franchising, anzi, tra l’altro, lo stesso contratto di franchising può “convivere” contestualmente ad altre tipologie di contratti che, nel loro insieme, regolamentano la rete commerciale di riferimento. Ne parlammo molti anniu fa sulle colonne di AZ Franchising, ma oggi il mercato potrebbe essere più maturo per comprenderne gli effettivi vantaggi.

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– § – “MAIL BOXES ETC.”, DAI RIFLETTORI AGCM A QUELLI AGCOM – § – 

Un provvedimento molto importante di AGCOM nei confronti del marchio internazionale Mail Boxes Etc. richiede una opportuna riflessione

Risultati immagini per agcomA distanza di sei anni dal mio primo articolo sulla nota vicenda che ha visto protagonista il marchio Mail Boxes Etc. e l’AGCM (“Non è ingannato se non chi si fida”: AGCM mette sotto i riflettori il caso “Mail Boxes Etc.” – 2013) e dopo altri tra anni dall’aggiornamento conseguente alla sentenza del Tar sulla stessa materia del contendere (“#Franchising: c’è troppa ignoranza e il Tar respinge AGCM su Mail Boxers Etc.“), il marchio si trova ad essere ancora protagonista in una vicenda nella quale, questa volta, è l’AGCOM ad essere la controparte.

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– § – IL #FRANCHISOR HA IL DOVERE DI CONTROLLARE (TUTTO E SEMPRE) – § – 

Ancora un intervento della giurisprudenza costretta ad affermare principi ovvi ma troppo spesso disattesi da molti franchisor che si basano sulla costante ed inesauribile speranza di non costituire mai oggetto di attenzione da parte di organi competenti… e finchè va bene… “va tutto bene”

Talvolta ripetere gli stessi concetti, fornire gli stessi consigli, segnalare le medesime problematiche sulle quali porre attenzione, può risultare stancante più per chi si prodiga in tale attività, rispetto a chi la riceve, e che ne dovrebbe fare tesoro.

E’ il caso di una Sentenza del Tar del Lazio, resa pubblica il 19.07.2018 che si è pronunciato dopo un un provvedimento da parte dell’AGCOM nei confronti di un franchisor operante nel settore delle poste private: obblighi di controllo da parte del franchisor.

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L’autoreferenzialità non cessa mai. La differenza tra “illustrare” e “utilizzare” strumenti tecnici e professionali, non si colma mai. Le conseguenze e le ricadute su altri, molti altri, aumentano. E’ questo il benessere del franchising ?

Premessa

Il tema è molto semplice nella sua complicatezza di essere compreso.

Si, spesso, soprattutto nell’era che stiamo vivendo, ragionamenti semplici ma impegnativi nell’attuazione, quindi, in un certo senso realistici, sono i più difficili ad essere compresi (forse anche graditi), mentre, ragionamenti assolutamente non realistici, ma di semplice “visione” e altrettanto non impegnativi, sono i più graditi, ma i meno utili.

L’assunto da cui partiamo è questo. Prossimi al decennio di crisi economico-finanziaria, tutti gli operatori si sono sempre concentrati sui “numeri” delle loro aziende con interventi economico-finanziari spesso non così conciliabili o compatibili con la realtà del mercato (cambiato) e spesso anche superficializzando aspetti qualitativi determinanti per la produttività dell’impresa cercata in altri contesti diversi da criteri di pianificazione, programmazione e attuazione di iniziative per una creazione “indotta” del profitto e di giuste ed eque remunerazioni.

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Per il Tribunale di Milano, l’affiliante ha l’obbligo di creare la rete in modo “razionale” e senza evidenti sovrapposizioni tra affiliati

Premessa

La controversia in trattazione (protagonista un marchio internazionale e ben conosciuto) è piuttosto semplice e, del resto, piuttosto semplice e fondata su fatti pacifici e provati documentalmente è la materia del contendere.

Premetto che è per me grande soddisfazione rilevare che, progressivamente, ciò che da anni esprimo ai miei clienti, alla fine trova certificazione in provvedimenti di questa natura (come fu con il caso della storica sentenza di Ferrara in tema di assenza di know how). Chi ha avuto modo di trattare il tema in termini professionali o di dottrina) con il sottoscritto può benissimo identificare quanto da me asserito nel corso di tali trattazioni.

L’azione è stata originariamente intrapresa da un affiliato che contestava all’affiliante di aver stipulato un contratto con altro soggetto per la apertura di un altro punto vendita monomarca, di dimensioni superiori, nelle adiacenze del negozio gestito dallo stesso affilato. Per questo motivo chiedeva la risoluzione del contratto per inadempimento. L’affiliante contestava tale richiesta in considerazione che il contratto non prevedeva alcuna esclusiva di zona.

Il punto della contesa era dunque se in assenza di esplicita delimitazione di esclusiva territoriale, l’affiliante nel franchising sia o meno libero di aprire punti vendita con altri affiliati in zone a suo piacere, anche in prossimità a precedenti affiliati.

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