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Quando, dopo aver trattato notizie opportunamente verificate e accertate che stimolano articoli, interventi, dibattiti e confronti, arrivano “certe” notizie, talvolta scrivere non serve proprio, anzi, scrivere può non essere possibile

Questo non è un intervento prettamente tecnico. Non c’è uno specifico argomento che tratta di franchising, ma c’è un brevissimo accenno a “storie dal franchising”.

Oggi 26.07.2017 ho ricevuto una email privata. Un messaggio del quale riporto alcuni stralci. Solo un messaggio informativo, niente di tipo professionale. Un messaggio da una persona che è, giustamente, convinta che “la gente deve sapere”. Un messaggio di una persona tra le tante altre coinvolte. Un messaggio da una persona che ha avuto anche il buon gesto di mantenere la riservatezza nei confronti della controparte, del marchio protagonista. Si tratta di una persona che ha recentemente letto alcuni miei interventi, soprattutto quelli di riferimento a sentenze di Tribunali, in particolare l’ultimo intervento. Sinceramente, non credo di aver parole adatte a commentare.  Premetto anche che, al momento, non ho avuto e non ho ancora possibilità di attivare il primo principio giornalistico, cioè, quello di verificare la presenza dei necessari elementi di certezza e fondatezza della notizia. Certo che l’autore del messaggio, la “fonte”, è sicura e rintracciabile e ritengo opportuno tener conto che proprio il comportamento della fonte mi ha generato una certa rassicurazione nel poter pubblicare parte del contenuto del messaggio, comunque anonimo. Si, perchè la fonte si è riservata di darmi in futuro notizie e informazioni e, per riservatezza e rispetto legale, come già accennato, non mi ha citato il marchio in questione e questo è un “comportamento sano”. Non credo, pertanto, siano parole inventate, non credo che a un certo punto della giornata qualcuno abbia voglia di inventare parole e inviarle al sottoscritto. Io, nel frattempo, invece, sono senza parole. Ecco il il messaggio (parziale, ripeto, parziale):

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L’assenza di know how del franchisor inibisce gli effetti della clausola di non concorrenza a contratto non più vigente

Premessa
Impossibile per me non citare le molteplici volte alle quali ho fatto (e faccio ancora) forte richiamo alla fondamentale importanza (leggere “criticità”) del know how nel franchising, di un know how strutturato, reale, concreto, trasferibile e che rispettasse formalmente e sostanzialmente ciò che è il cuore dello stesso franchising, ciò che ne costituisce fondamentale elemento per l’esistenza stessa di qualsiasi sistema di franchising. Ed è impossibile anche non citare quante volte tale problematica sia stata sottovalutata o sottaciuta da chi aveva e ha il dovere di intervenire. Credo (ma non è fondamentale saperlo) sia la prima volta che un Tribunale leghi tale elemento ad una clausola relativa al divieto di concorrenza.

Suggerisco, pertanto, di integrare questo intervento con almeno i seguenti già pubblicati e auguro buona lettura sulla parte restante dell’articolo:
#Franchising e insufficiente Know how: arrivano i Tribunali ?
Il know how nel franchising: un pericoloso stato di “sostanzialità”
Franchising: la protezione del “cuore” è a carico del franchisor
#Franchising: si segnalano annullamenti su tutto il territorio nazionale. Pioggiarella o previsioni di tempesta?
Il requisito essenziale per la sussistenza del #franchising può costituire un pericolo per le #reti? Il #partenariato può essere l’alternativa?
Il partenariato: un “leale sfidante” per il franchising o uno stimolo per migliorarlo?
Partenariato e franchising: oltre la rete cosa c’è?
Guida al Partenariato Commerciale (a cura di IREF Italia)

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Un piacevole e “particolare” film consente di esprimere una analisi sul tema franchising e anche un salto indietro nella mia storia professionale

The Founder

Introduzione

Parto subito da un concetto che ripeto da decenni, in continuazione, fino alla noia, passando da irriverente, non simpatico, creatore di ostacoli, burocratico e irrispettoso, ma certamente non da disonesto o menzognero

«Il franchising è a disposizione di tutti, ma non è per tutti»

Questa frase oggi è certificata dal film ed è una certificazione a livello internazionale, a livello globale.

Oltre a questa “netta e ben chiara” introduzione aggiungo che per questo intervento occorre molta pazienza per il tempo necessario a leggerlo e a farlo anche con le necessarie riflessioni, per i numerosi link a video anche storici e per i riferimenti anche ad altri interventi presenti nel blog. Insomma, è molto lungo, ma gli argomenti trattati, la “filosofia” che c’è dietro a questa storia, gli spunti che fornisce e tutti i vari ragionamenti che genera hanno molta importanza e, pur nella mia ricerca della sintesi, meritano di essere comunque dettagliati per e nei temi essenziali. Prendetevi del tempo e se questa analisi vi è piaciuta, sarà un piacere venirlo a sapere e sarà un piacere rilevare una diffusione e una condivisione. Appositamente non ho optato per la pubblicazione in due parti, avrebbe perso la giusta atmosfera, la necessaria continuità, la funzione e gli scopi posti alla base di questo articolato intervento. La mia scelta è stata quella di dividere l’analisi più tecnica da quella professionale (posta in chiusura) che, a sua volta, ha inciso anche su quella personale per il piacevolissimo e raro rapporto generato con il mio cliente affiliato McDonald’s. Buona lettura.

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L’ultima parte dell’analisi sul rapporto tra franchising e professioni che in Italia stenta a decollare al pari di tante altre forme di rete e dimensioni degli studi professionali

Nella prima parte di questo intervento, dal titolo “#Franchising e professioni: il percorso è difficile (prima parte) – Due storie”, ho introdotto il tema attraverso un confronto dei due settori sul tema “pubblicità suggestiva e denigratoria”. La conclusione che propongo è più “tecnica”, seppur certamente senza pretesa di essere esaustiva.

Come già riportato nel precedente intervento, spesso mi sono state chieste opinioni professionali sul tema “Franchising e professioni”, sulla costruzione di reti tra e/o per professionisti aventi le medesime caratteristiche del franchising e nel 2011 scrissi proprio un articolo per AZ Franchising, in parte richiamato in questo intervento.

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Un rapporto non cordiale, spesso ostico, caratterizzato dalla difficoltà di rendere conciliabili norme, consuetudini, deontologia e mercato, spesso non così corretto, con i clienti finali che possono anche non orientarsi

Mi hanno chiesto spesso opinioni professionali sul tema “Franchising e professioni”, sulla costruzione di reti tra e/o per professionisti aventi le medesime caratteristiche del franchising. Nel 2011 scrissi proprio un articolo per AZ Franchising, in parte richiamato in questo intervento che, questa volta, suddivido in due parti per ulteriori integrazioni. In questa prima parte tengo ad analizzare un tema più commerciale, aspetti “pubblicitari” e che già di per se sono generatori di problematiche e che costituiscono un utile preparazione alla trattazione della seconda parte, più “tecnica”.

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