Non potevo che iniziare da qua (terza e ultima parte)

Pubblicato: 2 febbraio 2013 in Franchising e sistemi a rete

Ultima parte (finalmente per voi) di questo intervento.

Sintetizzando molto l’argomento, al franchising si accostano sempre di più, dal lato degli affilianti, imprese di dimensioni sempre più ridotte anche prive di grande tradizione, sia in termini di esperienza, sia in termini di mercato, in alcuni casi nate proprio per operare in franchising; inversamente, dal lato degli affiliati, talvolta la difficoltà di trovare lavoro , talvolta la necessità di trovare soluzioni economiche rigeneranti da parte di aziende in crisi, spinge molti giovani e meno giovani imprenditori a cercare “sicurezza” nell’attuale difficile mercato utilizzando proprio tale formula imprenditoriale.
Non è cosa banale e non possiamo scherzare.
Ecco perché il franchising non deve essere considerato solo un “sistema distributivo” moderno , come si ravvisa in svariate pubblicazioni e articoli sull’argomento.
Certo si tratta, comunque, di un fenomeno economico, ma, mi permetto di aggiungere, anche sociale.
Di certo non può e non deve essere considerato un fenomeno di moda, ma un volano che potenzialmente può costituire un modello di sviluppo per un nuovo o diverso modo di fare impresa (già avanti di decenni all’estero), caratterizzato dalla necessità di flessibilità e di autonomia gestionale, tipiche del sistema di franchising: un vero e proprio strumento per la nascita e la crescita delle imprese, ossatura di tutte le economie moderne.

A prescindere, comunque, dalle motivazioni socio-economiche dell’interesse e dell’espansione del franchising in Italia, la caratteristica peculiare del settore, in ogni caso, richiede elevati dosi di chiarezza ed una particolare attenzione alla comprensibilità: il pericolo che corre chi vi si accosta è quello di scontrarsi con l’improvvisazione o la superficialità.
Infatti, il franchising, come avremo modo di osservare, proprio per le sue caratteristiche strutturali, ben si presta, e ben si è prestato anche in passato, ad un uso “distorto”, con tendenza al “fraudolento”.
Al riguardo, inoltre, risulta rilevante anche un’ulteriore considerazione che riguarda l’importanza di quelle figure professionali che, in un tale scenario, non possono esimersi dall’essere protagonisti (e non solo “dietro le quinte”): i consulenti di quelle imprese che scelgono di operare in tale settore.
Non raramente si “sorvola” sul fatto che trattasi di un settore che richiede una forte, elevata e specifica specializzazione e preparazione professionale proprio per la complessità degli elementi che lo compongono.
Soprattutto nei casi di “costruzione della rete” (dal business plan al budget, dal settore vendite al marketing, dal finanziario all’amministrativo, dal fiscale al legale, dalla statistica alla logistica, ecc.) tale specializzazione si rende ancor più necessaria in quanto tali elementi hanno la necessità di essere conosciuti, dal “consulente di franchising”, non tanto per eseguirli in prima persona, ma certamente per essere coordinati e monitorati costantemente sin dall’inizio della business idea e, successivamente, dell’attuazione del progetto imprenditoriale.
Altresì, in caso di “affiliazione ad una rete” con assistenza e consulenza ad un potenziale affiliato, la specializzazione e la preparazione è elemento estremamente importante, non solo per comprendere la reale opportunità e/o convenienza ad aderire ad una rete più o meno nota, ma anche per applicare correttamente (almeno) la minima attività di due diligence necessaria allo scopo.
Tutto questo non può essere pienamente ed efficacemente svolto se non si conoscono, con esattezza, quali sono le caratteristiche peculiari, non solo del franchising stesso, ma anche di tutto il mercato di riferimento in generale, l’ambiente, le iniziative, gli strumenti, gli “attori” del mercato, ecc..
Faccio un esempio dalla parte del franchisee: nell’operare quotidiano è ben noto che quando si intende acquistare un’attività (anche piccola), tutti hanno ben chiari molti dei propri diritti/doveri e, per una maggiore cautela, ritengono anche di doversi affidare ad una serie di professionisti (commercialista, avvocato, notaio, consulente del lavoro, esperto in sicurezza del lavoro, ecc.) per una valutazione dell’azienda oggetto di potenziale acquisto.
Una valutazione anche “facile” in quanto può basarsi su dati ed informazioni storiche.
Nel franchising (che è una valutazione anche più “difficile” in quanto si basa su un’impresa “futura”), non è ancora così presente questa “cultura” e non raramente ci troviamo in presenza di franchisees che si presentano a tali professionisti quando hanno già firmato contratti o impegni o preventivi, ecc., e, fino a quando la catena è “solida” e “seria”, tutto procederà bene, altrimenti…
Questo non è un esempio casuale, perchè negli USA, quando si parla di un’affiliazione, si dice “To buy a franchise” (“Acquistare una franchise”) e un affiliato è definito “consumatore” (la Federal Trade Commission ha pubblicato una specifica guida dal titolo “Buying a franchise: a consumer guide”).
Anche se in Italia tale definizione non è utilizzata, non ci discostiamo molto dal fatto che all’atto pratico di un acquisto si tratta.
Nel franchising, purtroppo, sono notevoli le difficoltà per poter far rendere conto ai potenziali affiliati che quando si deve procedere ad un “acquisto”, si rende necessario attribuire un “valore” all’oggetto che si intende acquistare e che per ottenere un “valore” occorre procedere ad una “valutazione” e questa, a sua volta, deve essere assolutamente preventiva e sostanziale e non una “valutazione di immagine o di attrattiva”.
Proprio la guida della FTC, sopra menzionata, in apertura riporta “But purchasing a franchise is like every other investment: there’s no guarantee of success. The Federal Trade Commission, the nation’s consumer protection agency, has prepared this booklet to explain how to shop for a franchise opportunity, the obligations of a franchise owner, and questions to ask before you invest”.

Allora, giungo a chiusura allo stesso modo con il quale ho iniziato: “plagiando spudoratamente” il Dott.Paul Ekman il quale ci dice che ci sono “due lezioni sull’arte di mentire che possono essere utili a chiunque. I bugiardi devono avere più cura nel mettere a punto e mandare a memoria la storia che inventano. Nella maggior parte dei casi, non si prevedono tutte le domande, tutti gli incidenti imprevisti che si possono incontrare. Chi mente deve avere pronte le risposte per un numero di casi maggiore di quelli che probabilmente gli capiteranno: inventare una risposta sul momento, rapida e convincente, una risposta che non contraddica quello che, si è già detto e che forse dovrà essere tenuta a mente per il futuro, richiede capacità mentali e una presenza di spirito che pochi possiedono. L’altra lezione che il lettore ormai deve aver appreso è quanto sia difficile mentire senza fare errori; la maggior parte delle persone la fanno franca solo perché i destinatari dell’inganno non si danno abbastanza pena per smascherarli“.

Sapere aude !

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commenti
  1. Armando Zippo ha detto:

    V.I.E. VETRINE ITALIANE ESTERO
    Credo che questo progetto sia in armonia con la tua strategia.
    Il FALSO in Italia, al 23/10, ha raggiunto ben 7MLD, immaginiamo quanto quello all’estero.

    Noi e gli altri! A Parigi, dal 9-11 Nov. si è tenuto il MIF, un expò per sostenere il VERO Made In France.
    In questo contesto, desidero riproporre V.I.E. Vetrine Italiane Estero, una vera start-up per :

    – competere all’ internazionale : affrontare associativamente la dinamica dei mercati esteri.
    – combattere la contraffazione : ben 3 prodotti alimentari su 4 sono falsi made in Italy!.

    V.I.E. è un progetto strategico, pienamente in armonia con le necessità di mercato. In un contesto di totale :

    – assenza di strutture commerciali ed espositive di Referenza italiana all’estero.
    – assenza di presenze nelle varie Lobby di Public Affairs internazionali.

    V.I.E. sarebbe un grido all’inerzia dell’Italia (anche istituzionale) che ci ha portato all’ultimo posto in Europa per competitività, esattamente al 40º; secondo il World Competitiveness Yearbook della business school IMD di Losanna.

    V.I.E. già prima della Small Business Act, COM(2008) 394 definitivo, del 25.06.08, fu pensata come una Rete Associativa fra Imprese dei prodotti di qualità controllata.

    V.I.E. ha partecipato al Premio Best Practice Up Start della Confindustria di Salerno, cercando di sensibilizzare gli operatori del sud, maggiormente assenti all’estero.

    V.I.E. è un progetto che è stato pensato per meglio publicizzare le zone turistiche primarie, oltre a poter essere abbinato alla promozione della nautica italiana, anche per affinità logistica-espositiva e di potenziale clientela.

    V.I.E. a dimostrazione della peculiarità della proposta, d’interesse generale, e non pro domo mea, è stata segnalato in http://www.UnSognoItaliano.It del 13 maggio 2012, 19 settembre 2009, 16 agosto 2008. Blog fondato e diretto da un alto magistrato della Corte dei conti.

    V.I.E. sino al 2011, rimase forzatamente congelato, avendo dovuto combattere un carcinoma (7 anni); mentre in quest’ ultimo periodo, per aver avuto solo offerte da finanziatori esteri che, gioco forza, avrebbero condizionato e fortemente limitato il senso stesso di Fare Sistema Italia.

    V.I.E. oltre a proporsi come NETWORK anche di quanto già operativo, vuole (deve) costituirsi come una vera e propria LOBBY ITALIAN AFFAIRS.
    V.I.E. va al di là della semplice commercializzazione, essendo di fatto un network per savaguardare e rafforzare l’Italian Style.
    Mamento Audere Semper!

    • Mirco Comparini ha detto:

      Ciao Armando.
      Grazie dell’intervento.
      Io non ho una “strategia”. Questo blog è la logica continuazione dell’attività di consulente al franchising e autore di articoli, corsi di formazione, seminari e convegni sull’argomento.
      Obiettivo è un contributo a far conoscere (veramente) il franchising e far comprendere l’importanza di una assistenza e consulenza specializzata in un settore ad alto rischio di errore e dove si usano per scopi diversi le infinite possibilità imprenditoriali che lo stesso settore offre.
      Ciò che poni in evidenza è certamente di assoluta attualità e di assoluto interesse.
      Mi auspico i nostri imprenditori diano ascolto e seguano con convinzione ciò che poni in rilievo.
      Ti auguro che questo progetto possa prendere vigore. Ed è un augurio che certamente vale per tutti noi italiani.
      E’ un argomento molto dibattuto anche nel franchising con insegne nate all’estero sotto l’immagine tipicamente italiana e con prodotti tipicamente italiani, ma la questione assume ancora più complessità.
      Grazie ancora

  2. […] altri tre interventi dal titolo “Non potevo che iniziare da qua“, prima, seconda e terza parte con i quali illustravo, ad integrazione, lo spirito, i criteri, i “fondamentali” posti […]

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