Microfranchising: la verità e la mancanza di vergogna.

Pubblicato: 3 febbraio 2013 in Franchising e sistemi a rete
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(intervento rielaborato dell’articolo “Parole da smascherare – Come riconoscere le aziende che usano il microfranchising per nascondere proposte “fuffa””, pubblicato su AZ Franchising n.12/2010, a mia firma)

Come noto, alcune imprese operanti nel Multi Level Marketing (non tutte, ovviamente) sono note per l’uso di tecniche di comunicazione e di coinvolgimento che spesso e volentieri assomigliano a quelle utilizzate da “sette” o movimenti religiosi-culturali o di carattere etico-sociale. Questa affermazione non giunge da una mia opinione, ma da alcuni tristi episodi che si sono trasferiti dalle sedi aziendali alle sedi di Tribunali sfociando nel penale.
All’uso di tecniche di comunicazione distorte, non è sfuggito neanche il “microfranchising”.
Vorrei invitarvi a provare ad avviare una ricerca sul web e digitare la parola “microfranchising”.
NON LO FATE, ALTRIMENTI QUESTE RICERCHE FARANNO STATISTICA E I GURU DEL MARKETING CERCHERANNO DI SFRUTTARE TUTTO QUESTO. FIDATEVI. Più avanti troverete un link che vi condurrà al significato di microfranchising.

Copyright
Vi garantisco che troverete molti siti stranieri che parlano correttamente dell’argomento, ma troverete molti siti italiani che non hanno niente a che fare con tale argomento.
Per essere più sicuri, la ricerca dovrebbe essere essere fatta con “pagine in italiano”.
Il risultato è desolante.
Nel nostro paese, a tale termine trovano riferimento “offerte di lavoro” come agenti di commercio, procacciatori di affari e, soprattutto, incaricati alla vendita a domicilio, per settori delle telecomunicazioni, prodotti energetici, alimentari, ecc. (la maggior parte operante con sistemi di MLM), mentre all’estero, soprattutto USA, a tale termine corrisponde l’esatto significato con possibilità di reperire vere e proprie opere editoriali, studi e ricerche di Università, di economisti, di esperti di finanza, ecc..
Il termine “microfranchising” è un termine relativamente nuovo e per far comprendere subito che dietro ci sono valori etici e sociali di tutto rispetto, possiamo accostare il “microfranchising” al “microcredito” o alla “microfinanza”.
Si tratta, quindi (per il franchising, aggiungeremmo “ancora una volta”) di un uso distorto del termine franchising ? Non voglio dare noi una risposta, ma è premura illustrare cosa realmente ed effettivamente è il “microfranchising” lasciando a tutti voi il giudizio finale. Altro obiettivo è quello di fornire tutti gli elementi per procedere ad una valutazione più consapevole quando qualcuno si troverà innanzi ad offerte di “microfranchising” di stampo nazionale.
Quello che devo, però, specificare è che l’appropriazione del termine “microfranchising” è “rafforzata” dagli operatori italiani attraverso registrazioni di marchi e di domini internet riportanti lo stesso termine e, sia i marchi, sia i siti, non trattano l’argomento microfranchising in una benchè minima forma assimilabile ai valori etici e sociali.

IL MICROFRANCHISING (quello vero)
Il microfranchising, è stato, ed è ancora, oggetto di studio ed analisi anche da parte di alcune Università statunitensi su iniziativa del Centro Ballard che opera nella ricerca di soluzioni a problemi sociali per un cambiamento sostenibile.
Per questo, coinvolgendo, appunto, varie Università, le sue ricerche si sono concentrate sul microcredito, sulla microfinanza e sullo sviluppo di microimprese al fine di fornire opportunità commerciali e di servizi in aiuto ai più poveri del pianeta introducendo concetti di business in scala ridotta individuabili nelle organizzazioni di franchising di successo.
Il principio fondamentale, che ne determina anche la definizione, è la replica del successo in scala di un business model (che è uno degli elementi fondamentali del vero franchising) promuovendo, così, lo sviluppo economico attraverso l’attuazione di tali modelli di business da parte di micro-imprenditori in aree sottosviluppate dove la dimensione “micro” potrebbe consentire uno start-up di sviluppo arginando le difficoltà di sopravvivenza.
Per suggellare ancora l’importanza dell’argomento, si ritiene opportuno citare anche una sintetica bibliografia.
Due dei testi di maggiore successo che trattano l’argomento in forma molto dettagliata, sono:

  • Microfranchising – Creating a wealth at the bottom of the pyramid”, di Stephen W.Gibson, W.Gibb Dyer e Jason S.Fairbourn, nel quale sono analizzati diversi modelli di microfranchising con descrizione di casi specifici e dei loro effetti in diverse parti del mondo e si conclude con approfondimenti circa i vantaggi, ma anche i potenziali problemi e le insidie che accompagnano microfranchising;
  • Ending Global Poverty: The MicroFranchise Solution”, di Kirk Magleby, un libro che ha contribuito a lanciare decine di progetti Microfranchise in tutto il mondo. E’ stato presentato nel 2006 al concorso di scrittura della Banca Mondiale/Financial Times come soluzioni alla povertà proposte dal settore privato.

A ciò possiamo aggiungere due studi molto importanti:

Come riportato in tali opere editoriali, il termine “micro”, nel “microfranchising”, ha una valenza ed un significato maggiore rispetto ai sinonimi “mini” o “piccolo”.
“Micro” è “l’essenza” del “microfranchising” ed è “essenziale” per lo stesso.
Il microfranchising ha una connotazione assolutamente sociale che fa riferimento alla base della popolazione mondiale, alla riduzione della sua povertà, alla benevolenza: è alla “base della piramide” (Base of the pyramid – BOP) e rappresenta il concetto di “sostenibilità economica”.
Nella microfranchise, il franchising fornisce il concetto di replica in scala e di concessione di diritti o per l’accesso ad un sistema di business testato. Si tratta di un’operazione di standardizzazione e schematizzazione del business prestando attenzione ad ogni suo aspetto fino a quando non si trasformi in un’operazione chiavi in mano per poi essere replicato in scala (ridotta).
E’ l’obiettivo a caratterizzare e distinguere il microfranchising dal franchising tradizionale. Per esempio:

  • nel franchising tradizionale, lo scopo è quello di crescere rapidamente al fine di incrementare i profitti;
  • nel microfranchising, l’attenzione è rivolta più al microfranchisee e di come lo stesso possa ricevere vantaggi e superare la soglia della sopravvivenza dal partecipare ad un sistema imprenditoriale testato e codificato.

Una microfranchise è creata per aiutare i poveri a creare un reddito sostenibile attraverso la riduzione del rischio, la fornitura di formazione, assistenza e tutoraggio specifica e costante con riduzione degli oneri di avvio.
Occorre, infatti, considerare che molte delle piccolissime imprese gestite da persone in paesi in via di sviluppo, non riescono (anche per scarse conoscenze di buona gestione dovute ad una forte assenza di istruzione) neanche a produrre i minimi livelli di sussistenza, lasciando centinaia di milioni di persone in povertà.
Il microfranchising è, quindi, un nuovo strumento progettato appositamente per aiutare questi piccolissimi imprenditori a diventare più efficaci e raggiungere l’autosufficienza economica, attraverso la fornitura di modelli di business di successo, con la formazione iniziale e permanente necessarie a guidare le imprese.
Certo, non posso sostenere che il microfranchising sia un “toccasana” per lo sviluppo economico e per le sfide sociali nei paesi in via di sviluppo (fino ad oggi non esistono strumenti ritenuti perfettamente idonei a soddisfare tali esigenze), ma, come sostengono molti esperti del settore, i primi segnali dei benefici del microfranchising sono molto incoraggianti, seppur abbiano bisogno di essere ancora studiati, sperimentati e raffinati. Molti sono ancora gli elementi che pongono una serie di riflessioni che di volta in volta sono affrontate nei vari studi e ricerche che organismi internazionali effettuano sul settore.

I PRINCIPALI MODELLI DI MICROFRANCHISING (quello vero)
Anche se esistono una moltitudine di differenti modelli di microfranchising, tre sono i principali rapporti predominanti, seppur all’interno di questi possono esserci differenze nei particolari. Nucleo fondamentale di un microfranchising è sempre un’organizzazione (denominata “Parent”, ma nella dizione esatta, “Microfranchise Organization”, in genere organizzazioni noprofit):
– Microfranchising basato sul modello tradizionale di franchising
Un’organizzazione “Parent” provvede a creare opportunità in franchising. Le caratteristiche rispecchiano fortemente il franchising tradizionale: un manuale su come avviare e gestire la franchise; assistenza allo start-up con formazione iniziale e continua; controllo di qualità e continuo monitoraggio; supporto di marketing e pubblicità, ecc..
– Business-in-a-box o Business in bag
Un’organizzazione “Parent” crea un business plan per la piccola impresa facilmente replicabile e fornisce tutte le informazioni necessarie ad avviare l’impresa. Questo modello può includere la formazione iniziale e l’assistenza allo start-up tecnico o commerciale, ma in generale nessuna altra assistenza è fornita al di là della fase iniziale.
– Distributori locali
Un imprenditore individuale acquista prodotti finiti da un’organizzazione “Parent”. Il soggetto avvia una piccola impresa per vendere il prodotto in aree dove non è ancora ampiamente disponibile. Il Microfranchisee può beneficiare di marketing dell’organizzazione o il riconoscimento del marchio e, in alcuni casi, la formazione iniziale per la vendita e l’uso del prodotto. Nel nostro ordinamento giuridico è assimilabile al “concessionario”, ma con alcuni elementi aggiuntivi non sempre presenti nei rapporti di concessione in essere in Italia.

CONCLUSIONI
Da quanto sopra sinteticamente descritto, se ne deduce con assoluta facilità che il “microfranchising” ha caratteristiche ed obiettivi etico-sociali di tutto rispetto e, certamente, come l’utilizzo del termine riscontrabile in Italia non è assolutamente rispettoso di tali caratteristiche e di tali obiettivi.
Però, potrebbe essere che gli utilizzatori nostrani offrano l’opportunità di aderire ad un’attività di “microfranchising” per la vendita di prodotti energetici o di sistemi di comunicazione (giusto per citare due esempi) con la metodologia del MLM perchè convinti che l’Italia sia un’area talmente depressa e talmente sottosviluppata, con un così alto numero di poveri da aver bisogno del loro contributo per risolvere il problema della fame, ma, forse, il riferimento è alla “fame di posti di lavoro”, soprattutto di quelli “seri”.
Avevo promesso che non avrei dato un giudizio se siamo in presenza di un uso distorto del termine franchisng. Non mantengo la promessa: si, siamo in presenza di tale uso distorto.
Certo è che sottrarre la terminologia ad una iniziativa nobile, con obiettivi di alto valore, che comporta alti sforzi intellettuali ed economici come quelli richiesti dal microfranchising, è veramente scorretto e documenta come qualcuno, preso dalle forti pressioni psicologiche che spesso il MLM porta con sé, si trovi disposto a tutto e senza la benché minima vergogna e senza il benché minimo sentimento etico e deontologico.

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commenti
  1. […] ad alcuni interventi pubblicati in precedenza. Uno su tutti, ma senza escludere gli altri: “Microfranchising: la verità e la mancanza di vergogna“. Si tratta di un “leale sfidante” perchè la struttura ed il castello […]

  2. […] Un interessante e particolare approfondimento è quello dell’articolo “Microfranchising: la verità e la mancanza di vergogna“. […]

  3. […] E’ la stessa cosa che è accaduta in altri paesi ed in particolare negli USA (dove gli eventi accadono 20 anni prima) e già nel 1995 la Federal Commerce Commission si pose il problema di dover distinguere tale attività dal franchising al fine di non creare confusione nel consumatore, ma l’iniziativa non ha risolto definitivamente la questione e, nel frattempo, l’uso di tali termini è molto cresciuto in tutto il mondo. E, ovviamente, non potevamo minimamente illuderci che l’Italia non fosse coinvolte. L’Italia, luogo dove la “fame da lavoro”, il culto del “secondo e terzo lavoro” e l’allergia all’imposizione fiscale (prima di arrivare a superare i 5.000,00 di cui sopra, vengono “nominati” incaricati i componenti di tutto l’albero genealogico della famiglia e del condominio), pongono un’attività di marketing assolutamente in secondo piano rispetto a tali principali obiettivi e, se facessimo presente agli operatori del settore che quello che stanno facendo è una vera e propria strategia di marketing non ci sarebbe da meravigliarsi se notassimo qualche espressione di sorpresa sui loro volti. Operatori che sono anche convinti di esercitare un’attività da “libero professionista”, senza neanche conoscere la differenza tra tale figura ed un lavoratore indipendente. Consiglio la lettura anche dell’intervento “Microfranchising: la verità e la mancanza di vergogna“. […]

  4. […] già avuto modo di affrontare argomenti di tale natura con “Microfranchising: la verità e la mancanza di vergogna”, “Reti, vendite e piramidi: bene chiarire, meglio distinguere – I” e “Reti, vendite […]

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