Strade che si incrociano, professionalità che si incontrano, stili che si confrontano e etiche che non si conciliano. Può accadere. Può accadere in ogni settore, anche nel franchising, e in ogni momento della vita, personale o lavorativa. Ed è molto utile, certo, molto utile, soprattutto con il contributo dell’AGCM.

Nulla corre più veloce della fama“, disse Tito Livio e molti altri hanno poi continuato ad esprimere il loro pensiero su questo tema molto sensibile agli esseri umani. Ma quando a correre è la “cattiva fama”, già siamo in presenza di qualche problema e se tale “cattiva fama” è documentata e provata, beh, beh, beh…un po’ di dignitoso silenzio e di sana umiltà, non guasterebbero certo e sarebbero sicuramente preferibili a inutili vanti di “fama internazionale” contrastata da documenti inoppugnabili, puramente italiani. Oggi ho letto un interessante intervento sul blog dell’amico Norman Cescut. Il titolo: “Associazione X e Y!“. Invito vivamente alla lettura di ciò che viene esposto e raccontato e che altro non è che un semplice, vero e reale episodio di vita professionale. Una fotografia. Non mi esprimo sul contenuto di quanto riportato, perchè potrei essere considerato di parte (essendo amico di Cescut, ma già dicendo questo…) e perchè trattasi di episodio similare ai molti che ho vissuto direttamente, quindi, potrei essere influenzato da un conflitto interiore. Da giornalista pubblicista, però, ritengo di rispettare il “dovere di cronaca e di informazione” (più completa) trattando il tutto con quanto segue.

Come detto, l’episodio raccontato mi ha portato alla mente alcuni (non belli) momenti di vita professionale vissuta e solo parzialmente raccontata nel blog con l’intervento “Franchising: tra occultamenti, negazioni e avvertimenti, ci sarà la “buona strada” ?” e con cenni in altri interventi. Ma, in particolare, l’episodio raccontato mi ha fatto venire in mente altri due miei interventi pubblicati e che certamente possono contribuire a completare la visione di tutto un “sistema” al quale chi segue il blog sa ed ha ben compreso che mi riferisco in continuazione. Gli interventi sono “#franchisinganno: AGCM interviene ancora e indirettamente coinvolge anche la consulenza al settore” e “#franchisinganno (2): AGCM riaccende i riflettori su un soggetto “recidivo” (anche consulente nel settore)“.

A conclusione del secondo intervento avevo detto che sarei stato “alle calcagna” del soggetto protagonista per sapere come sarebbe andata a finire. La conclusione è arrivata (e da tempo) e c’è poco da commentare, se si leggono i due interventi sopra. C’è solo da completare il tutto comunicando che il soggetto ha ottenuto una ulteriore sanzione di Euro 10.000,00 per recidività (non ha rimosso i messaggi ingannevoli). No comment.

Non so se sarà sufficiente (a mio parere si), ma colui che pone volontà nel mettere insieme (con obiettività) questi pezzi di puzzle, e certamente tutti gli altri riportati nel blog, è sicuramente in grado di veder prendere forma un “sistema” che, come riporta Cescut, contrasta con una “mentalità aperta come quella che esiste fuori dal nostro bel paese” e che contrasta, aggiungo io, con i minimi e basilari elementi richiesti alla deontologia, all’etica e alla professionalità ordinariamente applicabili nel vivere quotidiano.

Doveroso segnalare che ognuno della propria vita (anche professionale) ne fa quel che vuole, la pone in qualsiasi ambiente ritenga opportuno e a servizio di chi ritiene idoneo ad usufruirne. E’ anche vero che se si frequenta un ambiente, della amicizie, un luogo, una associazione, una tifoseria, un partito, ecc. (esempi richiamati anche nell’intervento di Cescut) è perchè ne condivide i valori, gli scopi, i principi, gli strumenti, i criteri e tanto altro, perchè il frequentatore “assomiglia” a ciò che frequenta.

Cescut fa riferimento ad una palese manifestazione di antagonismo associativo e, giustamente, da un lato si meraviglia, ma, dall’altro, non si sorprende (sono due concetti diversi, sia chiaro). Trattasi, quindi, di un riferimento ad ambienti diversi e, probabilmente, in certi ambienti è anche normale che un soggetto che è stato ritenuto “ingannevole e recidivo nell’ingannevolezza” possa continuare a pronunciare con orgoglio il nome della sua associazione e ad essere anche (per esempio) relatore/docente in corsi di formazione a nome della stessa associazione insegnando a terzi le proprie “strategie consulenziali” o dando consigli di come operare. Altresì, anche un soggetto terzo frequentatore di tali ambienti potrebbe normalmente non porsi il problema di sapere chi si siede accanto a lui così che tutti riescano a vivere ingannevolmente felici e contenti.

Attenzione, non è una critica a comportamenti altrui, anzi, pieno rispetto ed è bene riconoscere e palesarsi con i propri comportamenti, l’umanità ne trae beneficio e trasparenza. Si tratta solo di esempi e di prese d’atto e, soprattutto, si tratta di…di…di…e diciamolo, di “prese di incarichi” perchè si sa, la “fame” è dura anche in tempi di pace, figuriamoci in tempi di guerra (associativa) dove c’è anche da combattere chi non ha altro da fare che predisporre condanne e provvedimenti sanzionatori per il proprio operato…guastatori di feste…e, per rispettare la vantata vocazione internazionale citata in introduzione, è solo un puro caso che “fama” in lingua inglese si scriva “fame”, una coincidenza non voluta.

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