Nel tempo la storia “economica” ha archiviato vere e proprie truffe nel settore del franchising, ma anche veri e propri imprenditori dilettanti o anche semplici “furbettini” speranzosi di “farla franca”, più che “fare franchising”. Numerose le aziende che hanno letteralmente sfruttato l’affiliazione commerciale per “rifilare” dei veri e propri pacchi ad ignari potenziali affiliati, talvolta neanche diventati affiliati.

Di consigli, suggerimenti e indicazioni, le guide sono piene, così come il web e altri strumenti di comunicazione/informazione, inclusi quelli di carattere verbale attraverso le parole di consulenti e altri esperti. Con questo intervento voglio citare alcuni di questi consigli, ma è chiaro che non sono certamente tutti e, chissà, forse in futuro integrerò questo intervento con delle categorie veramente “interessanti”, delle vere e proprie figure da palcoscenico, sicuramente scenografiche se non fosse per il fatto che il franchising non è un atto di una commedia o di un melodramma e non è una scena di azione con tanto di stuntmen ben addestrati.

Numerose le aziende che hanno letteralmente sfruttato l’affiliazione commerciale per “rifilare” dei veri e propri pacchi ad ignari potenziali affiliati, talvolta neanche diventati affiliati. La metodologia alla base di queste truffe (chiamiamole per nome) o di vere e proprie bufale è semplice e spesso la solita: fingere o essere illusi di essere un’azienda esperta in un determinato settore e in grado di trasferire e replicare un modello di business di successo, vincente e di grandi prospettive. In realtà, questi “franchising mordi e fuggi”, hanno come unico scopo quello di incassare velocemente i diritti di entrata e successivamente “dissolversi nel e al vento” oppure pensare che “fare franchising” sia strumento di “soldi facili” per la propria azienda, ma anche per i potenziali franchisee che devono “solo” credere sulla parola.
Non è facile valutare un franchisor, inutile illudersi. Le tecniche di imbonimento sono molte e anche raffinate, come sempre in questi casi. Qualcosa, però, si può fare, soprattutto quando siamo in presenza di un marchio poco noto o quando siamo in presenza di una azienda alquanto “giovane”.

Non esito a sostenere che occorre porre particolare sospetto verso quei franchisor che, dopo il primo contatto, premono affinché si arrivi subito alla sottoscrizione del contratto o offrono sottoscrizione di contratti in “occasioni eccezionali”, come le fiere di settore.
Il franchisor professionale è colui che cerca non solo affiliati motivati e potenzialmente in grado di poter gestire in loco l’attività manifestando da subito professionalità e serietà, ma anche futuri imprenditori che nel tempo concretizzeranno le loro potenzialità. Pertanto non ha alcuna fretta di concludere l’accordo, anzi, è esattamente il contrario, preferisce dedicare del tempo proprio per valutare se il potenziale affiliato ha i requisiti, l’esperienza e le motivazioni adatte per portare avanti (nel tempo) l’attività senza mettere a rischio il marchio, l’immagine, la reputazione, ecc. del sistema di franchising.
Se un franchisor preme e “pressa” per la firma del contratto senza aver raccolto nemmeno le informazioni basilari sul potenziale affiliato o che è disposto addirittura a concedere sconti o agevolazioni (talvolta accompagnati da “faccio una eccezione solo per lei…”) pur di includere un nuovo affiliato nella propria rete, è un’azienda di cui diffidare.
Il franchisor professionale con un sistema di franchising proiettato alla solidità e, contestualmente, alla crescita, si pone l’obiettivo di mettere l’affiliato in condizioni di operare nel migliore dei modi e di avere una stabilità economica basata su buoni guadagni prendendo in seria considerazione che “la salute del franchisee, è la salute del franchisor” e che è opportuno che la vita imprenditoriale per entrambi duri più a lungo possibile. Sul tema della “selezione”, nel blog sono presenti molti interventi, suggerisco questi: “#Affiliazioni #franchising: un delicato e fondamentale passaggio per lo sviluppo della rete” e “#Affiliazioni nel #franchising, una gimcana tra profili, selezioni, reclutamenti e…contratti da portare a casa“, ma una ricerca su altri è certamente utile.
Un’altro criterio di selezione e valutazione di franchisors, e che porta a diffidarne se con essi si intercorrono contatti, è dato dall’analisi che tali franchisors fanno rispetto ai requisiti dei punti vendita. Non è possibile porre fiducia verso quei franchisors che non valutano attentamente tutti i requisiti del punto vendita del potenziale affiliato. Sembra una ovvietà, ma nella realtà capita spesso, il consenso ad aprire un negozio in franchising di, ad esempio, abbigliamento potrebbe non essere certo una buona idea se aperto in una zona periferica o isolata della città e con tanto di autorizzazione da parte del franchisor. Un franchisor che non transige sul posizionamento, può essere un franchisor “non simpatico”, ma probabilmente sta facendo l’interesse per ambedue le parti. Un franchisor “troppo blando o elastico o ben disposto” verso l’assenza di particolari vincoli, potrebbe essere un franchisor superficiale e che non conosce così bene il proprio business.
Altra tipologia di aziende sempre più presenti sul mercato, sono i “debuttanti senza preparazione e allenamento”. Si tratta di coloro che non hanno mai sperimentato il business attraverso l’apertura di uno o più negozio/punto pilota e, anzi, cercano proprio neo-affiliati per sperimentare la loro idea sul territorio…a spese dei malcapitati. E’ assolutamente da diffidare di quelle aziende che non hanno sperimentato il business attraverso punti pilota. Al riguardo consiglio anche di approfondire ulteriormente rispetto alle “fandonie circolanti” sulla sperimentazione, leggendo l’intervento “Sperimentazione nel franchising: come “sfare cultura”. Basta alla diffusione di obbrobri economici !!!”.
Un’altra particolare tipologia di franchisor è quella che lancia simultaneamente una campagna di reclutamento di affiliati su tutto il territorio nazionale: o è una grande azienda supportata da grandi risorse finanziarie e da un team di risorse umane altamente professionale o è un’azienda che sta improvvisando in quanto non ha proprio idea di cosa significhi gestire una rete su tutto il territorio. Rientrano in tale categoria, anche quei franchisor che, ad esempio, hanno sede operativa in una determinata zona geografica con qualche decina di affiliati e con tutta serenità e tranquillità dichiarano di essere disposti a far aderire affiliati in zone geografiche molto lontane. Gestire una rete di affiliati richiede esperienza, costi e anche una struttura gerarchica fatta di responsabili di zona al fine di garantire che tutti i processi funzionino adeguatamente. Assolutamente meglio affidarsi ad un franchisor che si è sviluppato o che si sta sviluppando progressivamente sul territorio, piuttosto che ad un titolare di rete che cerca di far aderire “chiunque, ovunque sia”.
Diffidare anche verso quei franchisors che offrono l’ingresso nella rete o senza il pagamento di una fee d’ingresso o (usanza di questi ultimi tempi) con criteri low cost: potrebbero esserci costi nascosti. Esempio, in tali casi, potrebbe essere il caso di verificare opportunamente che il franchisor non imponga la condivisione tra gli affiliati dei costi delle campagne di advertising/marketing nazionale o altro di tale natura.
Altra considerazione da non sottovalutare è la solidità della rete. E’ opportuno tenere sempre presente che, per legge e su richiesta dei candidati affiliati, i franchisors devono fornire i bilanci degli ultimi tre anni prima della sottoscrizione del contratto: non sono rare (in questo periodo storico di prolungata e intensa crisi finanziaria, sono le più presenti tra i franchisor debuttanti) le aziende in deficit che, per ripianare debiti e/o dare nuovo impulso alle proprie attività, cercano di “far cassa” portando in azienda un bel po’ di “freschi liquidi” che giungono da fee d’ingresso dagli affiliati, spesso frutto di tfr o sacrifici familiari. Ovviamente … alla larga da queste aziende, ma il concetto è da espandere.

Alla larga occorre stare anche da quei “consulsvelti” che prestano la loro attività di supporto falsoprofessionale suggerendo di “fare franchising” per rimuovere crisi aziendali o che prestano la loro attività fintoprofessionale facendo aderire ciecamente a qualsiasi rete un potenziale affiliato per condurlo in una due diligence verso l’ignoto.

Ma su tutto prevale sempre il più classico dei classici:

“…vade retro “franciaisor”…”

Sono pericolosi…sono diabolici fantasmi che occupano abusivamente lo spazio dedicato al franchising…spesso possiedono le anime di potenziali imprenditori affiliandole per il raggiungimento del loro male…e non provate a esorcizzarli o a fare azioni di forza per combatterli, cambiarli, redimerli, convertirli…ignorateli…prima o poi spariscono e se non siete presenti nella fase di dissolvenza è moooolto meglio…occorre dedicare la propria attività a cercare solo i “franchisor”, quelli veri

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